Lug 11

I nespola

A leggere le 164 lettere di cui si compone Aiutami Tu, l’ultimo riuscitissimo romanzo di Paolo Di Stefano, viene da ripensare a quelle fiabe di cui tutti – almeno per un certo periodo della nostra vita – siamo stati abituali frequentatori. Lo stesso Di Stefano, con un articolo pubblicato sul “Corriere della Sera”, il 17 marzo del 2005, ha avuto modo di commentare l’opera di Propp ed in particolare il noto studio sulla Morfologia della fiaba, dando conto del suo interesse per il valore archetipico della stessa; pochi mesi dopo andava in stampa Aiutami Tu.

Il protagonista, Pietro Baldi, tredicenne in una famiglia in crisi, comincia una “quest” per ricostituire la perduta “normalità”, si giova dell’aiuto di un’assistente, affronta degli antagonisti. E’ insomma il prototipo dell’eroe fiabesco; certo, di una fiaba senza lieto fine, viene da dire; ma in fondo neanche tanto. Neppure la tragica conclusione della sua vicenda, infatti, si discosta più di tanto dalle fiabe studiate da Propp. Anche in queste ultime l’ordine iniziale si ristabiliva solo dopo l’eliminazione cruenta dell’antagonista.

Ma se Pietro possiede palesemente i tratti di un eroe fiabesco, a chi spetta il ruolo dell’antagonista? Senza dubbio ai Nespola, una coppia di coniugi-strozzini che taglieggiano il padre.

I Nespola ospitano, o per meglio dire, detengono il ragazzo e sua sorella (esattamente come farebbe l’antagonista di una fiaba). Li vessano con brodaglie innominabili, immangiabili, tanto che il ragazzo finirà per temere un tentato avvelenamento. Li tormentano con attacchi verbali all’indirizzo di genitori sempre troppo inetti, permissivi, addirittura “stronzi”. Li allarmano con affari a dir poco loschi.

Per Pietro sono a tal punto un mistero, che in una lettera alla sua Marianna scriverà: “i problemi di matematica si risolvono sempre, quelli con i Nespola no.” (p. 117)

Esattamente come gli antagonisti di una fiaba, insomma, i Nespola sono il vero motore dell’azione narrativa e al contempo le figure più iperespressivizzate del romanzo. La fantasia di Pietro fa un ottimo lavoro nel restituire una loro immagine tentacolare, orchesca, a tratti stregonesca (leggono anche le lettere sul suo computer), tanto che il lettore, a più riprese, si troverà nell’impossibilità di distinguere la fantasia dalla realtà. Il ragazzino finirà addirittura per attribuire loro la responsabilità dei propri dissesti familiari, dell’isteria della madre e dalla mancata presenza del padre, ordendo ai loro danni una serie di congiure tragicomiche, e forse una congiura realmente letale.

Proprio questo presunto rapporto tra i Nespola e i dissesti familiari dei Baldi crediamo sia importante nell’inquadrare correttamente i primi.

Lasciando un attimo da parte la Morfologia della Fiaba, leggendo il romanzo, a un certo punto, ci si può domandare se Di Stefano abbia in qualche modo voluto alzare il tiro, passare dall’analisi della famiglia a quello della società, rappresentando con i Nespola le degenerazioni che nella sua carriera di giornalista ha avuto modo di indagare. La famiglia – a nostro parere – resta invece il solo oggetto d’analisi messo a fuoco nel romanzo, il perimetro entro cui si muove lo sguardo dell’autore, che quando dà conto di un degrado più ampio, lo fa sempre analizzandone le ripercussioni sul nucleo familiare.

Per come li abbiamo intesi, i due coniugi-strozzini sono una sorta di modello in negativo dell’etica di Pietro, dei suoi valori e del suo modo di sentire il mondo. Bigotti e superstiziosi, appendono fotografie di santi, Madonne, e papi sui letti dei due ragazzi. Patologicamente xenofobi, danno continue prove del loro disgusto verso ogni genere di extracomunitario – polacchi esclusi, e filippini, naturalmente, perché religiosissimi come la loro colf. Più in generale i Nespola sono una sorta di anti-famiglia, o di famiglia infernale, comunque una sconfessione di quanto Pietro desidera per la sua.

Ma per tornare alla Morfologia, se è con le lettere alla sua Marianna che il ragazzo si interroga sulla perdita dell’ordine originario, è solo attraverso l’eliminazione dei due coniugi che conta di ristabilire quest’ultimo, esattamente come farebbe un eroe di una storia di magia. Ciò che resta dubbio, alla fine del romanzo, è se veramente Pietro vi sia riuscito.

gennaio 2007

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