XXV PREMIO LETTERARIO NAZIONALE ELIO VITTORINI
SCELTI I FINALISTI: DONZELLA, MATTEUCCI, UYANGODA
AD ANNA MALLAMO IL PREMIO PER LA SEZIONE OPERA PRIMA
ALLA CASA EDITRICE RUBBETTINO
IL PREMIO PER L’EDITORIA INDIPENDENTE ARNALDO LOMBARDI
SIRACUSA, 4 LUGLIO 2026 – È già tempo di primi verdetti per l’edizione numero 25 del Premio Letterario Nazionale Elio Vittorini e per il VII Premio per l’editoria indipendente Arnaldo Lombardi, manifestazioni promosse dall’Associazione Culturale Vittorini-Quasimodo e dall’Assessorato alla Cultura della Città di Siracusa in collaborazione con la Fondazione INDA e con il patrocinio della Regione Siciliana – Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.
Quella in cantiere sarà un’edizione davvero speciale del Premio Vittorini ricorrendo quest’anno anche il 60/mo anniversario della morte dello scrittore siracusano. Una ricorrenza che sarà sottolineata anche da uno speciale annullo filatelico e da una mostra filatelica realizzata dall’Unione Siciliana Collezionisti dedicata agli autori siciliani del Novecento.
La Commissione di valutazione delle opere in concorso presieduta dal professore Antonio Di Grado ha, infatti, sceltoi tre autori finalisti che si contenderanno a settembre la vittoria. Si tratta, in ordine rigorosamente alfabetico, di Erica Donzella con “Non offendere” (Kalòs), Rosa Matteucci con “Cartagloria” (Adelphi) e Nadeesha Uyangoda con “Acqua sporca” (Einaudi). La commissione ha inoltre decretato vincitrice per la sezione Opera Prima Anna Mallamo, autrice del libro “Col buio me la vedo io” (Einaudi). Con questo volume, apparso sugli scaffali delle librerie e degli store digitali poco più di un anno fa, la giornalista strettese – come ama definirsi essendo originaria di Reggio Calabria ma avendo sviluppato la sua attività professionale a Messina – ha sin qui raccolto grandi consensi e numerosi riconoscimenti.
Il Premio per l’editoria indipendente Arnaldo Lombardi, dedicato alla memoria di uno dei “padri” del Premio Vittorini, è andato invece alla casa editrice Rubbettino che, partendo nel 1972 dallo storico primo nucleo di Soveria Mannelli, in provincia di Catanzaro, è cresciuta in maniera esponenziale sino a presentarsi oggi come un grande network capace di unire intellettuali, accademici e non, centri di ricerca e player della politica culturale nell’intento di fornire ai suoi sempre più numerosi lettori uno sguardo sulla realtà in una prospettiva libera da qualsiasi condizionamento ideologico.
La cerimonia di consegna del Premio Vittorini si svolgerà sabato 12 settembre all’Antico Mercato di Ortigia a conclusione della Settimana Vittoriniana che, a partire da mercoledì 9 settembre, vedrà susseguirsi all’Urban Center di Siracusa numerosi appuntamenti con al centro il libro e il piacere della lettura. Tutti gli appuntamenti, inclusa la cerimonia conclusiva di co segna dei premi, saranno come di consueto ad ingresso gratuito sino all’esaurimento dei posti disponibili.
Per designare, fra i tre finalisti, il vincitore del XXV Premio Vittorini entra adesso in campo, come di consueto, la Giuria dei lettori – formata da lettori segnalati dalle biblioteche pubbliche di Siracusa, dalle librerie della città e dalla Società Dante Alighieri – che esprimerà cumulativamente un voto che si andrà a sommare a quello individuale di ciascun componente della Commissione di valutazione.
Al vincitore del Premio Vittorini 2026 andrà un assegno di 3mila euro mentre ai due finalisti non vincitori andrà un assegno di mille euro ciascuno.
Motivazioni della Commissione di valutazione delle opere finaliste XXV Premio Vittorini
- Erica Donzella “Non offendere” (Kalòs) è un libro d’amore ambientato nella Catania dei nostri giorni; ma non si tratta certo di un amore facile né tanto meno sdolcinato, piuttosto è un libro su come l’amore possa essere tragico, specie se ha a che fare con l’omosessualità e se deve fare i conti con la miseria e l’ignoranza. Donzella non ha paura di rappresentarlo e di farcene sentire con un linguaggio morbido e diretto, che sa fare ricorso al dialetto senza mai abusarne, la nostalgia e la forza stessa della sua componente istintuale e sessuale.
- Rosa Matteucci “Cartagloria” (Adelphi) è un riuscito intreccio di autobiografismo e invenzione, di comico e tragico. Una bambina che, come i suoi coetanei, desidera fare la prima comunione, un padre dedito al gioco d’azzardo, una madre distratta, una famiglia altolocata in disfacimento. A partire da questa ferita dell’infanzia, l’io narrante, attraverso lo sguardo straniato, la logica stringente e altra della ragazzina che porta sempre dentro, racconta la storia di un’esclusione, di una mancanza, di una delusa richiesta di amore. La sua attesa inappagata, che chiama in causa direttamente Dio e il Trascendente, mette in moto così una ricerca straziante e comica nello stesso tempo (India, Lourdes, Soka Gakkai, frate esorcista, rito tridentino) fino a giungere all’accettazione della propria croce: “perché alla fine croce e libertà sono la stessa cosa”. Il vissuto diviene allora, con una convincente e originale scelta stilistica, chiave conoscitiva, giudizio, e interpretazione del mondo. Questa modalità, già felicemente collaudata nelle opere precedenti, raggiunge ora esiti di particolare maturità apportando ulteriore vitalità al genere romanzo.
- Nadeesha Uyangoda “Acqua sporca” (Einaudi) : la commissione giudicatrice ha inteso premiare non soltanto il fenomeno propizio e ormai consolidato di nuove voci che da altre latitudini si sono immesse, arricchendolo con nuovi temi, vicende, visioni e traumi, nell’alveo d’una narrativa italiana impigrita dall’intimismo o avvilita dall’intrattenimento, ma soprattutto un profilo di scrittrice riccamente e soffertamente innovativo, cui la sua duplice anagrafe consente di delocalizzare e arricchire il vecchio modello narrativo occidentale della saga familiare dilatandolo lungo l’arco che specchia e separa un’Europa esanime e avara e uno Sri Lanka magico e indigente.
Motivazione Premio sezione Opera Prima:
- Anna Mallamo “Col buio me la vedo io” (Einaudi) è un romanzo di esordio, potente e pieno di soprese, ambientato a Reggio Calabria all’inizio degli anni 80, quando ai morti di mafia si sommavano quelli dell’antifascismo militante e il rancore dei Boia chi molla. Sin dalle prime battute, Anna Mallamo entra nel vivo di una lingua evocativa, corroborando nel dialetto la presa sulla realtà, e distillando modi di dire, locuzioni e avverbi per squarciare il velo dei pensieri, e penetrarne i silenzi, le reticenze, le omissioni dei suoi personaggi. “Finché si ‘mazzuno intr’a iddi”, siamo salvi, pensano molti dei protagonisti del suo romanzo, costruito sul confine tra criminali e bravi cristiani, sino a confonderlo imprevedibilmente. Lo stesso distacco lambisce Reggio Calabria, città che ha perso il suo splendore, per scivolare sulla faglia dello Stretto, aggrappata alle antiche rovine, le mura greche, le macerie del terremoto, le case dei morti. Nessuna indulgenza al lirismo, ma uno sguardo duro che finisce per farcela amare come il sostrato di una civiltà millenaria che resiste, malgrado il progresso, la disumanità dei molti che oppongono ai pochi lo sberleffo e l’apatia.
Motivazione Premio per l’editoria indipendente Arnaldo Lombardi:
- Rubbettino Editore rappresenta ormai da ben oltre mezzo secolo un sicuro punto di riferimento nel panorama editoriale italiano. Una sfida impegnativa e affascinante partita dal Mezzogiorno che si può ben dire sia stata vinta. Il ricco e variegato catalogo si connota decisamente per la particolare sapienza della scelta delle opere da editare nel segno di un’inequivocabile tendenza alla costruzione di una società aperta e inclusiva che ha nel valore della promozione culturale più genuina uno dei suoi caposaldi.
