L’isola, già ambigua per genesi, prima non c’era e adesso c’è, per destino, collocazione geografica e per la politica della Storia, un po’ di qui e un po’ di là, tunisina e siciliana, fenicia e Roman, europea e africana, sconta soprattutto una contesa trascendente. Sulle sue stesse carni di pietra si consuma il corpo a corpo tra satana e Dio. Infernale e di luce, di nero osceno e di soave trasparenza, Pantelleria è un ring arcano. Non è una sfida di fioretto. E’ un duello titanico, fondato, tra l’infernale e il divino nella semplice evidenza di colori della sue geologia, nero antracite, rosso venoso, grigio purgatorio, del suo mare che se su una sponda è placido, sull’altra è nuvola di schiuma e frangenti. E’ un estenuato faccia faccia tra la fatica della vita e la semplicità della morte.
(G. Calaciura, Pantelleria, L’ultima isola, p. 16).
