Camminando, s’appressava a noi, sorgendo appena da quello spesso mare evaporato, il bel teatro delle mura gialle, con torri e porte che lungo la spiaggia concludevano l’isola e il verdeggiare suo di terebinti, palme, ampelodesmi, pini d’Aleppo, ferule, agavi, giunchiglie, nell’intensa e calda, nella corposa luce dello specchio d’acque, luce fenicia, di riflesso porpora, di vetro o di conchiglia, che avvampa e assolve ogni più vera, dura consistenza.
(V. Consolo, Retablo, p. 112).
