‹‹Nella parte interna, solitudini pastorali; città, borghi severi incastellati sui picchi, su crinali di monti, anche a mille metri sul mare. Anche più in alto; Enna, acrocoro dell’Isola, ricorda il mistero orfico di Proserpina rapita e ridata; le primavere esplodono con fioriture selvagge››.
(G. A. Borgese, Sicilia, Touring Club Italiano, 1933).
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‹‹Dalla parte di Mezzogiorno, la pianura, interrotta da lievi ondeggiamenti, va a finire a mare, dal quale la città è lontana non più di cinque miglia. Dal lato di ponente sorgono tre puntuti monticelli che prendono il nome dalla città stessa, e si chiamano Monti Petrei: dietro ad essi se ne vede un altro, dalla cima sfrangiata, che è il San Calogero, detto anche Cresta di Gallo, dalla forma del suo cocuzzolo. In fondo, a levante, si profila la massa imponente dell’Etna, che col tempo bello, si scorge fino alla sua radice, ma così scorporata dalla lontananza, che sembra una nuvola azzurra››.
(N. Savarese, I fatti di Petra: storia di una città, p. 133).
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‹‹ La prima [via] che scende dal Castello, e passando per il Collegio di Maria e il Monastero delle Benedettine, attraversa anche la Piazza di Santa Maria dell’Itria, la seconda che cominciando pure dal Castello, taglia la città nel mezzo, ed è la più ricca di botteghe e di uffici pubblici, la terza che partendo dal largo di San Martino attraversa il basso della città, e passando per le vie parrocchiali di San Michele e di San Leone, va a finire a Porta a Mare, allacciando alla città il piccolo borgo detto degli Ebrei che oggi è un nuovo quartiere che chiamasi della Giudea››.
(N. Savarese, I fatti di Petra: storia di una città).
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‹‹E questa dualità [tra nord e sud], questo conflitto che Vittorini si porta dentro, ecco che ad un punto trova una sintesi illusoria, simbolica, mitica: la Lombardia siciliana, i paesi lombardi della Sicilia. E sono poi, sulla carta disegnata a memoria, le “città belle”: “e più la città e bella e più la gente è bella come se l’aria vi fosse buona…”. Città belle sono Aidone, Piazza Armerina, Nicosia: e cono quelle in cui è avvenuto un coagulo di gruppi etnici detti lombardi. Ma sono belle anche Etna, Caltagirone e Scicli: Enna col suo Castello di Lombardia, Caltagirone che segna il suo municipio con lo stemma di Genova, Scicli che venera San Guglielmo; città, insomma, alla cui storia diedero apporto uomini del nord››.
(L. Sciascia, La Lombardia siciliana, in La corda pazza, in Opere 1956-1971, pp. 1130).
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‹‹Ma che cosa sia la Sicilia dov’essa fa continente, come terra e come popolo, al di là delle sue apparenze costiere di giardino mediterraneo, fuori dalle sue città capitali e dalle sue strade di grande comunicazione, può immaginarselo meglio un contadino del Pakistan o un pastore dell’Estremadura che il turista calato da Milano per fermarsi al Delle Palme di Palermo o al Villa Politi di Siracusa. […] Perché l’interno della Sicilia somiglia assai più, come terra e come popolo, al Pakistan delle steppe o all’Estremadura che alle ricche regioni agricole della sua stessa fascia litoranea. Anche i nomi dei paesi, all’interno, sono diversi da quelli delle località costiere. Sono solenni, d’un timbro da metallo antico: Aidòne, Agìra, Gangi, Assoro, Caltavutùro, Pietraperzìa, Resuttano, Rièsi, Caltabellotta, Càccamo, Contess’Entellìna…››.
(Elio Vittorini, Le città del mondo. Una sceneggiatura, pp. 4-5).
