Luoghi dell’invenzione – Ragusa

‹‹Il turista che visita la Sicilia raramente si spinge a Sud di Siracusa. Se lo fa è solo per regalarsi in fretta una gita ai lontani templi agrigentini, attento a scegliere la strada più breve, disattento ai luoghi che attraversa. Imperdonabile errore. […] Qui s’incontreranno città civili, di nobile architettura; popolazioni che, per avere patito meno la piaga del latifondo, e per aver serbato meglio l’eredità della luce greca, sono state fino a poco fa pressoché immuni dalla tentazione mafiosa, salvandosene attraverso una temperata saviezza, una gentile misura dell’animo. Dico “saviezza”, dico “misura”, benché, a giudicare dai suoi edifici, questa sia terra di sfoghi barocchi. Solo che anche qui il barocco si bagna in un cielo di tenere fantasie, non si esalta di funebri zolfi ma si placa nel calcare dorato delle nostre cave››.

(G. Bufalino, Comiso, in La luce e il lutto, in Opere 1981-1988, p. 1250).

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‹‹Così imbalsamata e bendata, Ibla resiste intatta, come risorse dopo il sisma del 1693 (si vorrebbe cinicamente dirlo provvidenziale), quando ogni paese del Val di Noto, nel calcagno estremo dell’isola, volle nuove e più grandi, se non grandiose, le cattedrali distrutte. A Ibla, il trofeo di pietra è San Giorgio. Carnoso nell’aggettante corpo centrale, s’impenna nondimeno verso la torre campanaria con un forte colpo di reni, svettando su un piedistallo di scale splendidamente sbieche rispetto all’asse della strada. Non è la sola bellezza che vi consiglio: aggiungeteci San Giuseppe, il portale di San Giorgio vecchio, i palazzi Di Quattro e Arezzo, i Giardini Iblei. Ma soprattutto perdetevi a zonzo per i chiassuoli e gli affettuosi labirinti della città vecchia››.

(G. Bufalino, Visite brevi, in La luce e il lutto, in Opere 1981-1988, pp. 1186-7).