Ott 14

Finestra aperta su José María Merino. Invito alla lettura

(di AMBRA PINELLO)

Il tortuoso gioco delle apparenze, il sogno, il doppio, la metamorfosi, il potere dello spazio, il rapporto tra realtà e finzione e il confine, spesso labilissimo, tra vita e letteratura sono i motivi fondanti dell’opera di José María Merino.

L’autore galiziano, oltre ad essere uno dei più illustri rappresentanti contemporanei del cosiddetto microrrelato, ovvero del racconto nella sua forma più breve, è anche romanziere, saggista, poeta e Accademico della Real Academia Española. Inoltre, Merino è stato presidente onorario della Fundación del Libro Infantil y Juvenil «Leer León», direttore del Centro per la Letteratura Spagnola del Ministero della Cultura e ha collaborato a progetti educativi dell’UNESCO per l’America Latina.

Al principio degli anni Quaranta il padre, a causa delle sue idee repubblicane, è costretto a lasciare León per rifugiarsi in Galizia, a La Coruña, dove, il 5 marzo 1941, nasce José María. Dopo aver fatto ritorno a León e aver trascorso lì l’infanzia insieme alla famiglia, lo scrittore, ancora adolescente, si trasferisce nella capitale spagnola, dove si laurea in Giurisprudenza e, a partire dal 1976, lavora al Ministero dell’Educazione.

Nel 1972 esordisce con la raccolta di poesie Sitio de Tarifa, sebbene poi gran parte della sua produzione letteraria si concentri sulla narrativa toccando molteplici generi, tra cui il romanzo, la letteratura per l’infanzia, e, in particolare, il racconto. Di straordinario valore sono, inoltre, la sua copiosa produzione saggistica, il cui esempio ultimo e paradigmatico è la raccolta intitolata Fulgores de ficción (Valladolid, Universidad de Valladolid, 2017), e la prima versione completa in spagnolo contemporaneo di Calila y Dimna (Madrid, Páginas de Espuma, 2016).

L’opera in prosa gli è valsa, tra gli altri, il Premio Novelas y Cuento per il suo primo romanzo Novela de Andrés Choz (1976), il Premio Nacional de Literatura Infantil y Juvenil (1993), il Premio Miguel Delibes de Narrativa (1996), il Premio Ramón Gómez de la Serna (2004), il Premio Gonzalo Torrente Ballester (2006), il Premio Salambó (2007), il Premio Castilla y León de las Letras (2008) e il premio giornalistico della Fundación Germán Sánchez Ruipérez (2009).

Nel 2010, Merino, ha riunito in un unico volume tutti i racconti pubblicati fino al 2004, con  il titolo Historias del otro lugar, raccogliendo vasti consensi di critica e di pubblico. Nel 2013 il romanzo El rió del Edén ha ricevuto il Premio Nacional de Narrativa e nel settembre 2016 vede la luce il romanzo più recente dello scrittore Musa Décima, un’opera complessa ed enigmatica, storicamente fondata e liricamente intrecciata.

Nonostante il grande successo riscosso in Spagna e all’estero, sfortunatamente l’opera dello scrittore resta pressoché sconosciuta in ambito italiano, principalmente a causa della carenza di traduzioni. Il primo lavoro di Merino tradotto in Italia risale al 1993 con il romanzo L’oro dei sogni: cronaca veritiera delle avventure di Miguel Villacé Yólotl (traduzione italiana a cura di L. Draghi, editore Salani), che, nella versione originale, era parte di una trilogia sui conquistadores dal titolo Crónicas mestizas (Madrid, Alfaguara, 1992). Bisogna attendere il 2007 perché la casa editrice romana Aracne pubblichi il racconto breve Le trappole della memoria (traduzione italiana a cura di E. Vaccaro) e la raccolta di micro-finzione Racconti del libro della notte (traduzione italiana a cura di F. De Santis), frutto del lavoro dell’equipe di allievi e insegnanti del Master in Traduzione della Sapienza di Roma coordinato da Patrizia Botta. Qualche anno più tardi, nel 2012, presso il medesimo editore, è pubblicata la traduzione della raccolta di micro-racconti La rotonda dei fuggitivi, curata da Aviva Garribba.

Il vuoto che l’innegabile scarsità di traduzioni ha lasciato in Italia ci si augura venga presto colmato, ma intanto, di recente, grazie all’interesse dei docenti di diverse università italiane, José María Merino è stato inserito nei programmi curriculari come privilegiato oggetto di indagine sia per studi propriamente letterari relativi alla contemporaneità, sia per approcci traduttivi sperimentali.

Nel microcosmo finzionale ideato dallo scrittore della brevità, il mondo reale, supportato dall’incontrovertibile concretezza della sua storia, e la creazione letteraria, costellata di elementi fantastici e fantasmatici, sono due facce della stessa medaglia, nonché nucleo fondante della sua opera. Le due entità, infatti, non sono mai scisse ma, al contrario, sembrano percorrere parallelamente la stessa traiettoria che attraversa, caparbiamente, tutta la produzione meriniana.

Il fenomeno del doppio, l’incessante perdita, metamorfosi e ricerca identitaria, l’imprevedibilità della vita quotidiana, le alterazioni della normalità, gli elementi fantastici e mostruosi, i salti spazio-temporali e la corrispondenza tra scrittura e mondo costituiscono il cardine tematico che percorre in filigrana la tessitura di ogni opera. L’ibridazione totalizzante realtà-finzione si qualifica, pertanto, come soluzione valida a soddisfare l’indomabile urgenza di approfondire, interpretare e conferire significati alla vita, che sia essa intesa come coacervo di fatti sociali e pragmatici o come riflessioni esistenziali, etiche e morali.

Col suo lavoro, inesauribile e puntiglioso, José María Merino, maestro della narrazione breve, porta avanti un’indagine capace di schiudere una vasta gamma di possibilità interpretative e di condurre il lettore in una terra altra, a cercare o a riscoprire, tra le righe, se stesso, insieme a tutti i tasselli mancanti.

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