Lug 24

Finestra aperta su SAID

(di ARIANNA DI BELLA)

Nonostante i prestigiosi premi letterari ricevuti e i numerosi incontri letterari ai quali viene invitato, SAID è ancora quasi del tutto sconosciuto ai lettori italiani. Il merito di un primo riconoscimento nel nostro paese va a Claudio Magris che nel 2007, su ‘Il Piccolo’, elogia il talento dello scrittore iraniano-tedesco che «volle farsi tedesco» e recensisce Psalmen (Salmi), una raccolta, allora appena uscita, di novantanove poesie indirizzate ad un ipotetico «herr» (signore), il destinatario di riflessioni e domande dell’autore sul proprio sentire religioso.

SAID nasce a Teheran nel 1947 in una famiglia benestante, la sua infanzia trascorre con pochi affetti: la famiglia paterna, subito dopo il parto, allontana la madre poco gradita; il padre, spesso assente, affida il figlio alle cure della zia e della nonna paterna, che impone regole di vita opprimenti. Dichiara SAID, che rievoca spesso nelle sue opere quegli anni, di essere rimasto profondamente segnato dalla deprivazione affettiva che ha subito. Se le scelte politiche, l’esilio volontario in giovane età, lo hanno costretto a diventare velocemente adulto, il vuoto di quell’epoca, dimostratosi per altro incolmabile, gli impone di ritornare continuamente proprio all’infanzia, nel tentativo di dare risposta una volta per tutte ai quesiti mai risolti.

SAID è fin dalla giovane età un ragazzo attento e curioso, nonché un lettore appassionato. Nell’Iran della sua gioventù, governato dall’oppressivo regime dello Scià Reza Pahlavi, la letteratura rappresenta l’unica finestra sul mondo e per poter riuscire a conoscere quel mondo è necessario quindi riuscire ad avvicinarsi il più possibile alla finestra, che la censura però spesso improvvisamente chiude. Numerosi manoscritti giudicati contrari al regime non ottengono il nullaosta per la stampa e per gli autori che non scelgono la via dell’esilio ci sono solo due alternative: da un lato arresti e prigioni, dall’altro lato la rinuncia alle proprie idee e come contropartita alte cariche, lusso e benessere.

Nel 1965 SAID lascia il suo paese e si trasferisce prima a Francoforte sul Meno e poi a Monaco di Baviera, sia per motivi di studio sia soprattutto per questioni politiche: non vuole vivere nella Persia dello Scià. Inizia così, all’età di diciassette anni, il suo primo esilio. Sono gli anni che preparano alla rivolta studentesca del ’68 e, a Monaco, è quasi un obbligo e una necessità impegnarsi politicamente. Nel 1973, con l’elezione a segretario generale del CISNU (confederazione studentesca per l’unione nazionale iraniana), unico movimento di opposizione al regime iraniano esistente all’estero, SAID abbandona la speranza di poter ritornare un giorno in patria. Lo Scià, infatti, aveva varato una legge che, definendo tutti i membri di questo movimento comunisti, li condannava a dieci anni di prigionia. Tuttavia il 16 gennaio 1979, lo Scià è costretto all’esilio, e SAID, come molti altri decide di ritornare in patria. Nel 1979, colmo di aspettative, egli rivede Teheran. Ma la sua permanenza si limita a sette settimane perché, all’avvento della Rivoluzione islamica capeggiata dall’Ayatollah Khomeini, ritornato anch’egli in Iran dopo 17 anni di esilio, l’autore capisce che sperare in un futuro democratico nel suo paese è un’illusione. I tribunali islamici istituiti dall’Ayatollah Khomeini danno inizio alla più terribile ondata di esecuzioni capitali mai vista in Iran. Quasi quotidianamente vengono giustiziati pubblicamente non solo funzionari del vecchio regime, ma anche artisti oppositori, comunisti, appartenenti alle minoranze etniche e religiose presenti sul territorio iraniano, omosessuali e prostitute.

La laicità dell’autore, la sua estraneità spirituale all’Islam fondamentalista e l’odio per ogni forma di dittatura non permettono a SAID di restare nel suo paese e per quanto doloroso sia la separazione decide di ripartire per la Germania. D’altro canto, l’avversione per ogni forma di autocrazia, rivoluzione e violenza, che spesso sfociano in ulteriori dittature, fanno nascere in lui, durante il breve soggiorno a Teheran, un forte sentimento di estraneità alla sua terra natia. Claudio Magris scrive che, a partire da questo momento, è come se Teheran e non Francoforte o Monaco fosse l’esilio e questo secondo esilio diventa condizione esistenziale.

Il rientro a Monaco è però difficile. Amareggiato dalle vicende iraniane, egli si trova ora anche a convivere con la costante paura di essere rintracciato e assassinato dai sicari di Khomeini. Furono molti, infatti, gli amici torturati e poi uccisi, sia in Iran che in esilio. Il timore che anche il suo nome, come quello di tanti altri, sia nella lista degli scrittori avversi al regime e quindi condannati a morte caratterizzerà l’esperienza del secondo esilio del poeta, diventando uno dei Leitmotive della sua opera letteraria di questi anni. Neanche la Germania è adesso per l’autore un luogo sicuro dove poter vivere lontano dalle persecuzioni del regime iraniano. Si sente minacciato e decide di rifugiarsi nell’anonimato, iniziando allora a firmare i suoi lavori solamente con il nome di battesimo, SAID appunto. E per la prima raccolta di poesie, Liebesgedichte, decide di accentuare l’anonimato scegliendo, per la quarta di copertina, una fotografia che lo ritrae bambino.

Nel 1997 SAID viene insignito dell’onorificenza Hermann-Kesten del P.E.N.-Zentrum Deutschland (il Centro dei Poets, Essayists, Novelists della Gemania) di cui assume anche la presidenza dal 2000 al 2002, diventando così il primo immigrato a ricoprire una carica tanto importante. La sua scrittura, sia nella scelta dei temi che della forma, può essere ricondotta a quella dei numerosi autori che vivono in Germania e scrivono in tedesco, ma sono di altra madrelingua e provengono da altra nazione, solo per citare alcuni fra i più conosciuti: Emine Sevgi Özdamar, Gino Carmine Chiellino, Eleni Torossi, Rafik Schami, Yoko Tawada ecc. Questi autori fanno parte della cosiddetta Migrantenliteratur (letteratura dei migranti), termine molto discusso usato per indicare le opere degli autori stranieri che inizialmente scrivono nella propria madrelingua, successivamente, per svariati motivi, decidono di utilizzare la lingua del paese ospitante e che sono o sarebbero connotati da senso di sradicamento e ricerca di identità. Gli inizi di questa letteratura in Germania, il cui termine originario è Gastarbeiterliteratur (letteratura dei lavoratori ospiti), risalgono alla fine degli anni Settanta quando vengono pubblicate le prime opere di autori stranieri grazie a forme di autofinanziamento e viene fondata, nel 1980, la PoLiKunst, Polynationaler Literatur- und Kunstverein, (associazione internazionale di letteratura e arte), un’associazione di autori immigrati che si propone di pubblicare opere di scrittori arrivati in Germania come Gastarbeiter (lavoratori ospiti) e creare relazioni tra autori tedeschi e stranieri. In seguito al crescente interesse delle case editrici tedesche, le opere degli scrittori immigrati iniziano ad affermarsi sul mercato fino all’istituzione, nel 1985, dell’Adalbert von Chamisso Preis, il primo premio letterario destinato agli autori stranieri che scrivono in tedesco.

Anche per SAID, come per tanti altri, la scelta di scrivere nella lingua del paese che lo ospita avviene quasi automaticamente, quando, in un momento di estrema solitudine, egli comincia, da straniero, la sua carriera di scrittore in lingua tedesca. La decisione di usare il tedesco, piuttosto che il codice linguistico della terra natia, risponde tra l’altro a una serie di esigenze. Intanto quella di confrontarsi meglio con la realtà che lo circonda, integrarsi in essa, facendo conoscere se stessi e arricchendo con una prospettiva nuova la letteratura del paese in cui vive (cfr. Magris, 2007). In riferimento a questo secondo aspetto, è lo stesso SAID a sostenere che gli autori stranieri, grazie alla diversità dei loro punti di vista, rappresentano un prezioso sguardo ‘‘altro’’ sulla Germania, lo sguardo dello straniero appunto. Scegliendo la propria madrelingua si correrebbe invece il rischio di chiudersi inevitabilmente in un microcosmo, una sorta di ghetto, dal quale sarebbe poi molto difficile uscire. Scrivere in tedesco consente addirittura di raggiungere altre minoranze linguistiche (come quelle italiane, portoghesi, turche ecc.) che vivono in Germania: i suoi testi in tedesco diventano così, per SAID, innanzitutto un veicolo per sensibilizzare un pubblico ancora più ampio sulla situazione politica iraniana.

Naturalmente resta anche il fatto che non avrebbe senso scrivere in persiano, dato che certamente gli sarebbe fatto divieto di pubblicare in patria le sue opere, aperta e costante denuncia di quello che succede in Iran. In ogni caso la lingua tedesca diviene un rifugio sicuro, lo strumento per potersi esprimere liberamente senza paura. L’esule iraniano trova nella lingua tedesca una nuova patria che lo rende finalmente un uomo libero. Radicarsi in essa è stato un processo lento e difficile che ha coinciso tanto con la sua maturazione umana quanto con l’affermarsi della vocazione poetica. Egli dichiara di essersi cimentato nello studio del tedesco appena arrivato in Germania – il vocabolario, i giornali e la televisione sono stati fondamentali strumenti di apprendimento, come anche la frequenza quotidiana di un corso di tedesco per stranieri. Fra l’altro, come egli stesso ricorda, intorno agli anni ’60 in Germania vi era molta diffidenza nei confronti degli stranieri e quindi parlare un buon tedesco era considerata la prima garanzia per essere accettati, distinguendosi così dalla maggior parte degli emigrati che, di solito, aveva scarsa, se non nulla, conoscenza della lingua. SAID, all’inizio, si mostra attento alla correttezza ortografica, successivamente quanto più fa davvero sua la lingua tedesca, tanto più si distacca dalle norme che piega alla sua volontà. A partire dal 1999, infatti, non rispetta più la punteggiatura, l’uso della lettera iniziale maiuscola dei sostantivi, e si rifiuta di adottare la riforma ortografica entrata in vigore nel 1996.

La produzione letteraria di SAID è vasta e spazia da saggi e racconti, a poesie, documentari e favole e ciascun genere mette in luce particolarità del pensiero dell’autore, aspetti differenti della sua intensa emotività. Ogni testo contiene al fondo i medesimi elementi, politica, amore, religione, rapporto personale con la lingua tedesca, rielaborazione della propria infanzia, solo diversamente calibrati e presentati al pubblico.

Gli attestati di stima per lo scrittore SAID, le traduzioni delle sue opere in diverse lingue e i numerosi premi ricevuti in Germania testimoniano come egli sia diventato davvero ‘‘parte’’ della lingua tedesca. Tra i più importanti riconoscimenti si ricordano: il Premio Letterario della città di Monaco (1986), il Premio Radiofonico Civis (1992), il Premio Letterario Internazionale Jean Monnet (1994), il Premio della città di Heidelberg Literatur im Exil (1996), il Premio Adelbert-von-Chamisso (2002) e infine l’onorificenza del Goethe Institut (2006) e il Literaturpreis des freien deutschen Autorenverbands (2010), Bundesverdienstkreuz am Bande (2014), Friedrich-Rückert-Preis (2016), Alfred-Müller-Felsenburg-Preis (2017).

Di seguito le opere di SAID fino ad oggi pubblicate:

Lirica e Prosa

Liebesgedichte. P. Kirchheim Verlag, München, 1989
Dann schreie ich, bis Stille ist. Heliopolis-Verlag, Tübingen, 1990
Selbstbildnis für eine ferne Mutter. P. Kirchheim Verlag, München, 1992
wo ich sterbe ist meine fremde. Gedichte, P. Kirchheim Verlag, München, 1994
Ich und der Schah. Die Beichte des Ayatollah. perpol-verlag, Hamburg 1987Der lange Arm der Mullahs. Notizen aus meinem Exil. C. H. Beck, München, 1995
Sei Nacht zu mir. Liebesgedichte. Verlag C.H. Beck, München, 1998
Dieses Tier, das es nicht gibt. Ein Bestiarium, Verlag C.H. Beck, München, 1999
Landschaften einer fernen Mutter. Verlag C.H. Beck, München, 2001
Außenhaut Binnenträume. Neue Gedichte, Verlag C.H. Beck, München, 2002
In Deutschland leben. Un colloquio con Wieland Freund, C. H. Beck, München, 2004
auf den leib. 66 erotische miniaturen. Con foto di James Dummler, Lounge im C. J. Bucher Verlag, München 2004
Ich und der Islam. Prosa, C. H. Beck, München, 2005
Das Rot lächelt, das Blau schweigt. Geschichten über Bilder. C. H. Beck, München 2006
Psalmen. Verlag C.H. Beck, München, 2007
Der Engel und die Taube. Verlag C.H. Beck, München, 2008
Das Haus, das uns bewohnt. Lyrik Kabinett, München, 2009
Ruf zurück die Vögel. Verlag C.H. Beck, München, 2010
Das Niemandsland ist unseres. Diederichs, München, 2010
Parlando mit le phung. Steidl, Göttingen 2013
auf der suche nach dem licht. Peter Hellmund Verlag, Würzburg 2016

Libri per bambini

Es war einmal eine Blume. Una favola con disegni di Květa Pacovská, Michael Neugebauer Verlag, Salzburg, 1998
Clara. Una favola con disegni di von Moidi Kretschmann, NP Buchverlag, 2001
Mukulele. Illustrazioni di Katharina Grossmann-Hensel, Verlag Sauerländer, Düsseldorf, 2007
Ein Brief an Simba. Illustrazioni di Gabriele Hafermaas, München, Sankt Michaelsbund, 2011
Schneebären lügen nie, Illustrazioni di Marine Ludin, Zürich, NordSüd Verlag 2013

Radiocommedie

Wo ich sterbe, ist meine Fremde. SFB 1981, con Paul Burian
Ich und der Schah. SFB 1982, con Udo Samel e Armin Mueller-Stahl
Die Beichte des Ayatollah. BR 1984, con Wolfgang Büttner
Landschaften einer Mutter. NDR e SWF 1996
Sir Alfred exterritorial. SWF 1997
Friedrich Hölderlin empfängt niemanden mehr. SWR 2001, Musiche: Peter Zwetkoff, Regia: Hans Gerd Krogmann

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