Lug 24

Finestra aperta su SAID. Tra due mondi: “Das Niemandsland ist unseres West-östliche Betrachtungen”

(di ARIANNA DI BELLA)

Vincitore del premio letterario del FDA (associazione dei liberi autori tedeschi) alla fiera del libro di Lipsia il 20 Marzo 2010 con l’opera Das Niemandsland ist unseres. West-östliche Betrachtungen (La terra di nessuno è la nostra. Riflessioni sull’ovest e sull’est), SAID fa parlare nuovamente di sé per il suo particolare impegno nella difesa della libertà di parola, della tolleranza e del rispetto tra diverse culture.

Ancora quasi del tutto sconosciuto ai lettori italiani, lo scrittore iraniano-tedesco, che ha scelto di scrivere nella lingua del paese in cui vive, elabora nel nuovo libro tre dei “Leitmotive” che rivestono un ruolo centrale nella sua esistenza di esiliato politico in Germania. In Das Niemandsland ist unseres (2010), edito da Diederichs, SAID riflette sulle radici comuni tra l’Oriente e l’Occidente, racconta di famose personalità che hanno operato tra le due diverse culture e specula sulla possibilità di un avvicinamento tra la realtà orientale e quella occidentale, all’insegna di un reciproco rispetto. Questi temi, che si dipanano lungo i sette testi raccolti nel volume, vengono affrontati non solo secondo una diversa dimensione spazio-temporale, ma anche in base ad una scelta differente di contenuto. Testi autobiografici che raccontano dell’infanzia di SAID in Iran e della sua maturità in Germania si alternano, infatti, a scritti di natura religiosa e a testi che raccolgono invece riflessioni personali sulla situazione politica tedesca e iraniana, di oggi e di ieri.

Nel libro il lettore ritrova facilmente rispecchiata la personalità complessa dell’autore, che affascina, ma confonde e disorienta allo stesso tempo. Anche in quest’opera, come ormai di consueto, l’autore, sceglie di non rispettare del tutto le norme correnti della lingua tedesca. Del resto in Das Niemandsland ist unseres, il tema della lingua tedesca e il ruolo che questa assume per SAID fin dal suo arrivo in Germania vengono messi in risalto: «seit 1945, seit ich meine gedichte auf deutsche schreibe, fühle ich mich als gast und gefangener dieser sprache. gast, weil diese sprache mich aufgenommen hat, so gastlich sie konnte. gefangener, weil sie mir die möglichkeit geschenkt hat, mich auszudrücken: das heißt, meine freiheit zu suchen» (pp. 16-17). Se l’esilio volontario in Germania fa di SAID un uomo libero, l’autore si emancipa anche da un punto di vista linguistico. Se in un primo momento è attento alla correttezza ortografica del tedesco, successivamente egli decide, infatti, di piegare almeno in parte la lingua secondo il suo volere. Così, per esempio, sceglie di non seguire la nuova riforma ortografica tedesca, di usare la punteggiatura in modo del tutto personale e di ignorare la maiuscola dei sostantivi.

La parte centrale dell’opera è costituita dal testo hafis, du entschlüsselst alle geheimnisse, che tratta di Hāfez, poeta mistico iraniano, autore del Divan, il più celebre canzoniere della letteratura persiana che ispirò Goethe nella composizione del West-östlicher Diwan. Oriente e Occidente si incontrano nella filosofia di Hāfez là dove viene celebrato l’amore, fondamento di tutte le religioni e unica forza pura in grado di condurre l’uomo al bene – SAID ricorda qui anche Sant’Agostino e la sua affermazione «liebe – und tue, was du willst» (p. 41).

Altre figure emblematiche, sia all’est che all’ovest, di cui si parla sono Gesù di Nazareth, definito un ribelle senza casa e senza patria che, con la forza dell’amore e della fratellanza, ha distrutto i cardini di una società ancorata a vecchi simboli, e Abd Allāh Ibn Sīnā, uno dei personaggi più noti nel mondo islamico e conosciuto in Europa con il nome di Avicenna. SAID narra la vita di questo dottore, fisico, filosofo, alchimista e astronomo, nato nel 980 a Bukhara e considerato in Oriente quanto in Occidente il padre della medicina moderna, e si chiede che cosa sarebbe diventato oggi Avicennna, autore del Canone della medicina, opera stimata ugualmente dai musulmani e dagli studiosi occidentali che apre nuovi orizzonti nel campo scientifico. Certamente sarebbe stato messo al bando dall’Iran come eretico, si sarebbe rifugiato all’ovest, dove tuttavia, a causa del mancato riconoscimento dei titoli di studio, avrebbe dovuto lavorare come tassista per sopravvivere.

Cresciuto nell’Iran governato dall’oppressivo regime dello Scià Reza Pahlavi, SAID intitola un capitolo del volume a un tema a lui caro, la tolleranza, ma in über toleranz scrive che il significato del termine tolleranza, parola molto usata in questi ultimi tempi, viene spesso distorto ed equivocato. Per SAID tolleranza non è una condizione, un modo di essere, bensì un punto di partenza, «eine bewegung» (p. 75), un avvicinamento concreto verso tutto ciò che è “altro”. La tolleranza secondo lo scrittore viene fraintesa con l’indifferenza, il disinteresse nei confronti del “diverso” e con la noncuranza per la vita degli altri, invece, come SAID precisa citando Montaigne: «man muss sich den anderen hingeben, um sich selbst treu zu bleiben» (p. 77).

Come in altre sue opere, anche in Das Niemandsland ist unseres lo scrittore denuncia poi in egual misura i soprusi, sia quelli perpetrati in Oriente sia quelli commessi in Occidente, ma al suo paese natale contesta in particolare la volontà di restare chiuso in se stesso, così come la repressione autoritaria del governo; dell’Europa lamenta invece l’ipocrisia e il potere illimitato che essa esercita sui paesi più poveri.

L’Oriente e l’Occidente, due mondi, dunque, tanto criticati, ma anche tanto amati, due realtà diverse ma parallele, due fiumi ai quali SAID si disseta avidamente per non morire. Due fiumi che l’autore rappresenta spesso con l’immagine delle sue due lingue, il persiano e il tedesco – nel primo fiume l’autore nuota senza neanche rendersene conto, nel secondo invece egli si deve aggrappare a tutte le parole come fossero rami che lo salvano impedendogli di annegare. SAID, in esilio da più di quarant’anni, si sente come in un territorio circoscritto tra questi due fiumi, in una zona indefinita tra l’Oriente e l’Occidente e nello sforzo di comprendere questo non-luogo cita il West-östlicher Diwan goethiano: «gottes ist der orient! gottes ist der okzident!» aggiungendo poi: «das niemandsland dazwischen ist unseres. wir können es nur mit liebe befruchten» (p. 92).

Dalla complessa scrittura di Das Niemandsland ist unseres sembrano emergere ancora una volta alcune delle contraddizioni irrisolte che caratterizzano la sfaccettata personalità dell’autore tedesco-iraniano, ma proprio la complessità e la lucida presentazione di problematiche alle quali non si trova facile e immediata risposta rendono il libro particolarmente interessante e la sua lettura oltremodo stimolante.

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