Giu 21

“Gli anni al contrario” di Nadia Terranova

(di ALESSANDRO BUTTITTA)

“Dalle finestre si vedevano la Calabria e lo Stretto poco prima che sfoci in mare aperto, quel mulino di correnti dove lo Ionio sta per incontrare il Tirreno rendendo Messina la città dei due mari”. Si potrebbe utilizzare una delle panoramiche più efficaci di Nadia Terranova per presentare Aurora e Giovanni, i due protagonisti de Gli anni al contrario (Einaudi, 2015), tra i romanzi più interessanti pubblicati negli ultimi anni dalla casa editrice torinese. Provenienti da due famiglie agli antipodi – lei, figlia del “fascistissimo”, direttore del carcere comunale; lui, figlio di un avvocato, comunista più per nome che per vocazione –, si ritrovano ad amarsi sul finire degli anni Settanta, anni nei quali termini come rivoluzione e lotta armata vanno di pari passo.

Dalla relazione tra i due ragazzi, sbocciata casualmente tra i banchi dell’università, sancita da un frettoloso matrimonio in Comune, nasce una bambina, Mara. Il nuovo assetto familiare dà vita al già evocato mulino di correnti capace tanto di coinvolgere quanto di sconvolgere le più diverse esistenze. Da una parte c’è quella di Giovanni, mai all’altezza delle proprie ambizioni, impotente e periferico spettatore di una lotta senza quartiere che non lo vuole come protagonista, in fuga più dalle aspettative che dalle regole; dall’altra c’è Aurora che, messo da parte ogni sogno di affermazione personale, prova a migliorare la propria situazione, avendo ben chiaro il significato di responsabilità.

La coppia si arrabatta come può, sostenuta troppo spesso dalle rispettive famiglie, segno inequivocabile di un cordone ombelicale difficile da recidere. Tra i due chi cede vertiginosamente è Giovanni: preso atto della propria incapacità di tenere fede alle idee sulle quali ha investito tutte le sue energie, consapevole di non avere nerbo e dedizione da rivoluzionario, si abbandona alle lusinghe dell’eroina. Finito nel tunnel della droga con viaggi che non fanno che aumentarne l’insoddisfazione, cerca un riscatto tardivo attraverso il recupero del rapporto con una figlia che non conosce abbastanza. Lo conferma una suggestiva vacanza a Pantelleria, isola selvaggia che si carica di molteplici simbolismi.

Lungo lo sviluppo della trama l’autrice privilegia il racconto allo scavo psicologico: Aurora e Giovanni sono seguiti passo dopo passo nelle tappe della loro disillusione. Una disillusione che, prima di essere politica e ideologica, è senz’altro emotiva. La maggior parte degli affetti è deludente, le promesse sono debiti che non vengono mai saldati, ogni confronto si trasforma in uno scontro senza vincitori né vinti. A uscire con le ossa rotte è la speranza di un futuro migliore, stritolata com’è dalle contingenze del presente e dai retaggi di un passato dal quale è impossibile smarcarsi totalmente.

“Volevo capire da dove viene la mia generazione”, ha dichiarato non a caso la Terranova in più di un’occasione. Nel romanzo, difatti, vengono forniti numerosi spunti per approfondire certe dinamiche anche se la Storia, quella con la S maiuscola, rimane sullo sfondo. In primo piano ci sono capriole ideologiche, fughe dalle responsabilità, un perenne senso di inadeguatezza, aspirazioni trasformate in velleità, prese di coscienza che mettono a fuoco anni fatalmente vissuti al contrario. “Non abbiamo mai usato lo stesso dizionario. Parole uguali, significati diversi”, annota Giovanni in una delle lettere più squarcianti scritte ad Aurora. “Dicevamo famiglia: io pensavo a costruire e tu a circoscrivere; dicevamo politica: io ero entusiasta e tu diffidente. Io combattevo, tu ti rifugiavi. Se non ci fosse stata Mara ci saremmo persi subito, ma almeno non avremmo continuato a incolparci per le nostre solitudini”.

Gli anni al contrario è un libro che cerca di sottolineare gli errori di giovani in balia di falsi miti, inebriatati da slogan che hanno perso di vista i loro contenuti. È un’opera narrativa che si interroga più sull’eredità di quel periodo che sul suo autentico valore. Del resto, nel corso del romanzo, la scrittrice, classe ’78, sembra interessata a sondare maggiormente la dimensione privata dei protagonisti che la sfera sociale di quegli anni. Un passaggio significativo dell’epilogo del libro, da cui traspare il forte coinvolgimento personale dell’autrice, è emblematico in tal senso. “Bastano una frase, una foto, un ricordo per tirare via vangate di terra scura: può essere doloroso, ma meno del silenzio”, scrive incisivamente la Terranova.

La scrittrice siciliana, che prima de Gli anni al contrario si era cimentata in apprezzati libri per ragazzi, dimostra di possedere una scrittura sicura: misura ogni descrizione e centellina i dialoghi con intelligenza, regolando con stile i veloci passaggi narrativi. La scelta più originale de Gli anni al contrario è riscontrabile però nel punto di vista adottato. Per evidenziare la sconfitta di azioni messe al servizio di ideali sbagliati si seguono le vicende di due giovani che, per motivi diversi, sono esclusi dallo scontro. In tal senso, aiuta l’ambientazione messinese, intreccio letale di provincialismo e perbenismo diffuso in una Sicilia assai lontana dall’agone politico del tempo.

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