Gen 04

Paolo Di Paolo, “Tempo senza scelte”

(di ALESSANDRO BUTTITTA)

Su cosa significhi essere responsabili oggi, al netto di dichiarazioni politiche che troppo spesso lasciano il tempo che trovano, il dibattito langue. Gli anni dell’impegno sembrano tramontati, le idee che sorreggevano i comportamenti e le azioni degli individui non hanno più la presa di un tempo. La società non risponde agli stanchi appelli al senso civico e la maggior parte degli scrittori italiani sembra aver rinunciato a far domande, rifugiandosi nel porto sicuro dei propri punti esclamativi. Per tali motivi va accolto con grande soddisfazione Tempo senza scelte di Paolo Di Paolo, scrittore la cui carta d’identità letteraria non corrisponde certamente a quella anagrafica. Classe 1983, egli ha al suo attivo un corposo numero di opere. In questo libro, un ambizioso pamphlet pubblicato da Einaudi, si avverte tutto lo scoramento di generazioni, quelle dei trentenni e dei quarantenni, di cui fa parte l’autore romano.

Con prosa limpida, sempre controllata, attenta alle scelte lessicali pur nell’apparente semplicità del dettato, Di Paolo dialoga con il suo tempo, un tempo che non mette alle strette, un tempo che non mette alla prova, un tempo che non dà la possibilità di scegliere ai suoi figli perennemente indecisi. Una scelta sempre procrastinata che, nonostante non metta al riparo dai dubbi, allontana progressivamente la presa di coscienza di cui ogni uomo ha bisogno per autodeterminarsi, per costruire la propria immagine di sé. Di Paolo, che alle doti di scrittore abbina notevoli qualità di lettore, sostiene le proprie argomentazioni facendo ricorso alle parole e agli esempi di autori da lui sempre amati, a partire dal Søren Kierkegaard tanto apprezzato tra i banchi di scuola.

Particolarmente interessante è il confronto con gli intellettuali italiani dei primi vent’anni del Novecento. Il capitolo terzo, dedicato ai giovani temerari, è il più suggestivo non tanto per i parallelismi con figure per Di Paolo decisive come Renato Serra e Piero Gobetti quanto per la distanza che lo scrittore avverte tra i rispettivi vissuti. L’autore cesenate di Esame di coscienza di un letterato è fondamentale per evidenziare il rischio di progetti che non si concretizzano mai in qualche risultato. Il giovanissimo anti-fascista è centrale per esprimere la difficoltà di immaginare la propria vita senza il faro di un’azione politica e culturale. D’altronde è Gobetti, già centrale nell’immaginario di Di Paolo nel romanzo Mandami tanta Vita, a dire: “Vivere vuol dire formarsi una coscienza morale”.

Insieme a loro l’autore addita al lettore Antonio Tabucchi, uno dei suoi imprescindibili maestri. Con scrittura appassionata, in un turbinio di ricordi e intuizioni, concentra la sua attenzione su quale sia il ruolo dell’intellettuale in società incapaci di trovare la loro ragion d’essere. Prima con la lettura della parabola umana di Walter Benjamin, poi con il ritratto pieno di chiaroscuri del Pereira protagonista di Sostiene Pereira, si esplorano i “sotterranei dell’anima” indagati con circospezione da Tabucchi nei suoi romanzi. Una ricognizione che serve a Di Paolo per mostrare quanto non sia rinviabile l’appuntamento con la scelta.

Libro pieno di sussulti in grado di far coesistere efficacemente lucido realismo e astratti furori, Tempo senza scelte è una analisi spietata delle contraddizioni del mondo culturale italiano. Particolarmente significativo è un passaggio del quinto capitolo: “C’è qualcosa che non va in un Paese che rimpiange gli scrittori impegnati nel passato, celebra quelli stranieri se prendono posizione e costringe i propri contemporanei a tacere”. Più avanti, con slancio, Di Paolo annota: “Il Paese di Dante e Belli è diventato allergico alle invettive. Le accetta solo se hanno valore retroattivo, solo sull’onda del come eravamo”. Per concludere che troppo spesso gli scrittori tacciono, non si espongono, non si spendono attivamente perché hanno paura di verificare la loro eventuale inconsistenza in comunità dominate da influencer e opinion leader.

Tempo senza scelte è un libro onesto, chiaro, che non ha paura di destreggiarsi nella palude di puntini di sospensione che il presente ci pone davanti. È il libro di un autore maturo, consapevole, appassionato, capace di inchiodare alle proprie responsabilità la penna e la voce di cui brillantemente dispone, di fare i conti seriamente con un disincanto generazionale che copre piccole e grandi meschinità. Di Paolo invita a scegliere per qualcosa, non contro qualcosa. Un invito che ci sentiamo di accogliere e condividere pienamente.

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