Ott 02

“7-7-2007” di Antonio Manzini

(di ALESSANDRO BUTTITTA)

La storia del noir mediterraneo, per usare una felice definizione dello scrittore Massimo Carlotto, è segnata da protagonisti cinici e disillusi, svuotati di ogni minimo entusiasmo che si muovono in città piene di contraddizioni. Basti pensare al Pepe Carvalho tratteggiato da Manuel Vazquez Montalbàn in una Barcellona dove il buon cibo è di casa, al Fabio Montale condotto per le strade di Marsiglia da Jean-Claude Izzo, al Kostas Charitos seguito in una Atene non priva di amarezze da Petros Markaris.

Si potrebbe aggiungere a questa schiera di investigatori privati, commissari e detective il vice-questore Rocco Schiavone nato dalla penna di Antonio Manzini, anche se buona parte delle sue indagini si svolge ad Aosta e non nella Roma dove il personaggio è nato e cresciuto. Nella Capitale è ambientato 7-7-2007, ultima fatica in ordine di tempo del fortunato ciclo di romanzi pubblicato da Sellerio a partire da Pista nera (2013). Il titolo del libro è riconducibile a una data che i lettori di Manzini conoscono bene: è il giorno di luglio in cui Rocco Schiavone perde la moglie, Marina, vittima di un attentato a cui lui sfugge miracolosamente. Per il vice-questore è l’inizio di una caduta negli abissi, di una discesa che sa come fargli pesare ogni senso di colpa. Tuttavia, in linea con i temi e gli stilemi del noir contemporaneo, il personaggio ideato da Manzini è un coacervo di spigolature ben prima del tragico evento. La poco limpida gestione del potere di cui è depositario, un passato ingombrante con tre criminali come migliori amici e una certa attrazione per la trasgressione delle regole lo hanno spinto a diventare un disincantato rappresentante delle forze dell’ordine, non privo di debolezze e fragilità emotive. Rocco Schiavone è l’antieroe per eccellenza. Difficile da accettare e sostenere, più facile da capire e comprendere. É un personaggio che Manzini ha sviluppato sapientemente seguendo un efficace schema di contrasti in grado di far emergere amaramente tutte le sue contraddizioni.

In 7-7-2007, il romanzo più riuscito e curato dell’intera serie edita da Sellerio, si staglia la figura di un uomo accartocciato: dignitosamente in ginocchio tra le macerie di certezze a suo avviso incrollabili, dimessamente in piedi nell’osservazione inerme della “matassa ingarbugliata di capelli bianchi da spazzare via da un appartamento vuoto”. Un personaggio che non piace ai superiori, non correndo nemmeno il rischio di compiacerli, fermo com’è sulle proprie posizioni. Manzini dà sostanza e concretezza al suo protagonista e ai suoi comprimari non rinunciando alla forma. Lo stile è brillante, senza esitazioni, rapido nello sviluppo delle trame e nelle descrizioni dei personaggi. Non è un caso che Antonio D’Orrico sul Corriere della Sera riconosca all’autore una scrittura senza un filo di grasso. Appresa la lezione del Camilleri di cui è stato allievo all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, Manzini offre il meglio di sé nell’impianto dialogico vivacizzando non poco l’azione attraverso un’accurata caratterizzazione linguistica dei personaggi in azione Il gioco enigmistico del giallo non è mai fine a se stesso, come lo stesso Manzini dichiara in un’intervista rilasciata all’Huffington Post.

Tra le sue maglie c’è la presa diretta delle ambiguità e delle ipocrisie borghesi, delle idiosincrasie di nuove generazioni cresciute apparentemente senza valori, degli istinti sudici e animaleschi di un sottoproletariato impossibile da immaginare, dei banali ma non per questo ingenui bisogni di onesti padri di famiglia che si spaccano le schiene in cave di marmo dimenticate da Dio. Il noir, che ha in Manzini uno dei suoi massimi rappresentanti italiani, diventa così il genere ideale per indagare più efficacemente sullo stato delle cose in una società priva di sussulti morali.

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