Lug 22

Editoriale di Domenica Perrone

Nonostante, di tempo in tempo, facili profeti, cui non è estranea, ormai, la necessità di montare casi mass-mediatici, siano pronti a decretarne la fine, il romanzo non cessa di appassionarci e di stupirci con la sua inesauribile capacità di raccontare l’accidentato cammino dell’uomo nella modernità. Concorrono a renderlo vivo non solo gli scrittori europei, con la loro tradizione consolidata, e gli scrittori nordamericani, che a questa tradizione si sono ancorati, ma scrittori di parti del mondo che oggi più che mai ci interessano: africani, indiani, israeliani, libanesi, pakistani, sudamericani ecc. I loro romanzi sono preziose porte aperte su realtà sconosciute, su culture e popoli diversi, perché il romanzo, come ha osservato Vargas Llosa, costringe a “dialogare” con gli altri esseri umani, fa maturare un “senso di appartenenza alla collettività umana attraverso il tempo e lo spazio”.

Il nostro osservatorio sul romanzo contemporaneo nasce da questa convinzione e dalla constatazione che esso si infittisce sempre più di voci inedite e si arricchisce di proposte ed esperienze narrative oltremodo interessanti. Nuove generazioni di scrittori in Italia continuano a dare conto della complessità e contraddittorietà del mondo in cui viviamo, puntando lo sguardo sull’inesauribile spettacolo della scena umana. Essi continuano, cioè, ad appostarsi dietro quel “numero incalcolabile di finestre”, di cui Henry James vedeva fornita la casa del romanzo, contribuendo ad incrementare la nostra esperienza del mondo, a sviluppare il nostro senso critico.

Obiettivo del sito, lo specchio di carta, è appunto quello di cominciare a rendere visibili alcuni dei numerosi fili di cui è intessuta la fitta tela della narrativa italiana di inizio millennio e di indicare all’attenzione dei lettori gli esiti e le novità più rilevanti che l’officina sempre aperta del romanzo produce. Si potrà in tal modo verificare lo stato di salute, il grado di vitalità di cui gode questo genere plurimo, capace di annettere linguaggi diversi, di smembrare il proprio corpo per poi ricostituirne una nuova e più salda interezza. Nella pratica di una scrittura impura che si contamina con altre forme del narrare, nutrendosene, il romanzo vive di un continuo scambio, fra l’altro, con il genere del racconto, del diario e dell’epistolario, perciò una speciale attenzione si rivolgerà a queste modalità di scrittura, e in particolare a quelle raccolte di racconti che, come direbbe Elsa Morante, per “la ricchezza omogenea” delle parti si compongono “in una interezza sviluppata e armoniosa” da far pensare al romanzo.

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