Nov 23

“Atti osceni in luogo privato” di Marco Missiroli (Feltrinelli 2015)

(di NATALE TEDESCO)

Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli (Feltrinelli 2015) è un romanzo singolare di grande affabulazione. La spiegazione del titolo è in parte indicata in una lettera di un personaggio femminile che ha un ruolo importante. Scrive Marie: “L’osceno è il tumulto privato che ognuno ha, e che i liberi vivono. Si chiama esistere e a volte diventa sentimento” (p.157).

Si tratta fondamentalmente di un romanzo di formazione dalla tematica scabrosa che si riscatta per la leggerezza del dettato. La presenza di letture, di opere di volta in volta esemplari del cammino del personaggio principale per acquisire la consapevolezza delle esperienze che la vita gli offre, segnala che la frivolezza delle avventure spesso è apparente. E’ per questo che, quando giunge, il conclusivo lieto fine, si presenta evitando l’ovvietà.

Atti osceni in luogo privato è diviso in sei capitoli: Infanzia, Adolescenza, Giovinezza, Maturità, Adultità, Nascita, che sono le tappe di un racconto di erotismi che pure nella iniziale narrazione di uno spregiudicato ma infantile rituale onanistico introduce elementi di una futura maturazione. Già nel giro familiare si mescolano libere ma già angoscianti frequentazioni sessuali e letture di rilievo come Orgoglio e pregiudizio.

Da qui il protagonista Libero, nel suo procedere più maturo nel conoscere il mondo femminile, accompagna il suo crescere non solo con un’educazione umana complessa, cui danno un contributo le esperienze compiute e descritte nelle diverse topografie fisiche e morali di Parigi e di Milano, ma con una formazione letteraria che gli offrono importanti opere del Novecento, come quelle di Camus e della Duras e via via di tanti altri significativi scrittori. Uno di questi, Jean Paul Sartre, diventa addirittura un personaggio del romanzo e lo scrittore ne fa un inedito ritratto:

[…] dietro a un tavolino all’imbocco delle scale che scendevano nella zona telefono c’era un omino con gli occhiali tondi e la pipa. Fumacchiava e puntava i gomiti su un paio di quotidiani ridotti a carta straccia. Poteva avere settant’anni come cento. Alzò la testa e cercò di inquadrarmi, sorrise –bonjour, je m’appelle Jan Paul.
– Libero.
– C’est un prenom magnifique. Utilise-le bien- e spipacchiò due boccate (p.46).

Le letture svolgono un’importante funzione così che Libero può rilevare: “I libri spostavano la mia gravità, e attuavano una legge: avevano iniziato a mettermi al mondo”(p.48). E proprio gli incontri più felici con Lunette e, più con Marie, si realizzano con la complicità della grande letteratura, cui più tardi si unirà una scelta di pellicole cinematografiche esemplari. Solo ora, specie dopo il rapporto con Marie, Libero può avviarsi a maturare un sentimento d’amore completo fino al concepimento di un figlio. E’ nel sortilegio che gli comunica una rilettura del quaderno, dove lui Libero e tanti altri Libero “avevano annotato le loro vertigini”, che egli attinge la consapevolezza che tutta la sua “esistenza trovava un senso nel raccontare”. Una conclusione che vale per il personaggio e per l’Autore. Ma non guasta che le ultime righe del romanzo siano chiuse da due versi di Whitman: “Eravamo insieme, tutto il resto l’ho dimenticato” (p.194).

Forse vi è un nascosto lirismo nella modalità con cui si assegnano ruoli centrali a due donne: a Marie, “il cuore della formazione” di Libero, e ad Anna che “era la rivelazione”. Ed è significativo che quest’ultima riconosca la funzione culturale di Marie e la ringrazi per avere “stipato” nella testa del suo futuro sposo le letture di tanti scrittori americani e italiani: “Pour les Américains, les Italiens, e toutes les histoires que vous avez mises dans Libero” (p.219). Tutto questo mostra come lei possa costituire il nuovo polo di maturazione del protagonista. Conclude, difatti, Libero che “il sentimento per lei custodiva i miei atti osceni”. E’ la scoperta che il “tumulto privato” è divenuto sentimento?

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