Ago 01

“Le regole del gioco” di Marco Malvaldi

(di ALESSANDRO BUTTITTA)

Marco Malvaldi è un ottimo artigiano della parola: sa raccontare la provincia con una leggerezza sgombra di qualsivoglia superficialità, riesce a restituire tra un sorriso e l’altro le inquietudini di un’Italia lontana dai riflettori, osserva con interesse e curiosità i movimenti del lento ma mai inerte mercato editoriale italiano. Così, dopo aver fatto centro con la serie de I delitti del BarLume edita da Sellerio e trasportata in televisione da Sky Cinema sulla scia delle ben più famose indagini del Commissario Montalbano firmate da Andrea Camilleri, lo scrittore pisano ha dato vita a Le regole del gioco, un vivace saggio che racconta lo sport in modo originale. 

Chi si aspetta guizzi di penna alla Gianni Brera però resterà più che deluso dalla lettura di questo libro pubblicato da Rizzoli.

Non c’è l’epica del pallone, non c’è la poesia del talento sprecato né tantomeno la rivincita del brocco che diventa campione. La dea Eupalla ne Le regole del gioco è stata sacrificata all’altare della scienza, una scienza che ci spiega con levità come si tirano calci di punizioni che bucano la rete, come si realizza il tuffo perfetto, come si può arrivare a perdere le Olimpiadi attese e sognate da una vita per un’eccessiva preparazione tecnica.

Malvaldi racconta lo sport rinunciando alla letteratura sin dai blocchi di partenza, evitando confronti più o meno graditi con scrittori del calibro di Giovanni Arpino, Mario Soldati o Pier Paolo Pasolini. L’obiettivo che si pone l’autore, in virtù della sua solida formazione da chimico, è completamente diverso. Lo chiarisce lo stesso Malvaldi nel prologo del suo saggio:

“Nelle pagine che seguono tenterò di spiegare, a me prima che a voi, alcuni principi scientifici dello sport. Per esempio vedremo insieme le ragioni fisiche che rendono possibili le punizioni a effetto, e grazie a queste capiremo come mai, nonostante i calciatori le tirino da cinquant’anni, i portieri continuino a non essere in grado di prenderle; e capiremo per quale motivo matematici, economisti e psicologici siano così interessati alla lotteria dei rigori. In breve, diventeremo spettatori più consapevoli e meglio attrezzati a capire cosa cavolo succede sotto i nostri occhi”.

Le regole del gioco si presenta così come un’opera divulgativa ad ampio respiro, in grado di tenere insieme citazioni più che azzeccate (si legga quella di Mark Twain: “I politici usano le statistiche esattamente come un ubriaco usa i lampioni: non per la luce ma per il sostegno”) e puntuali dissertazioni scientifiche che, con un linguaggio accessibile, illuminano con pertinenza su quella scienza inesatta che è lo sport. Ci si trova fra le mani così un saggio molto interessante, ben strutturato, nato per rispondere ai punti interrogativi e alle curiosità degli sportivi che hanno a cuore il perché delle cose, facendo ricordare per tematiche e agilità intellettuale il successo editoriale di Sette lezioni di fisica di Carlo Rovelli, pubblicato da Adelphi un anno prima.

Non mancano le osservazioni ironiche sul calcio e sulla vita di chi lo osserva, perché in fondo Le regole del gioco è un saggio scritto da uno spettatore per altri spettatori, da uno sportivo per altri sportivi. Si avverte forte la necessità di partecipazione, di empatia tra chi scrive e chi legge, di condivisione di valori comuni tra tifosi. Quindi spazio alle lamentele delle donne che non capiscono il motivo di vedere una partita con ventidue ragazzi in pantaloncini che corrono dietro a un pallone, ai riti spesso apotropaici che accompagnano la visione di un evento sportivo e ovviamente a tutta la filosofia delle chiacchere da bar tra caffè, giornali stropicciati e opinioni in libertà. D’altronde non poteva essere che il bar di provincia, tra l’altro già visitato umoristicamente in chiave sportiva da Stefano Benni, l’imprescindibile punto di riferimento narrativo di Malvaldi.

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