Giu 14

Temi e problematiche sociali in “Cose da pazzi”

La Palermo di oggi è, in Cose da pazzi, palcoscenico delle avventure, delle vicende, delle vite che si intrecciano all’interno del quartiere Spina, che rimane, per volontà della scrittrice, ambiguamente imprecisato, e che, per questo motivo, può diventare lo specchio di tante altre zone palermitane e non solo.
Raccontando le vicende e la vita della gente di un ambiente disagiato, la Santangelo non ha potuto tralasciare alcuni aspetti, o meglio alcune problematiche sociali, che hanno contribuito alla resa realistica dei personaggi. Il quartiere raccontato, infatti, diventa l’emblema di una città in cui convivono povertà e ricchezza, legalità e illegalità, in cui basta girare l’angolo e dalle vie più eleganti del centro ci si ritrova nei vicoli più poveri, dove gli abitanti si trovano a far fronte alla crisi e alle sue conseguenze.Tali tematiche sociali sono affrontate sin dalle prime pagine del romanzo.
Uno dei primi episodi narrati, infatti, introduce il problema della disoccupazione, esternato senza mezze parole dal protagonista del romanzo, Rafael quando, rivolto a sua madre dice: “Secondo te, papà, è un disoccupato?”. (p.15)

Il problema della disoccupazione sarà trattato più volte nel romanzo, esemplare, in questo senso, è l’episodio in cui Rafael accompagna il padre dal barbiere Vito, vergognandosi quando quest’ultimo, conoscendo la condizione economica e lavorativa del padre, gli fa credito.

Consequenzialmente al problema della disoccupazione, e sempre in riferimento alle vicende del padre di Rafael, la scrittrice tocca temi quali accordi sindacali, cassintegrazione, fino a culminare nell’episodio dell’occupazione della fabbrica.

Tema ulteriore, connesso ai precedenti, e affrontato più volte e con sfaccettature diverse, in vari passi del romanzo, riguarda il lavoro vero e proprio. Si accenna alla problematica della mancanza del lavoro tramite lo sciopero cui partecipa in prima persona la professoressa Rita, con “quella sua bandiera, con su scritto C G I e una L…” (p.143), fino a ritrovare, nel ventiquattresimo capitolo, un attacco della uomina di Rosi verso il governo, colpevole poiché “fa arrivare i morti di fame che vengono da altri posti. Così, tutti i lavori nostri se li prendono loro…” (p.226). E’ sempre Rosi che si scaglia contro la madre di Rafael, Estella, che, in quanto straniera, è colpevole di averle rubato il lavoro da quando ha iniziato a lavorare “pulendo le scale”. Un attacco contro gli stranieri, ancora, lo ritroviamo nelle parole del posteggiatore Rocco, nel dialogo con il barbiere Vito, in cui lamenta dei controllori “che si mettono a dare multe a destra e a sinistra tipo cani sciolti…” (p.124), costringendolo a dare loro qualcosina, un regalino…Cose da pazzi! (p.129).

Più avanti, nel dialogo, Rocco indirizza la sua rabbia anche verso gli stranieri, che lui chiama morti di fame del terzo mondo, che arrivano con le barche e se non muoiono annegati “sono qua, a casa, mia…come si fa, se pure loro devono campare!?”. Di contro giunge la risposta di Vito, affermando giustamente che non gli si può dare la colpa di tutto, del malotempo, dell’immondizia, dei politicanti, usandoli quindi come capro espiatorio.

Ma l’episodio più rilevante, che ritroviamo nell’epilogo del romanzo, riguarda il lavoro nero. La scrittrice ci mostra quale destino la vita abbia riservato a Rafael, qualche anno dopo, in seguito al trasferimento a Milano; egli difende il suo lavoro, che consiste nello scaricare la merce dei tir, con il motore acceso dentro gli hangar, nel momento in cui sente alla televisione un giornalista parlare di lavoro nero, fuori regola, perché secondo lui è comunque un modo per dare lavoro a tante persone, che sia legale o meno.

Dopo questo excursus sui temi sociali trattatitra le pagine del romanzo, il più gravoso che la Santangelo non ha potuto tralasciare è quello della mafia, onnipresente, anche se più volte solo accennato nel romanzo, da cui la scrittrice non avrebbe potuto prescindere per fornire un’immagine veritiera della Palermo di oggi. Se alcuni spunti sul tema li ritroviamo nelle pagine dedicate al fratello di Richi, Nunzio, che lavora per i fratelli Setola, per altro mai presenti sulla scena, ma solamente nominati, il momento più significativo è il giorno della lezione della professoressa Rita sull’educazione alla legalità. E’ uno dei momenti più interessanti del romanzo proprio perché un personaggio positivo come la professoressa cerca di far aprire gli occhi ai suoi studenti, che appartengono ad un mondo dove l’illegalità è parte integrante della vita quotidiana.

Attraverso una serie di domande sull’utilizzo di un tubetto di colla che ellamostra ai ragazzi, la professoressa fa nascere in loro una consapevolezza che in precedenza non avevano. Se a Rafael il tubetto fa venire in mente Nunzio che giocando se lo passava tra le dita, la cana pechinese, Li, afferma che, secondo lei, serve ad incollare la vetrina del negozio dei suoi genitori quando qualcuno la rompe tirando una pietra. E’ la zecca di Eros a centrare il punto: la colla viene usata nelle serrature così da non poterle più aprire, ignorandone, però, il motivo. Finalmente la professoressa incentra il discorso sul pizzo, di cui però i ragazzi hanno un’immagine tutt’altro che veritiera; pensano, infatti, che sia una garanzia per non avere problemi, che ci sia qualcuno che offre sicurezza. Quello che Eros definisce recupero crediti, un accordo tra persone civili, legali. La professoressa precisa subito che quello di cui parlano è un reato, nessun servizio, nessun recupero crediti. E Rafael non ci mette molto a capire che è stato proprio Nunzio, col suo tubetto di colla fra le mani, a metterla nella serratura del negozio del salumiere Giovanni.

Legati alla problematica mafiosa sono, inoltre, alcuni episodi, in particolare quelli in cui è convolto ancora una volta il salumiere, che è costretto a sottostare all’arroganza di Nunzio nel momento in cui entra nel suo negozio per un panino regolamentare, ovvero gratis; o ancora quando non è più libero di scegliere i proprio dipendenti, ma obbligato ad assumere chi gli viene imposto.

In ultimo, nella seconda parte del romanzo, è accennato il tema della latitanza, nell’episodio in cui viene arrestata Maura la Grossa con il marito, rei di aver portato “un poco di pasta” ad un latitante.

Alla luce degli episodi analizzati, risalta il quadro realistico che la scrittrice ha tracciato, raccontando un quartiere che, come abbiamo detto, diventa l’emblema di altri, senza aver tralasciato aspetti e situazioni difficili che in esso convivono.

Giugno 2013 

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