Lug 02

L’attenzione metafisica ne “Il supplente”

(di ELETTRA MARRONE)

La narrazione del romanzo Il supplente di Angelo Fiore è attraversata da due livelli semantici indistinti. Il piano del ‘reale’ e il piano ‘metafisico’ sono così fortemente intrecciati che stentatamente possono essere disgiunti. Nelle pagine de Il supplente, realtà e metafisica, fondendosi inscindibilmente, partecipano al processo di significazione complessivo. L’esito di questo legame avvalora l’opera di Angelo Fiore ed è la conseguenza di una instabile posizione del romanzo all’interno della tradizione letteraria italiana. Numerosi sono i punti in comune con autori stranieri e italiani, ma Il supplente mantiene una singolare anomalia, è un’eccezione: «La sua originalità, che fa di lui uno scrittore del tutto insolito nel nostro panorama letterario, è una potenza metafisica che si accampa, e fa da sfondo, a una figuratività icastica, inesorabile, a un incisivo realismo di tipo espressionistico» (Postfazione di Geno Pampaloni a L’erede del Beato di Angelo Fiore, Rusconi, Milano 1981, p. 387.); nelle pagine di Angelo Fiore la rappresentazione della narrazione si svolge in una continua sequenza di immagini letterarie che esistono in qualità di ‘invenzione figurale ad oltranza’ (Natale Tedesco, Prosa del Novecento, Flaccovio, Palermo 1977, p. 83.). All’interno dell’opera, la ‘potenza metafisica’ della narrazione si trova in un regno governato da personaggi definiti ‘possibilisti’ (Antonio Di Grado, Angelo Fiore la figura e l’opera, Pungitopo, Marina di Patti 1988, p. 12.), poiché viene distrutto il senso della realtà attraverso un sistema che ha come obiettivo la ‘disumanizzazione’ dell’essere umano. La metafisica si manifesta in una spasmodica ricerca di valori assoluti, di autenticità e trascendenza. Il supplente non è solamente un romanzo che possiede diverse formalizzazioni interne, ma è anche un approfondito dialogo sull’essere e sulle molteplici, e spesso contraddittorie, verità umane. La propensione alla dimensione simbolica, l’apprensione conoscitiva e il trasferimento della coscienza in situazioni oggettive che, nella seconda parte del romanzo non riescono più a trattenersi nella realtà e diventano visioni, sono tutti aspetti, significati ‘sospesi’ della metafisica. L’andare oltre il reale e le sue leggi è un’azione continua che caratterizza il testo e si manifesta in un’ansia dirompente, carica di un profondo senso di smarrimento. La ricerca affannata e contraddittoria tesa verso l’assoluto è desiderio di scoperta di principi e valori chiari, è ‘attesa’ inconclusa di un cambiamento spirituale: «L’attesa o la speranza di uno straordinario avvenimento metafisico o di uno straordinario risultato etico, era stata delusa fino a quel giorno: l’energia da cui quella speranza moveva s’era estinta prima di pervenire a risultati di qualche conto» (Angelo Fiore, Il supplente, Isbn Edizioni, Milano 2010, p. 10.). Attilio Forra è inerme, in lui emergono rinunzia e inettitudine, la sua visione del mondo è un perenne fallimento, tuttavia, il protagonista, contraddittoriamente, pur sentendosi inadeguato e privo di una ‘salda preparazione’ spirituale, non smette di vivere in uno stato continuo di aspettazione. Consapevole di una ‘invalidità dello spirito’ percepisce la mancata correlazione con il mondo: «le forme di vita gli servivano come mezzo, non c’era accordo né coincidenza tra lui e le cose» (Angelo Fiore, Il supplente, Isbn Edizioni, Milano 2010, p. 10.). La metafisica è anche la collocazione fisica e morale del protagonista in un luogo ‘sospeso’ tra realtà e irrealtà, la ‘non coincidenza tra lui e le cose’ rievoca la sensazione prodotta dalla metafora utilizzata da Giorgio de Chirico per spiegare il concetto di metafisica: ‘lo spezzarsi della collana’. Questa immagine chiarisce il frantumarsi involontario dei collegamenti con la realtà e con la memoria, infatti la sensazione prodotta durante gli istanti in cui la collana si spezza e si disperde il monile, è simile all’emozione di smarrimento rievocata dall’uso della metafisica nella lettura di Angelo Fiore.

Ogni volta che, vincendo l’inerzia, esplorava l’animo, ritrovava i tre indizi contrastanti: prepararsi all’avvenimento metafisico o alla rivelazione; dedicarsi alla nuova attività; amare con fede e umiltà le cose della vita, le cose immediate. Il primo di questi indirizzi prevaleva sugli altri; ma in effetti egli non riusciva a risolvere quella triplice condizione dell’animo, e ricadeva nell’inerzia. (Angelo Fiore, Il supplente, Isbn Edizioni, Milano 2010, p. 15)

L’attesa della rivelazione è vissuta nella scissione dell’io e nella contraddizione insita dell’esistenza, quest’ultima è paragonata ad una ‘carriera spirituale’. La ricerca di un mutamento dell’animo e della mente si ispira e protende alla spiritualità, ma non riuscirà a concretizzarsi. Gli atti di intenzionalità drammatica resteranno solamente pensati: «i tre indirizzi dell’animo erano di nuovo in contrasto; e si formavano ramificazioni, a guisa di altrettante tentazioni» (Angelo Fiore, Il supplente, Isbn Edizioni, Milano 2010, p. 19). Attilio vive conscio che le proprie ‘intuizioni’ sul mondo e sugli altri esseri umani siano vere, ma, nello stesso tempo, tentenna in una profonda insicurezza interiore. L’ambiguità e la dissociazione dell’io lo condurranno a sentire ‘gli invisibili’: le loro voci, le loro figure e la loro raccapricciante licenziosità. I ‘sensi’, le percezioni fisiche delineate nel primo romanzo di Angelo Fiore è come se avessero raggiunto un così alto grado di sensibilità, da percepire anche ciò che non appartiene alla realtà, se non come simboli dei luoghi oscuri e crudeli dell’essere umano: «non credevo che si potesse vivere senza occuparsi del bene e del male, senza fare sottili distinzioni fra l’uno e l’altro e nell’ambito dell’uno e dell’altro» (Angelo Fiore, Il supplente, Isbn Edizioni, Milano 2010, p. 184).

La metafisica de Il supplente non è soltanto ricerca e attesa di una rivelazione, né si esaurisce nella moltitudine delle intuizioni e dei luoghi sospesi tra reale e irreale, ma si rende visibile anche, attraverso un costante procedimento di ‘emblematizzazione’. Se tale processo, in Montale, verrà realizzato soprattutto con l’uso del correlativo oggettivo, in Angelo Fiore (riprendendo le parole di Thomas Stearns Eliot usate per la definizione del correlativo oggettivo), si forma: “da una serie di oggetti, situazioni, una catena di eventi che invocano l’emozione”. Quest’ultima nel romanzo che ha come protagonista Attilio Forra, è prevalentemente smarrimento e dolore. Il supplente figura quindi, come un ampio e metafisico correlativo oggettivo.

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