Giu 18

Lo spaesamento linguistico di Giorgio Vasta

(di CRISTINA PELLEGRINO)

Lo spaesamento è una mirabile forma dell’anima, fratello siamese del disincanto. Quelli che rifiutano di appalesarsi in questo mondo, coltivano ogni mattina questa piantina a due rami con l’acqua del “non stare”, cioè con il sentirsi straniero in qualunque paese, in qualsiasi “patria” e in ogni luogo. (Edmond Jabès in “http://akatalepsia.blogspot.com, 4 Febbraio,2009)

Non a caso Giorgio Vasta per descrivere le sensazioni che prova al suo ritorno a Palermo, sceglie Spaesamento come titolo del suo ultimo romanzo, edito da Laterza nel 2010.
Lo “Spaesamento” di Vasta passa attraverso il linguaggio, un linguaggio che trae, per così dire, la sua forza, la sua capacità di indagine del reale dalla geologia, dalla quale mutua la tecnica del carotaggio, cioè dell’estrarre un campione specifico dal suolo e successivamente studiarlo per estenderne i risultati ad una dimensione più ampia. Nel caso specifico Vasta vuole utilizzare Palermo come una lente d’ingrandimento dei problemi e delle contraddizioni della società italiana.
La lingua di Vasta è attenta ai vocaboli utilizzati, è dotata di una precisione chirurgica, è affilata come se stesse davvero compiendo un “carotaggio” fra le vie della città isolana ed è questo stesso metodo d’indagine che diventa protagonista all’interno del romanzo; di conseguenza il modo di narrare diventa fondamentale per capire la prospettiva adottata dal protagonista. Calato all’interno di questo contesto, il narratore-scienziato deve cercare di tenere un comportamento asettico in modo da non alterare il campione, lasciando che il mondo gli “accada attorno”: in questo modo il “carotaggio” avrà un senso e sarà utile allo scopo.
In “Spaesamento” le parole acquistano un grande potere; è il linguaggio la trivella attraverso cui viene perforata e analizzata la realtà, un linguaggio che,acquistando capacità speculative, scardina la materia e ne rivela il mistero. Nel fare ciò lo scrittore fa ricorso a un vocabolario tratto da diversi ambiti. Innanzitutto si segnalano i termini appartenenti alla scienza meccanica, ne è evidente l’utilizzo, a inizio del primo giorno di “carotaggio”, quando, parlando della “donna cosmetica”, la descrive come “un corpo-dinamo che trasforma le percezioni in desiderio, un motore erotico installato sulla sabbia” (p.14) e continua parlando della “scienza cosmetica che come un esoscheletro le dà forma e struttura” (p.15). La “donna cosmetica” è incarnazione del presente che “si concede” al protagonista “come carota di carne e olio solare da osservare e da indagare” (p.15).

In seguito Vasta ricorre ad un linguaggio che si avvale di termini mutuati dalla medicina quando descrive quel momento di “panico naturale che stringe d’assedio la vita dei quaranta – cinquantenni” (p.19), che condividono sia lui che la “donna cosmetica”, questo si manifesta tramite “periodici risentimenti muscolo scheletrici , in particolare nella regione lombosacrale, […] e in un’aritmia cardiaca che ti blocca in allerta e ti fa imperlare la fronte fino a quando l’allarme si attenua e si prova a ritornare piano alle azioni normali” (p.19).
E di nuovo, alla fine del primo giorno di “carotaggio”, quando a proposito dei palermitani e di quel presentimento della fine quasi perenne che li caratterizza, parla della “tempesta neurovegetativa” che li affligge, facendo ricorso ad una definizione quasi da manuale medico:

“stato cataclismatico che si innesca in un organismo prossimo alla scomparsa e che si esprime attraverso l’attivazione parossistica delle funzioni vitali. Dall’ipertensione alla tachicardia, dall’aumento della contrattilità cardiaca alla vasocostrizione periferica: una ribellione dell’organismo stesso alla percezione, forse al presentimento, della fine. La fisiologia esplode di vitalità perché sente la morte” (p.39).

Questa “tempesta neurovegetativa” non colpisce solo Palermo ma l’Italia tutta e dura da tempo immemore: “passato presente e futuro sono tempesta” (p.40).
Quando il protagonista, vagando per la città alla ricerca di un po’ d’acqua, incontra degli “emo” attua un repentino cambiamento di linguaggio, avvalendosi adesso di un gergo appartenente ai giovani che prende come modello fumetti e film; infatti questi ragazzi vengono definiti come: “pierrot post punk, abitanti di Gotham City, reminiscenze, tra sguardo e capelli, del Corvo Brandon Lee” (p.28). Quando più avanti immagina gli emo che assaltano il barman Vasta commenta:

“… e dunque ho la certezza che da qui a qualche istante si scatenerà l’Ultraviolenza anfetaminica, la ferocia amichevole dei drughi post punk che farà strame del barman supereroe massacrante a colpi di Converse e di pestello metallico da mojito riducendo la sua fronte a un mortaio di carne e ossa craniche, ecc…” (p.33).

Vasta guardando Palermo guarda anche l’Italia, ai suoi problemi e alle sue contraddizioni e l’io narrante si ritrova a riflettere anche su un altro fenomeno, “un idolo” : Berlusconi, continuamente presente all’interno del romanzo “conficcato nell’italianità come la Vespa, come la Bialetti, come la Bicicletta Graziella o le Figurine Panini. E’ un marchio registrato. Trademark” (p.58). Berlusconi è un fenomeno e, per descriverlo, Vasta utilizza nella maggior parte delle occasioni termini che in genere rientrano nel campo del merchandising:

“L’Italia è il prodotto e Berlusconi ne è il marchio” (p.58). Berlusconi, emblema dei nostri tempi, rispecchia l’ambiguità della nostra quotidiana percezione delle cose: “La realtà italiana è incerta. […]La realtà italiana è un’operazione a somma zero.” e “Berlusconi,[…] è la sintesi di questa indistinzione”. (p.105)

Tutto quanto è stato osservato e sottoposto ad analisi nei tre giorni in cui l’io narrante si trova a Palermo, è un’analisi condotta in “silenzio”, non reagendo, facendo in modo che le cose, gli eventi gli scorrano addosso come sudore. Così ne viene fuori una scrittura densa, pregna, frutto di un accurato lavoro sulle parole e i loro significati. Questo diario, anomalo rispetto al panorama letterario contemporaneo, lascia una traccia che forse potrà essere proseguita da altri scrittori, una strada che parte dalle parole per incidere nella nostra realtà.

About The Author