Lug 31

Il rapporto tra Mar e Miranda

(di Giovan Battista Lo Cascio)

Uno dei topoi ricorrenti all’interno del romanzo Oltre Babilonia di Igiaba Scego è il rapporto tra le generazioni. Tra questi merita attenzione il rapporto tra Mar, la maschiaccia trentenne che sfreccia sulle strade di Roma alla guida del suo SH verde metallizzato vestita di jeans strappati e t-shirt, e la madre Miranda, la poetessa di origini argentine trapiantata in Italia. Rapporto che non è mai stato idilliaco, eccezion fatta per i primissimi anni dell’infanzia di Mar, quando la madre la cullava sulle note di Bob Dylan e di Alfonsina. Già da bambina Mar sente di essere trascurata dalla madre e tenta di alleviare la carenza di affetto abbuffandosi di dolciumi:

Da piccola se ne sarebbe mangiati quindici di seguito, di quegli strani croissant burrosi. Le davano la dolcezza che sua madre non le sapeva dare. Sempre persa nei suoi reading, la mamma. Mar era ingrassata per farle vedere che anche lei, sua figlia, la figlia nera, occupava uno spazio… e che spazio. (pp. 74)

Miranda (secondo quanto emerge dai diversi monologhi interiori di Mar, resi attraverso l’indiretto libero) ha eretto un muro di incomunicabilità tra se stessa e la figlia, non tentando di conseguenza né di comprendere quest’ultima né tantomeno di farsi comprendere. La rinomata scrittrice, raccontando assai poco del suo vissuto in Argentina, un vissuto che la figlia, per quanto si sforzi, non riesce a ricostruire nemmeno dalla lettura delle sue sillogi poetiche, appare a Mar quasi come una perfetta sconosciuta. Le due donne, come avverte Miranda, sono molto diverse e nello stesso tempo assai simili:

Era convinta che questo fosse possibile con quella figlia strana che non le assomigliava per niente. Né fisicamente né spiritualmente. O forse le assomigliava molto. (p. 29)

Miranda ha infatti la pelle chiara e dei capelli morbidi e setosi, mentre la figlia, frutto di una notte d’amore con Elias, un uomo di origini somale, ha una carnagione di colore scuro e una selva di capelli crespi e ispidi, come le setole di un maiale, che detesta; Miranda, scrittrice apprezzata da un vasto pubblico di lettori, spesso in giro per il mondo e in rapporti di amicizia con molta gente importante ed artisti, è abituata alle luci della ribalta, Mar invece, non meno colta e intelligente della madre, conduce un’esistenza molto più appartata. E spesse volte è proprio la fama della madre a porre in ombra la figlia:

Tutti conoscevano Miranda. Al solito. (…)Voleva gridarlo. Se tutti avessero saputo che lei, quella maschiaccia con i jeans strappati e la canottiera bianca, era la figlia di quella bella donna in verde, avrebbero forse cambiato il loro atteggiamento indifferente? Era invisibile. Non le piaceva esserlo. (p. 332)

La madre e la figlia sono però al contempo accomunate da un profondo senso di sofferenza. Mar soffre innanzitutto per la mancanza di un’identità etnica ben definita, a cui allude già il termine nus-nus (la , in lingua somala), scelto da Igiaba Scego per connotare il personaggio:

Io Mar Ribero Martino che senso ho? (…) Un padre negro, una madre figlia di terroni (…) Frutto ibrido senza colore. Senza collocazione. Una mezzo sangue che non appartiene a nulla. (…) Mezzosangue. Seminegra. Mi vergogno. Per i black non abbastanza scura. Per i white non abbastanza chiara. (pp. 388-389)

Altre cause del suo dolore sono l’assenza di una figura paterna e di una vera famiglia, e l’incapacità di emulare la madre, da cui peraltro deriva un pesante senso di inferiorità. Non si dimentichi che si tratta anche di un dolore ereditato inconsapevolmente da Miranda, ossessionata dal ricordo della figura della madre Renata e tormentata dal senso di colpa per gli errori commessi durante gli anni di gioventù e dal rimorso di non aver mosso un dito per salvare il fratello Renato e molti altri desaparecidos come lui: “Non sono stata meglio dei torturatori, in fin dei conti sono stata una volgare complice del sistema” (p. 96).

L’infanzia e l’adolescenza di Miranda, come nel caso di Mar, sono segnate da un rapporto assai conflittuale con la madre, Renata, che adora invece l’altro figlio, Ernesto. Renata, è molto dura e scostante con Miranda, non ha per lei parole di affetto o di stima, ma al contrario le dimostra palesemente di non amarla, di non apprezzarla e di non accettarla come figlia, facendola sentire una nullità:

Per mamma io ero una persona inutile (…) Le dita erano tozze, quadrate, massicce. Mamma me lo faceva notare ogni giorno. Mi rimproverava la mie imperfezioni. Voleva una figlia che le assomigliasse in fascino e malizia. Le sono venuta fuori io. Non lo ha mai sopportato. (p. 89)

Miranda è una madre assai diversa da Renata: vuole un gran bene alla figlia, anche se non riesce ad esternarlo, e le sue mancanze sono commesse involontariamente. Ed è proprio per dire a Mar tutte le parole che non le ha mai detto (oltre che per svelarle il suo passato) che inizia durante la vacanza a Tunisi la stesura di una sorta di diario postumo dedicato alla figlia. La scrittura di questo diario assume per Miranda anche un’ importante valenza salvifica ossia le consente in qualche modo di liberarsi dal profondo dolore accumulato nel corso degli anni e di rinascere quasi a vita nuova:

Però io, Miranda, tua madre, una donna scrivo. Trasformo il pianto in una lingua, in una ribellione. Prima ero sfocata. Tua madre, Miranda, la poetessa sfocata. Quasi inutile. Non riuscivo a vedermi, a farmi vedere. Ora che ti ho raccontato della Flaca, del mio più grande affetto, ecco che la mia immagine riappare. Sono qui una reaparecida. (p. 415)

La mancanza di autostima di Mar e Miranda, avendo come corollario una propensione all’autolesionismo, porta le due donne a legarsi sentimentalmente alle persone sbagliate.

Miranda, da ragazza, a Buenos Aires è l’amante di Carlos, un militare al servizio del regime dittatoriale, che potrebbe essere stato uno dei torturatori di Ernesto. Quest’uomo la teneva come un puro oggetto di piacere, atto a soddisfare i suoi più perversi appetiti sessuali, che sfiorano il limite del sadismo: “Il suo sperma di solito me lo innaffiava sulla faccia. Non so perché lo eccitava da morire. Anche impedirmi di sputare la sua roba era un’altra cosa che gli risvegliava i sensi”. Ed è solo in Italia, dove ha inizio una vita migliore, che Miranda, grazie ad Elias, si sente per la prima volta una donna nel senso pieno del termine:

Con Carlos mai avuto un orgasmo. Con Elias, tuo padre si. La prima ed unica volta. Elias era gentile. Sapeva dove toccarmi, cosa fare, cosa dire. Era così insolito per me essere trattata come una persona, che per la felicità ebbi una serie di orgasmi multipli. (p. 241)

Mar invece cade tra le braccia di Patricia, una ragazza, profondamente egoista e incurante di nessun’altra persona eccetto sé stessa, la quale non riserva alla compagna le attenzioni e il calore, che dovrebbero essere alla base di un sano rapporto d’amore, ma è solamente capace di farle del male e di infliggerle delle umiliazioni, la peggiore delle quali è quella di indurla ad abortire, dopo averla convinta ad andare ripetutamente a letto con un tale di nome Vincenzo per rimanere incinta. Nella vita di Mar non ci sono solo donne ma anche uomini. La giovane donna è dunque una nus-nus in senso non solo etnico ma anche sessuale. Anche Miranda, da ragazza, è stata attratta da una donna, la fidanzata del fratello, soprannominata la Flaca, con la quale c’è stato solo un bacio sulle labbra. Si tratta però di un’attrazione puramente spirituale, non fisica. Miranda vorrebbe che la Flaca le trasmettesse quella purezza e quella perfezione da lei incarnate. Una purezza e una perfezione peraltro tanto elogiate dalla stessa madre di Miranda.

Le ultime pagine del romanzo lasciano intuire come, grazie anche al viaggio a Tunisi, alla fine Mar e Miranda cercheranno di avvicinarsi l’una all’altra e di instaurare un legame più intenso rispetto a prima:

Mar aveva usato un tono accogliente, un tono che non usava mai negli scambi linguistici con Miranda. La donna ne fu meravigliata. Ne fu anche felice. Poi Mar lanciò la sua proposta. […] Invece le previsioni di Mar risultarono errate. Miranda accettò con gioia. E per sottolinearle quella gioia l’abbracciò. Mar pensò che la Tunisia stava facendo un gran bene a sua madre. Lei rispose all’abbraccio stringendola ancora di più. Anche a Mar la Tunisia stava facendo un gran bene(p. 221)

E Mar arriverà anche ad accettare se stessa così come è:

Mar si toccò la testa. Pensò che i suoi capelli erano più segosi di quelli di Miranda. E che alla fin fine quell’odore di cute bruciata le era venuto a noia. Chiuse gli occhi e vide i colori fusi della sua pelle. Impasto di bianco e nero, di rosso e giallo. Sorrise Mar. Il suo bambino aveva i suoi stessi capelli, la sua stessa selva. Lo trovò bellissimo. (p. 397)

Luglio 2011

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