Lug 13

“Ragazze che dovresti conoscere” di AA.VV.

Saranno anche bad girls ma vien proprio voglia d’incontrarle. Almeno una volta e almeno nel mondo della virtualità per eccellenza: la letteratura. Sono le quattordici scrittrici, alcune delle quali esordienti, che hanno dato vita ai racconti di Ragazze che dovresti conoscere. Tutte donne, tutte intorno ai trent’anni e tutte italiane: Vinci, Gambetta, Muratori, Maran, Gribojedowa, Santangelo, Bonvicini, Alessandra C, D’Alessio, Ambrosecchio, Blasi, Postorino, Ciabatti e Stancanelli.

Il filo attraverso cui si tesse la Sex Anthology edita da Einaudi Stile libero (2004) è il tentativo di trasfigurare nella narrazione momenti dell’esperienza altrimenti scritta sul corpo, sulla superficie epidermica o nelle viscere: nascita, morte, maternità, amore e certamente sesso. E la sessualità tratteggiata sulla pagina è un grumo complesso, una matassa fatta di pensieri e sensazioni che sono figli del passato, lontano e vicino, dei protagonisti: una sessualità spesso scollegata dalla sensualità, a volte amara, malinconica o stanca, altre volte aggressiva e violenta, quasi sempre istintuale e in ogni caso incisa sulla pelle come un tatuaggio che non andrà via.

Nei quattordici testi prevale la scelta della prima persona ed è frequente il ricorso al monologo (interiore o recitato), come a sottolineare il desiderio da parte delle autrici di parlare a partire da sé, anche nella forma mediata della trasfigurazione letteraria. Le narrazioni sono quasi tutte affidate a una frammentarietà stilistica che corrisponde, forse, a pensieri spezzati e rende evidente il labile confine tra il riflettersi in un specchio e il raccontare storie a un lettore immaginario: la punteggiatura è spesso sincopata e le pause della mente corrispondono a stasi nella narrazione. Al di là della sottile tramatura comune, ogni narratrice segue alla fine un percorso personale che trasforma la sex anthology in un complesso mosaico.
Singolare, in questo contesto, la scelta di Deborah Gambetta, classe 1970, che, nel suo Espiazione, affida voce e punto di vista a un personaggio maschile. Un uomo costretto, per una colpa che non potrà mai essere sanata, a osservare la moglie mentre trasforma il proprio corpo, da monumento dell’amore coniugale a consapevole strumento di tortura.

Se “corporeità” è la parola chiave intorno alla quale l’antologia si dipana, merita almeno un accenno La superstrada di Evelina Santangelo. Narrazione, corpo e percezione del territorio nel racconto della prosatrice palermitana diventano un unicum inestricabile: mentre, lentamente e faticosamente affogata nel cemento voluto dall’uomo, la campagna italiana si riduce, la protagonista ingrassa placidamente e la sua carne “sconfinata” e “giallorosata” conquista un nuovo, personale, spazio vitale.
Dalla carnalità assoluta si passa, con l’esperta di intrattenimento elettronico Alessandra C,  all’incorporeità per eccellenza dei virtual games. In Skip intro il desiderio è fatto di dita che si muovono veloci sulla tastiera del pc e di occhi che guardano voraci i pixel “a forma d’acido lisergico” sul desktop, saltando i preliminari che, come le istruzioni di un gioco, ritardano il piacere. E il ritmo della narrazione, da lento e prosaico, si fa incalzante, concitato per poi rallentare di nuovo. “Questo è il mio spazio” afferma la protagonista parlando della sua postazione video: uno spazio che, da virtuale, diventa l’unica realtà possibile. Fuori di essa nel nostro mondo da nomadi metropolitani, il contatto fisico non può avere luogo. Il cyborg, creatura transgender per natura, risulta così, nella narrazione di Alessandra C,  paradossalmente meno instabile del normale, e un po’ banale, precario esistenziale.

Alla bellezza intatta del piacere assoluto perché non consumato, è dedicato In una capsula,della calabrese Rosella Postorino. In questo caso la voce narrante interna lancia al pubblico dei miscredenti una rivendicazione risentita. Come si può biasimare la scelta di chi, abbandonando il mondo per la vita claustrale, blocca il tempo e trasforma il proprio corpo in potenzialità infinita? Se in Skip intro l’energia erotica è fornita dallo strumento elettronico, nella capsula di Postorino il godimento perfetto è dato dalla mancanza di azione. Coerentemente con il contenuto, la forma della narrazione è breve, compatta. Ogni cosa viene detta con chiarezza e rigore, senza cedere a quei  particolari che portano in sé il germe della consunzione.

Ljuba Gribojedowa è uno pseudonimo, usato per discrezione perché l’autrice racconta fatti di cui ha diretta conoscenza. Eppure, che sia un racconto di fantasia o no, Luna Luna di sera non ha niente di scabroso. In una casa d’appuntamenti la giovanissima Luna aspetta di essere scelta, aspetta che arrivi il suo turno e di raggiungere, con un cliente senza nome, una stanza colorata. Nel frattempo pensa o meglio registra, a metà tra il flusso di coscienza e il monologo interiore, ciò che avviene intorno a lei: il via vai delle amiche, la bottiglia di alcol nascosta nella credenza, la bellezza dei corpi. Il suo è un racconto dell’attesa, interamente affidato a un narrare fluido, lento e tranquillo, senza sussulti dati da colpi di scena o improvvisi mutamenti di registro linguistico. Ad assecondare il ritmo, del resto, è l’uso costante dei puntini di sospensione. La ragazza attende e nella sua attesa non c’è spazio per pensieri razionali.
Ci sono momenti, infatti, lo sa Luna e lo sanno le Ragazze che dovresti conoscere, in cui a parlare è solo il corpo, nella sua concretezza. Senza ragione e senza perché.

AA. VV., Ragazze che dovresti conoscere. The sex Anthology, Einaudi, Torino 2004

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