Lug 13

Procedimenti ironici in Con le peggiori intenzioni

In frasi, segmenti e, spesso, in vaste porzioni del romanzo Con le peggiori intenzioni di Alessandro Piperno, è possibile cogliere una sottile ironia dell’autore che permette di intuire le sue prese di posizione in relazione agli eventi e ai personaggi descritti.

L’ironia è una figura retorica che consiste nel far intendere il contrario di quanto si dice, ha un carattere sfuggente ed è difficile da individuare, a volte si può confondere con il sarcasmo e l’umorismo. Nel romanzo, infatti, molte espressioni sono piuttosto ambigue e possono essere ascritte alle varie figure retoriche sopra ricordate.

Sin dalle prime pagine si avverte l’atteggiamento ironico di Piperno, e precisamente a pag. 16, troviamo:

Avendo ingerito, dopo una confortevole adolescenza, la dose di frustrazione erotica che furono, al postutto, le leggi antiebraiche del ´38, letteralmente contagiati dall’epidemica allegria postbellica, questi giudei della Roma “bene” avevano sostituito – con che estemporaneità!- al terrore per Benito Mussolini e Adolf Hitler la mimetica venerazione per Clark Gable e per Liz Taylor. Era come se quella spaventosa clownesca coppia di dittatori non fosse mai esistita…

In questo periodo è interessante notare come il significato delle leggi antiebraiche venga ridotto a causa di frustrazione erotica e come l’ossimoro “spaventosa clownesca coppia” venga utilizzato dall’autore per ironizzare su due figure storiche che rivestirono un ruolo importante in un momento tragico della storia. Il lettore, che ha coscienza della tragicità degli eventi, può cogliere l’obiettivo dell’autore di ridicolizzare tali personaggi.
Nel romanzo si evidenziano due tipi di ironia: un’ironia giudicante e un’ironia antifrastica. Esempi di ironia giudicante sono:

Se questa rimozione collettiva non fosse esistita, come avrebbe fatto nonna Ada… a partecipare con tanta commozione all’essiccamento delle sue ortensie alla fine di ogni estate? (pp. 16-17).

In questa frase interrogativa si scorge un’ironia giudicante del narratore che appunto fa riferimento alla commozione della nonna di Daniel, dovuta al fatto che i fiori dopo un ciclo di fioritura appassiscono, non provando però alcun sentimento di dolore per le sofferenze patite nei campi di sterminio dagli ebrei, evento che è stato rimosso.

“Polpettone di facilona amoralità in salsa di megalomania ebraica” (p. 33): in questo caso l’autore ironizza sul nonno di Daniel richiamando l’immagine del cibo per evidenziare due difetti di Bepy, l’amoralità e la megalomania. “Sì, era un enigma purgato della viscosità degli enigmi” (p. 90): qui, invece, Piperno ironizza su Luca Sonnino definito appunto un enigma perché avente tratti opposti di difficile identificazione e comprensibilità. In un’occorrenza successiva (“una banda stonata di sbruffoni, disonesti, faciloni, egotisti, che vivevano al di sopra delle proprie possibilità”, p. 153), si giudica la vita borghese degli ebrei romani, cui appartiene lo stesso autore, attraverso l’utilizzo di aggettivi negativi.

Più numerosi sono gli esempi di ironia antifrastica: “eppure questo arcangelo – via, ragazzi, un uomo così distinto! – è venuto lo stesso: è qui al funerale tra noi.” (p. 30). Qui il narratore utilizza il termine “arcangelo” per riferirsi a Nanni Cittadini proprio per far intendere il contrario, infatti, nel corso del racconto emerge un odio profondo di Daniel nei confronti di quest’ultimo. Lo stesso riferimento ricorre inoltre in un altro passo del romanzo, e precisamente a pagina 126: “L’arcangelo Gabriele in corpore vivi”. Più avanti si ritrova pure: “Il Santo Protettore dei miei odi interclassisti” (p. 160).

Ma altrettanto numerosi sono gli esempi di ironia antifrastica che si riferiscono non tanto ad un personaggio, quanto ad un avvenimento storico. Così, allorchè l’autore parla di “quella pagliacciata del Kippur” (p. 62), il lettore viene posto di fronte ad un’espressione chiaramente ironica. Non altrimenti, riferendosi allo Stato di Israele, Piperno scrive: “sì questa strana lingua desertica che gli ebrei di tutto il mondo chiamano «nazione»” (p. 70). Qui è evidente che l’aggettivo ”strana” viene utilizzato ironicamente in quanto si vuole viceversa sottolineare l’assoluta normalità del territorio.

Ma mi sembrava ancora più incredibile che il destino di molte persone potesse essere stato deciso da un po’ di vernice dispiegata con un pennello su una tela da un assassino straccione morto in circostanze misteriose quattrocento anni prima (pp.124-125).

Qui si fa riferimento in modo antifrastico a Caravaggio, in quanto sia lo scrittore che il lettore conoscono la grandezza di tale artista e non lo ritengono affatto un assassino straccione. Infine, l’autore non si esime dal criticare antifrasticamente il tempo presente; l’epoca in cui viviamo viene definita, infatti, “un’epoca pacifica” ma è chiaro che anche in questo caso Piperno intende significare il contrario di quanto afferma:

Temo che in quest’epoca così pacifica si sottovaluti la bellezza intrinseca di certi atti violentemente liberatori (p. 263).

 

giugno 2007

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