Lug 13

“Patrie impure” di AA.VV.

“Un Paese senza memoria. Un Paese senza storia. Un Paese senza passato […] Un Paese senza avvenire?”. Così scriveva Alberto Arbasino nel 1980, nel suo libro Un paese senza. È l’Italia un Paese senza patria, come sosteneva Guido Ceronetti nel 1985? E se per noi italiani la patria non esiste, quale possibilità abbiamo di sentirci parte di uno Stato?Quarantadue narratori, da Antonio Moresco a Filippo La Porta, da Giosuè Calaciura ad Andrea Demarchi, da Laura Pariani a Marco Baliani, hanno dato vita, sotto l’attenta ‘regia’ di Benedetta Centovalli, ad un’antologia di racconti o, meglio, ad un ‘romanzo’ a più voci sull’Italia contemporanea, dal titolo emblematico Patrie impure.

 

Quarantadue autori di età e formazione diversa, con stili diversi e un diverso sguardo sulla realtà, ci hanno consegnato il loro personale ritratto dell’Italia, praticando forme di scrittura impura, a metà tra racconto e diario, reportage e prosa civile, critica letteraria e scrittura autobiografica. Il risultato è uno splendido ‘romanzo’ sull’Italia di oggi, intesa non come Patria ma come un insieme di Patrie possibili, dove convivono identità e diversità, tolleranza e razzismo, tradizione e innovazione.Come sottolinea Benedetta Centovalli nell’introduzione al volume:

Patrie impure è un libro-inchiesta sul presente, tra indagine socioculturale e discorso letterario su come siamo e come siamo cambiati, affidato alla voce di 42 autori di differenti generazioni con un’età compresa tra i trenta e i cinquant’anni, in cammino o nel pieno della maturità. Un ritratto dell’Italia attraverso le nuove narrazioni, i molteplici sguardi sui luoghi, miti, comportamenti, le istantanee del Paese nei primi anni Dieci del Duemila, un puzzle dolente e carico di domande inevase.

Cinque sezioni strutturano l’antologia: nella prima, intitolata Potere e poteri, si segnalano i contributi della stessa Benedetta Centovalli, autrice di un saggio-requisitoria sull’attuale politica mondiale, arrogante e guerrafondaia, dal titolo Né con Topolino né con i Mullah; il coraggioso racconto di Antonio Moresco intitolato I maiali, una terribile invettiva contro le «maschere di gomma» dei politici al potere, e il saggio di Filippo La Porta, intitolato Basta con la letteratura!, in cui è stigmatizzata l’attuale spinta alla culturalizzazione di massa, che potrebbe portare alla creazione di una sotto-cultura e di un sotto-pensiero.

Due contributi molto diversi sul mondo della scuola, nella terza sezione intitolata Istruzione, educazione, sono quelli di Giosuè Calaciura e di Andrea Demarchi, autori rispettivamente dei racconti Il sussidiario e Un insegnante. Calaciura racconta, alla sua maniera, l’itinerario di formazione di un bambino, che custodisce con sé un sussidiario regalatogli dal padre morto, e che per lui diventa «la cassa da morto di suo padre insepolto»; Demarchi racconta invece il primo giorno di scuola di un insegnante, anche se inaspettatamente cambia registro e rievoca i suoi incontri con lo scrittore Pier Vittorio Tondelli, grande talent scout e maestro indiscusso per un’ intera generazione di scrittori under 25.

Le due sezioni Società e Società civile e politica contengono, tra gli altri, due racconti di Melania Mazzucco e Laura Pariani: il primo, dal titolo Loro, è il diario di un saggio di regia, poi non più realizzato, dedicato alla realtà dell’immigrazione: il racconto è servito da spunto alla scrittrice per l’elaborazione del suo ultimo romanzo, Vita, che narra una vicenda di emigrazione, quella di due bambini italiani, Vita e Diamante, che tentano la fortuna in America.Il racconto della Pariani, intitolato Vecchiaie, è invece una riflessione dolente sulle diverse forme di vecchiaia, con la speranza che un giorno invecchiare sarà “in”.

Nella sezione conclusiva, dal titolo Memoria e presente, un esempio di scrittura ‘impura’ è rappresentato dal racconto Eteocle va alla guerra di Marco Baliani, attore e regista teatrale, che rievoca le fasi culminanti dello spettacolo di Mario Martone, I sette contro Tebe.

Quello che accomuna tutti i contributi presenti in Patrie impure è il ritratto non convenzionale dell’Italia, un Paese talvolta senza senso, come direbbe Arbasino, dominato dalla corruzione e dall’individualismo, ma anche un Paese in continua mutazione, sempre più aperto verso orizzonti multiculturali; laddove c’è miseria e desolazione, guerra e povertà, la scrittura si connota come la grande utopia capace di riscattare la realtà e di illuminarla di sempre nuovi e inusuali significati.

dicembre 2004

Patrie impure. Italia, autoritratto a più voci
A cura di Benedetta Centovalli
Milano, Rizzoli, 2003,

 

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