Lug 13

Occorrenze e nuclei tematici in Con le peggiori intenzioni di Alessandro Piperno

La ricerca delle occorrenze linguistiche nel testo è un utile strumento per individuare i nuclei tematici del romanzo.
Sette sono le aree semantiche principali. Qui sono suddivise per coppie oppositive:

Ricordo/Oblio (memoria reminiscenza nostalgia /dimenticanza rimozione cancellare)

Dissimulazione/Ostentazione (finzione mascheramento nascondere mistificare contraffazione / esibizione)

Martirio/Eroismo (vittima sacrificio/mito)

Invidia/Vergogna (colpa)

Follia/Benessere (delirio ossessione pazzia matto mentecatto mania)

Bellezza/Bruttezza (decoro)

Fortuna/Fallimento (felicità splendore/degrado sconfitta caduta)

Dall’esame dei risultati emergono le seguenti osservazioni:

Il motivo del ricordo accompagna tutto lo sviluppo del romanzo, tanto che la struttura stessa del racconto si basa sul processo di reminiscenza di Daniel, la voce narrante. Il modello di Proust è qui un falso-modello: in realtà il meccanismo del ricordo è ben lontano dall’essere un mezzo per ritrovare un tempo perduto capace di dare un ordine all’esistenza; sembra infatti che la memoria agisca come una sorta di castigo, una terribile conseguenza dell’avere in precedenza vissuto (si giustifica in questo modo la citazione di Capote tra gli ex ergo). Il ricordo aggredisce Gaia quando ripensa al suo Dav perduto; per Bepy è l’orizzonte grigio e brutto della vecchiaia.

Niente di meglio, dunque, che dedicarsi all’Oblio: dai coniugi Sonnino, indaffarati a organizzare una “rimozione collettiva”, al loro primogenito Luca, per il quale la nostalgia è sintomo di scarsa intelligenza (“un uomo intelligente […] non poteva, né doveva indulgere in nostalgie”), per finire con Karen che “per sbarazzarsi dei suoi morti, aveva edificato un tempio invisibile dedicato all’Oblio e al Depistaggio”.

Al motivo del ricordo si lega strettamente il motivo del tormento, del martirio. Daniel stesso, alla fine del romanzo sembra essere giunto alla giusta fine del suo “calvario erotico”, in un’immagine che rievoca la Passione di Cristo:

Questa è la storia del secondo ebreo giustamente crocifisso da un’oligarchia di romani. Questa è la storia della mia crocifissione, dopo la quale non sarei mai potuto risorgere.

Un’altra vittima sacrificale spicca tra tutti: Fiamma Bonanno, “la preziosa, insostituibile Teresa di Calcutta”, la quale “voleva identificarsi con la vittima”, in un “gioco al massacro. Una disciplina dell’autodegradazione”, un “delirio oblativo, perché questa era la vita che aveva scelto”. Il personaggio di Fiamma è infatti l’unico a trasgredire le regole della rimozione, costruendosi in relazione antitetica rispetto alle figure che la circondano: “per lei il peccato mortale era dimenticare, […] ciò che lei detestava era l’antimemoria del marito”.

L’oblio si riallaccia ad un altro tema fondamentale del romanzo, cioè quello della dissimulazione, in quanto i meccanismi di rimozione hanno lo scopo, in molti casi, di aiutare il personaggio a dimenticarsi di sé, ricostruirsi a proprio piacimento, a fingere di non essere ciò che si è. Tutti, nel romanzo, sono grandi maestri della Dissimulazione. Primo fra tutti Bepy, “un asso nell’arte dello scherno e della dissimulazione”, il quale passerà questa dote in eredità al figlio Luca, “affinché dimenticasse il suo singolarissimo aspetto”. La dissimulazione è il comune denominatore, una necessità vitale, un’ esigenza primaria:

“smantellando quell’apparato di contraffazioni, la vita avrebbe avuto un sapore diverso. […] Sarebbe come chiedersi che cosa cambierebbe nella nostra vita se ci liberassimo dell’incombenza quotidiana di mangiare e di bere.”

Invidia e vergogna, ancora, sono altre tematiche centrali nel romanzo. L’una non esclude l’altra, come se desiderare ciò che non si possiede e possedere ciò che non si vorrebbe fossero le due facce di una stessa medaglia. Ancora una volta è Karen l’emblema di questo connubio: l’invidia nei confronti delle altre famiglie e “la vergogna ispiratale dal nulla dietro di sé”, sono l’una il completamento dell’altra. Vergogna e senso dicColpa hanno un altro protagonista incontrastato: Nanni Cittadini, per il quale la morte del figlio e la “pazzia” del nipote sono causa di un tormento esistenziale: “se c’era un colpevole quello era…Qui Nanni si era interrotto tra i singhiozzi”.

La pazzia e la malattia mentale sono temi fondamentali di questa storia, non solo perché di ossessioni e nevrosi si parla lungo tutto il romanzo ( il termine mania compare 19 volte spesso in forma composta: mitomania, sessuomania, erotomania, megalomania, cleptomania), ma anche perché ogni personaggio, in varia misura, sembra esserne affetto, Daniel in testa. A Giacomo è riconosciuto, non solo dal nonno ma da tutta la società, il ruolo di “mentecatto”; eppure egli sembra meglio degli altri predisposto a riconoscere la realtà senza l’esigenza di mistificarla e lucidamente riflettere sui fatti e suoi luoghi della storia, per di più scaricando a Nanni la patente di matto:

Quel pazzo squinternato di Nanni.[…] A te Nanni sembra normale, a tutti sembra normale e ponderato. […]Ma credimi, basta viverci insieme giorno per giorno per rendersi conto che è lui il vero matto della compagnia. Mica io. E’ lui.

Un altro filtro semantico da cui ricavare molte riflessioni è quello del binomio Bellezza/Bruttezza. Due personaggi in particolare hanno la prerogativa assoluta della bellezza: Karen e Dav Ruben. Karen è descritta con un lungo asindeto: “quarantaduenne bionda poliglotta svampita griffata snob minata da umorali intermittenze, e assolutamente bella”; mentre di Dav si dice: “la sua bellezza assumeva agli occhi del mondo una legittimità morale”. Eppure nessuno sembra soddisfatto del proprio aspetto esteriore: Daniel rimprovera il padre per non averlo “fatto bello come un attore”, mentre Giorgio Sevi vive una “estetica disfunzione”, “messa agli atti come dramma n. 1” che lo costringe ad “una bellezza noiosa”. Essere belli, dunque, non è sintomo di Felicità, così come la Felicità non ha sempre una connotazione positiva: per Nanni, per esempio, è una vera ossessione, “lui ha un conto in sospeso con la felicità”.

Tutto il romanzo ruota intorno ad altri due concetti, quelli di Successo e Fallimento: l’ ascesa e caduta della famiglia Sonnino, l’“estemporanea buona sorte” della famiglia Cittadini e i buoni affari di Alfio Bonanno, l’orgogliosa rivincita di Giorgio Sevi e il totale fallimento di Daniel , il quale più volte descrive se stesso come un fallito:”Non è mica uno scherzo incarnare l’idea stessa del Fallimento!”o quando parla della sua “fallita rivoluzione”.

Ricordo Bellezza Felicità Splendore servono a comunicare l’esatto loro contrario. Il ricorso ad una specifica terminologia rappresenta per Piperno uno dei mezzi possibili per creare un discorso ironico basato sull’antifrasi.

maggio 2007

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