Lug 13

La favola della vita vera

Amara declinazione del racconto fiabesco, La favola della vita vera di Alessandro Piperno narra il difficile tentativo di iniziazione di Tati Cohen, un ventiduenne segregato per una lunga malattia in una prigione tecnologica, da cui fugge per respirare l’odore della «vita vera». L’allontanamento da casa, e la successiva infrazione di alcuni divieti, costituiscono l’insieme delle prove che il giovane ‘eroe’ deve affrontare per tornare reintegrato nella sua condizione di partenza. Ma non sarà così. L’angoscia che gli deriva dall’intuizione improvvisa della sua libertà illimitata lo condanna alla paralisi. Nella sua coscienza protesa verso un futuro pieno di possibilità si infiltrerà la percezione vertiginosa del Nulla.

In uno stile asciutto e scarno, che tradisce la necessità, per l’autore, di adattare la sua prosa turgida alla misura del racconto breve, con risultati non sempre convincenti soprattutto a livello linguistico, Piperno racconta la verbildung di un giovane che si vede vivere costantemente, vittima di un complesso d’inferiorità che limita i suoi goffi avvicinamenti al mondo, giacché il veleno terribile della consapevolezza s’insinua in ogni azione del protagonista. Se prima della fuga Tati si era sentito appagato del contatto con la madre, i cui effluvi odorosi obnubilavano la coscienza del ragazzo malato – appena entrata nella sua stanza, Tati immergeva il suo naso uncinato negli avambracci della donna – l’odore della «vita vera» gli impone un’azione risoluta, la necessità di infrangere quel patto terribile, che lo costringe a vivere da recluso, ed affrontare l’esterno, gli altri, senza indugi.

Il pretesto è offerto dalle nozze bavaresi di Martin, un facoltoso giovanotto tedesco con cui il protagonista ha intrecciato, dallo schermo freddo del suo computer, una lunga relazione a distanza. Il giovane ed estroverso Martin, viaggiatore instancabile, è quello che ci vuole per Tati, «una porta spalancata sull’universo», la sua esatta antitesi da guardare con un misto di invidia e ammirazione. Preannuncio di future infrazioni, l’amicizia con un ragazzo tedesco costituisce la prima deviazione per l’ebreo Cohen, che in seguito alla fuga si ritroverà, nello scenario fiabesco ed esotico della dimora aristocratica dell’amico, tra aitanti camerieri che si muovono a passo di danza nelle sale ornate di armature e alabarde, a tu per tu con una fanciulla dall’inquietante cognome, di cui s’innamora.

l massimo della trasgressione, se non fosse che anche questo è uno dei tanti atti mancati del protagonista, che non riuscirà a sfuggire un momento alla prigione della sua coscienza. La «vita vera», dall’odore eccitante, può celare aspetti rivoltanti specie quando precipita l’ ‘eroe’ nella percezione della sua disperante solitudine e, soprattutto, nella terrificante consapevolezza dei vincoli materiali che chiudono l’individuo in una forma: «Possibile che il corpo fosse un così terribile impedimento per un essere umano? Non sarebbe tutto più facile se il corpo non esistesse?». La bildung rovesciata di Tati Cohen si conclude, dunque, nel segno della paralisi: una vita vissuta all’insegna della menzogna difensiva non può sfuggire agli attacchi della vertigine nichilistica, che ci inabissa nel buco nero della nostra coscienza nullificante:

Non era mai stato così ossessionato dal suo futuro prossimo. Cosa avrebbe fatto domani? Davvero era in grado di buttare tutto questo alle spalle per tornare a Roma? Davvero era capace di affrontare la madre? I suoi rimproveri? La sua disperazione? Lo aspettava il solito letto? Altri anni di segregazione? Si sentì stanco e non all’altezza. La «vita vera» aveva un ritmo così incalzante e ti poneva di fronte a un campionario così vasto di scelte. Tati non era abituato alle risoluzioni, né a pensare al futuro. Ora lo sentiva orridamente spalancato di fronte a sé, come un burrone (La favola della vita vera, p. 85).

Il programma libertario del protagonista si risolve, allora, in un’implosione della volontà, in un’ennesima fuga dalla pienezza dell’essere che ha emanato, con troppa intensità, tutto il suo odore attraente e nauseante.

giugno 2007

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