Lug 13

Il sistema dei personaggi di con le peggiori intenzioni di Alessandro Piperno

È possibile identificarsi nei personaggi di Piperno? È possibile che , come lo stesso autore ha dichiarato in un’intervista , il grande successo di Con le peggiori intenzioni sia stato determinato dal grado di identificazione che il lettore trova con i protagonisti del romanzo?

Il mondo di Con le peggiori intenzioni ci appare, ad una prima lettura, regolato dalla finzione e dalla mistificazione, i personaggi sembrano essere più attori di una recita, che persone in carne e ossa.

Protagonista e io narrante del romanzo è Daniel Sonnino, appartenente a una famiglia di ebrei dell’alta borghesia romana degli anni Ottanta, si descrive come un “adolescente disperato” , dal “profilo woodyalleniano”, ossessionato dal disagio di essere un “mezzo ebreo” in una famiglia di ebrei, un perdente in un mondo di vincenti, un pervertito in una società apparentemente puritana e formale. Ultimo rappresentante di un’epopea familiare in tre generazioni – quella del nonno Bepy e del suo “splendido secolo” , quella dell’incipiente declino del padre Luca, e quella ormai priva di fasti di Daniel – si autodefinisce ironicamente “palletta di grasso inoffensiva” e “il Più Grande Trafugatore di Calze Femminili dell’Emisfero Boreale”.

È quindi difficile che il lettore si identifichi nel protagonista, un “contaballe di professione”, scrittore fallito, trentenne grasso e calvo, che non riesce più a credere alle frottole che racconta, ostracizzato dall’alta società, incapace anche si essere convincente nella recita della sua parte.

Uno dei personaggi principali della storia è Bepy Sonnino, il nonno di Daniel, descritto come un viveur, ”funambolo del sesso adulterino”, dalla carnagione scura, elegantemente vestito, che riesce a raggiungere l’apice dell’affermazione sociale, e successivamente provoca il suo stesso declino. Ma lo splendore di Bepy è soltanto parodia, “mito di latta, patinata fregatura” , è una recita teatrale,tutto sembra bello perché il brutto viene scartato,i problemi mascherati,i dolori dissimulati. “Tra le mani di quel Mida ebraico tutto diviene splendido,meraviglioso,inimitabile” come nella più bugiarda delle pubblicità. Anche la levità della vita di Bepy non permette l’identificazione nel personaggio, un lettore accorto si accorge presto che la grandeur ostentata è uno specchietto per le allodole.

Antagonista di Bepy è Nanni Cittadini, suo “amico di una vita e socio truffato”, descritto con disprezzo da Daniel, come un “ossimoro deambulante”,”orgoglioso e puritano”, “giraffona snodabile”,”checca contrita”, “ariano mascherato da ebreo”. Anche Nanni è attore di una recita, ma rispetto a Bepy la sua felicità è più fragile, fa molta più fatica a portare avanti la sua “patetica bugia”,”la sua trovata pubblicitaria”; in tal senso il suo più grande problema è l’inconsistenza del passato: si danna di non essere nato aristocratico, “il suo cognome lo esaspera,Cittadini puzza di giacobino”, ed è per questo che prende in prestito il cognome della moglie, appartenente ad una nobile casata. Quel che più invidia a Bepy è la capacità di essere felice nella sua recita,di riuscire a vestire splendidi panni,senza essere smascherato, e per questo vive nel terrore che la gente di cui si circonda possa scoprire il suo essere parvenu,e proprio questa paura gli impedisce di interpretare fino in fondo il suo personaggio. Anche Nanni ricerca la splendida apparenza,ma per lui è una condanna, è la causa della morte del figlio e della sua stessa infelicità.

Personaggi secondari sono poi Ada e Sofia, la prima è la “stralunata moglie di Bepy” , la seconda è la “stupenda moglie di sangue blu di Nanni”, entrambe caratterizzate attraverso la descrizione degli oggetti che le circondano e che possiedono, come ad esempio “il collier di Buccellati”, che compra il perdono di Ada per l’ennesimo tradimento di Bepy, o il “salottone stile impero” di Sofia. Le due donne vivono, come gli altri personaggi una vita teatralizzata, in cui l’apparenza conta più della sostanza, recitando il ruolo delle mogli impeccabili, vicine ad ogni costo ai propri mariti.

Della generazione intermedia fa parte Luca Sonnino, uno dei due figli di Bepy, e padre di Daniel, che potremmo definire il miglior prodotto del Bepy-Re Mida, una creazione, un essere che la natura vorrebbe debole e diverso, che si trasforma per contrasto in un monstrum straordinario, in un narciso consapevole ed orgoglioso della sua diversità, che muta le proprie debolezze fisiche in punti di forza, come il fatto di essere albino, che diventa qualità eccezionale che lo distingue dal mondo. Luca è quindi “un’elegia della differenza”, “un eccentrico che incapace di accettarsi tale, dissimula dietro un confortevole stereotipo”, potremmo concludere, è una maschera.

Anche i personaggi apparentemente più ribelli e spontanei, ricadono in realtà in un formalismo al contrario. Persino Teo, fratello di Luca, cresciuto in una costante opposizione ribelle al padre, a partire dalla scelta della memoria, e del senso di appartenenza alla comunità ebraica, pur avendo combattuto il perbenismo ipocrita di Bepy, ricade vittima del medesimo formalismo quando il figlio Lele gli confessa la propria omosessualità.

Non è esente dallo stesso meccanismo Giacomo, nipote di Nanni Cittadini, antagonista e alter ego di Daniel, personaggio a tutto tondo, dalla fisicità prorompente e assai complesso caratterialmente : “rinserrato nella sua armatura demenziale, sempre più schiavo della bulimia nevrotica”. All’apparenza Giacomo è libero dalla forma e dalla grande recita, ma in realtà anche il suo atteggiamento è costruito, in lui la commedia lascia il posto al melodramma.

L’unico personaggio “sincero” sembra essere Fiamma, la madre di Daniel, l’unica ad affrontare il declino con coraggio e senza vergogna, quasi enfatizzandolo per esorcizzarlo. Potrebbe sembrare che anche lei abbia plasmato la sua vita su un modello, prendendo spunto dalla Sabrina di Audrey Hepburn , ma in realtà è l’unica che smette di recitare nel momento in cui deve affrontare le avversità:

Mentre i Sonnino intorno a lei si squagliano, cercando conforto in previsioni irragionevolmente ottimistiche, mentre questi (che un tempo l’hanno tanto intimidita) non smettono di chiedersi come il disastro sia potuto accadere, lei si rimbocca le maniche, mostrando un coraggio, una dedizione alla causa, una stupefacente nobiltà nello sfidare le avversità. In quel preciso istante Audrey Hepburn muore, e dalle ceneri di quella felina attricetta americana nasce mia madre, così come la conosco.

In conclusione, la caratteristica che questi personaggi hanno in comune è il rapporto con l’apparenza, e il fatto che tutti, più o meno, recitano una parte, cercando di apparire quello che non sono, e risultando eccessivi, smodati, ed estremi. Queste caratteristiche, a nostro avviso, impediscono al lettore di identificarsi completamente in uno di loro: riconoscersi in essi significherebbe ammettere di avere le peggiori intenzioni.

maggio 2007

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