Lug 13

I luoghi e le scelte stilistiche nel romanzo di Alessandro Piperno

Una delle peculiarità più interessanti del romanzo d’esordio di Alessandro Piperno è la rappresentazione dello spazio. Nella prima parte del romanzo, i nomi di quartieri e di città come Roma, Manhattan, via Condotti, piazza di Spagna, Tel Aviv, vengono fuori con un fare quasi distratto da parte della voce narrante che vuole ad ogni costo concentrare l’attenzione su di sé, sui suoi pensieri. Del resto sono luoghi noti a tutti. Questi spazi inoltre, che sono legati al ricordo, sono utilizzati da Daniel per raccontare via via qualcosa su altri personaggi per lui più o meno importanti : il nonno Bepy, il padre Luca, il fratello Lorenzo, Nanni Cittadini.

In tal senso in un romanzo così iperbolico ed enfatico vi è una palese riduzione degli scenari. Ciò potrebbe essere funzionale ad accelerare il ritmo narrativo. Quasi volendo assecondare questo stile martellante, nevrotico, e ossessivo, i luoghi, i nomi di città, di quartieri , laddove presenti, compaiono solamente per brevi tratti , a sprazzi: appena accennati come se alludessero immediatamente a qualche altra cosa.

Nella seconda parte l’attenzione si sposta sugli spazi privati che, come tali, sono meno riconoscibili e quindi più carichi di valori simbolici. Qui infatti gli spazi per Daniel non servono solo a ricordare, ma a ricostruire intere vicende, in particolare quella del lungo ultimo capitolo Mondanità prima del disastro. Luoghi molto importanti per Daniel diventano gli interni delle due abitazioni dei suoi amici David Ruben e Gaia Cittadini, descritti probabilmente per fare capire al lettore qualcosa in più circa la loro personalità , il loro status sociale e forse l’inevitabile sentimento di amore-odio (dunque invidia e attrazione) che il protagonista prova nei loro confronti. Piperno spesso all’interno del testo riserva uno sguardo particolare ad alcuni oggetti di consumo , simbolo di una società sempre più globalizzata. In questo caso lo spazio anziché scaturire da descrizioni dell’io narrante, emerge attraverso alcuni oggetti che li riassumono, li sintetizzano. Grazie ad essi ecco che riusciamo subito a figurarci l’ambiente che l’autore intende evocare. Leggiamo infatti:

Poche settimane fa languivo in soggiorno, abbracciato a un bottiglione di Coca-Cola, con le mani affondate in una vaschetta piena di arachidi. Guardavo la TV,come spesso accade negli ultimi tempi . (p.212 ed Oscar Mondatori).

In particolare una importanza enorme riveste quell’oggetto mercificato importante contenitore di immagini che è il televisore. Attraverso essa il protagonista, che ritroviamo ad un certo punto essere ormai trentenne, rievoca le immagini di luoghi del suo passato , assorbito com’è in quella asfissiante atmosfera dalle paranoie dilatate. Questi luoghi a Daniel appaiono inevitabilmente diversi; non perché lo siano in realtà, ma perché frutto di una mente ormai leggermente distorta.

Di fronte a tale tentativo, più o meno consapevole, di dipingere un moderno prototipo di intellettuale inetto ultra borghese possibilmente di sveviana memoria e non solo, Piperno va incontro ad una filtrata ricostruzione del suo personaggio che ricorrendo ai meccanismi antinomici e paradossali della dimensione ironica, forse fa una leggera strizzata d’occhio al lettore inducendolo a pensare ad uno stile autobiografico. Tale ambiguità alberga ovviamente nella modalità di scrittura che consiste appunto nell’adoperare anche parole che riguardano comuni nomi di oggetti come“Play station2” e “TV satellitare”. Leggendo più avanti , ci accorgiamo del fatto che in realtà l’oggetto non è stato inserito a caso. Esso gode di una doppia referenzialità: è funzionale all’immagine che rimanda ad un dato luogo il quale a sua volta (andando un po’ oltre) è utile a Daniel stesso e alla sua incessante operazione ricostruttiva:

D’un tratto sono letteralmente saltato sulla sedia vedendo apparire in TV, incredibile e impensabile, la villa di Nanni a Positano. D’un tratto sono stato catapultato dall’asetticità d’una telecamera nel pantano confuso del mio passato: mi sono improvvisamente addentrato nella stanza di Gaia…(p. 213)

Non c’è dubbio che man mano si procede verso la fine , Daniel ci appare sempre più come un ossessivo investigatore privato che attraverso la rivisitazione di un luogo vuole ricostruire una precisa vicenda. In questo caso per lui, innamorato non corrisposto della quindicenne Gaia, la stanza di quest’ultima diventa fondamentale. Lì infatti è stata scoperta la scandalosa tresca amorosa con Dav, lì si assiste a tutto ciò che Gaia stessa rappresenta: “invidia di classe e disperato amore”.
Da questo punto di vista, interessante può essere comparare tra loro le descrizioni delle rispettive stanze dei due adolescenti, quella di Daniel nella prima parte del romanzo e quella di Gaia nella seconda parte . Dice infatti Daniel a proposito della sua camera:

La mia stanza da sedicenne è un museo degli orrori. Ceste, cassetti,armadi straboccanti di calze, calzini, pantofole….il collezionismo dei serial killer …(p.74)

Mentre per quel che riguarda la stanza di Gaia , Daniel la introduce meno appassionato, con toni più smorzati e ironici. Per cui, anche riutilizzando alcune parole chiave, abbiamo:

Come un album di ricordi e una palestra di ossessioni…..La trovi più piccola e assai più disordinata di quanto non avessi immaginato…è come se Gaia avesse voluto spezzare la solennità del museo in cui l’hanno costretta a vivere……peluche,penne colorate, fermagli, un divanetto a strisce bianche e verdi, un novero imprecisato di foto dagli sfondi esotici o dolomitici,…sgargianti carte da regalo appallottolate , scarpe da ginnastica, candeline rosse…..Esiste un teatro migliore per un’ammucchiata? (pp.297-298)

Lo stile elencatorio nel primo caso ha una funzione documentaristica; nel secondo invece mostra lo scarto tra reale e ideale ed è molto indicativo dell’atteggiamento inquisitorio del protagonista.

In realtà esistono notevoli anticipazioni relative a questo collegamento luogo- ricordo e quindi al conseguente sentimento che ne scaturisce. È alquanto significativo che tale catalizzazione dei ricordi e delle suggestioni caotiche, inizi già nella seconda parte con quello splendido esempio costituito dalla singolare pagina-capitolo Un po’ di pace sulle nuvole, nella quale il protagonista , si trova in volo, sospeso in aria, quindi propriamente in un ‘non luogo’ , e da lì in una parentesi spazio-temporale, può iniziare a catalogare con precisione tutto e tutti. Più avanti la descrizione, commentata al momento opportuno, viene fuori:

La casa lussuosa di Nanni ,con le sue regole piene di civismo e armonia. L’esposizione ai raggi solari che mi hanno colorito braccia e fronte e caramellato i capelli. Il panorama di ogni mattina a colazione….Il giallo sgretolato dei muri delimitanti i vicoli che ogni mattina percorriamo…Gli ardenti astici del Covo dei Saraceni. Il pergolato di vite sotto al quale la sera ceniamo. Il gusto agro e verdognolo dell’unico sorso di Falanghina concessomi ogni sera. La metodica eco delle onde proveniente dalla caletta privata sotto la mia finestra poco prima di addormentarmi . Date tali premesse , sfido chiunque a non innamorarsi. (p.204)

Si può dunque evincere da quanto detto una caratteristica costante dello stile di Piperno: l’invasiva tendenza ad egotizzare tutto quanto, anche le semplici descrizioni di luoghi. Ciò però, in un testo prevalentemente iperbolico, può avere un’altra valenza: rappresentando il tentativo di intravedere una inconscia ‘selettività’ , propria forse di ogni persona in fase di recupero memoriale , ciascun scrittore sceglie cosa raccontare, cosa ricordare, cosa descrivere. E facendo questo inevitabilmente sceglie ‘come’ parlare di sé , in maniera filtrata, o in maniera ironica. Semplicemente tenta di fare della letteratura.

giugno 2007

 

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