Lug 13

Scacco matto alle convenzioni

La fine del romanzo Di questa vita menzognera di Giuseppe Montesano si dipana tra le strade di Napoli-Eternapoli avviluppate nel carnevale organizzato per operare, sotto la falsa promessa di libertà per il popolo, il piano di trasformazione della città in un “teatro perpetuo” (p. 166) dove il dominio dei Negromonte, simbolo di potenza capitalistica estrema, possa regnare indiscusso.

Esiste una via di salvezza che possa rimuovere la maschera della menzogna a questa vita di degradante abuso dei valori umani venduti alla causa dell’”economia immateriale” (p. 38)? La cercano, anche se non con totale risolutezza, un eterogeneo quartetto di dissidenti mascherati in fuga verso il mare.

Tra loro un riluttante Cardano, l’esteta che ha tradito il suo ideale di Bello e Roberto, un disilluso del Sapere, che in un confuso stato allucinatorio di rabbia e paura, segue come un bambino le gambe della madre, la più caparbia Nadja, archeologa convinta dell’assoluta necessità di non rassegnarsi a un mondo che sta morendo. Con elegante figura, mascherata da “gentiluomo in nero” (p. 172) di Raffaello, Nadja esorta il gruppo con determinazione affascinando il lettore con la sua distinta femminilità colorata da un energico piglio ribelle. A guidare la fuga con inattesa decisione d’azione è, sotto il mantello di Mandrake il mago provetto nelle imprese impossibili, Ciro l’ex-autista pazzo dei Negromonte, che trascina con forza leonina Cardano e la sua maschera di dandy vinto dall’inerzia e da quell’ashish che conduce all’anelata “lucida follia ”(p. 16), cui allude il costume di “Matto dei Tarocchi” (p. 172) indossato da Roberto.

La soluzione al disordine viene dunque offerta da un antico gioco di figure allegoriche. Montesano nelle geometrie del reale sembra muovere maschere di carnevale come fossero tarocchi.

Già Calvino ne Il castello dei destini incrociati (Einaudi 1973) aveva sperimentato l’ars combinatoria, intrecciando il codice narrativo con quello iconico dei Tarocchi. Questi secondo tradizione compongono un alfabeto dell’anima. Ogni carta, pur essendo unica assume un determinato senso in base alla sua posizione. Tutte insieme raccontano il rito iniziatico del giovane rappresentato dal Mago/Bateleur, alla ricerca della verità.

Il Matto ha funzione di intermediario: il suo destino è quello di non fermarsi mai, traendo come nei Chakra forza dai suoi limiti e debolezze. Ma il matto da solo non vale nulla perché il suo potere paradossale emerge solo se in rapporto con un’altra carta. Ciò equivale a dire che l’uomo deve comunicare con l’altro uomo e non isolarsi nell’amore della sapienza, la filosofia di Cardano/Roberto, da sola insufficiente a dar senso agli eventi. Lo sa bene Cardano che abbandona definitivamente l’azione riconoscendosi già morto perché sopravvissuto a ciò che amava. Il matto è ognuno di noi e il mondo è linguaggio.

I matti da sempre hanno avuto il privilegio di esprimersi liberamente, dire cose non concesse agli altri. “Sembrare pazzi è il segreto dei saggi“ (Eschilo), è questo il vantaggio di Ciro, abile matematico, esperto scacchista. Chiuso in manicomio per ”una brutta storia di amicizie sbagliate”(p. 80), Ciro si arrende alla realtà e smette di parlare, ma la sua afasia è risolta nel romanzo dall’uso di non meno espressive immagini.

Nel mondo sospeso tra ordine e caos, tra saggezza e follia, la figura del Matto, tanto cara a Shakespeare, è la figura che più si avvicina all’angoscia dei nostri tempi vissuta da Roberto. Ed ecco che il letterato Roberto diventa Matto inconsapevole e il folle Ciro diventa Mago, non più ‘errante’, ma viaggiatore consapevole, il mago-guida. Si rompe uno schema e l’ordine viene ridisegnato seguendo ciò che viene auspicato alla fine del romanzo di Calvino dove Macbeth esclama: “Sono stanco che il sole resti in cielo, non vedo l’ora che si sfasci la sintassi del Mondo, che si mescolino le carte del gioco”. Bisogna ricominciare da capo, rimescolare le geometrie per armonizzare il mondo.

In questo labirinto di possibilità molti si perdono, qualcuno prova a salvarsi…chi può dire chi siano i veri pazzi?

giugno 2005

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