Lug 11

Spazio e tempo nell’età estrema

L’Età estrema è un romanzo narrato in prima persona sotto forma di diario: la vicenda si svolge presso le due città americane di Los Angeles e San Francisco, nell’autunno del 2011. La scelta di tale ambientazione è da ricollegare alla volontà dell’autore, più volte esplicitata, di farsi interprete della società contemporanea.

Indagando il tempo narrato dal romanzo, risulta interessante, anche alla luce delle esternazioni del Luperini critico, il frequente richiamo alla data storica dell’11 settembre 2001. Non si può che partire dalla scelta dell’anno 2011, questo numero rievoca immediatamente sia il giorno che l’anno del tragico attentato alle Torri Gemelle. Si può osservare, inoltre, che il protagonista arriva in America proprio l’11 Settembre. L’11 di ciascun mese narrato, d’altronde, accade un evento che porta in avanti la narrazione: ad ottobre il professore-protagonista racconta di esser partito da Los Angeles per San Francisco, scelta che permette l’incontro, non privo di conseguenze, con la bella Claudine. L’11 Novembre, invece, il narratore apre annunciando che «d’improvviso la cosa è accaduta» (p. 65), si tratta della nube tossica che causa la reclusione del protagonista all’interno del Residence.

La perizia dello scrittore risulta, peraltro, dalla divisione del libro. Il diario, come sottolineato dallo stesso Luperini, durante l’incontro del 29 Aprile 2009 presso l’Università di Palermo, è suddiviso in tre parti: la prima e l’ultima della durata di otto giorni; la seconda parte, invece, di quattro giorni.

Risulta particolarmente interessante rivolgere l’attenzione agli spazi della narrazione. La vicenda si svolge in due città americane, Los Angeles e San Francisco, ma l’autore descrive anche un terzo luogo, il luogo d’origine del protagonista: le colline toscane. Queste ultime sono l’opposto delle frenetiche città californiane, sono il luogo del ricordo, connotate dalla calma e dalla tranquillità, che il professore rievoca in occasione dell’incontro con il suo vecchio amico Robert.

Osservando gli ambienti descritti emerge immediatamente l’alternarsi degli spazi interni e degli spazi esterni.

Gli ambienti interni sono individuabili come  “spazi dell’io”, quali si rivelano i residences in cui il professore alloggia sia nella prima città, da cui scrive la prima parte del diario, che nella seconda città, nella quale l’io del protagonista è costretto a confrontarsi con l’imperversare dell’angoscia e delle paure, determinate dalla nube tossica; oppure, la casa di Claudine, che compare al termine del secondo capitolo come il luogo della passione che lega il professore alla giovane donna.

Ai precedenti si alternano, come detto, gli spazi esterni in cui si descrive la società contemporanea. Luperini si sofferma non poco sulla descrizione delle due città americane, sia ricordando lo sventolio onnipresente delle bandiere per il decennale dell’11 Settembre, sia descrivendo la rapida e brulicante vita della popolazione: dalle strade ai bus, dalle spiagge al supermarket. Sono particolarmente presenti, inoltre, a causa del lavoro svolto dai personaggi, i luoghi universitari. Anche all’interno dei campus universitari è possibile, peraltro, distinguere diversi spazi.

Non è casuale la consuetudine mostrata da Giorgio, professore quarantenne di Santa Monica, con i bar e i luoghi all’aperto, come il campo di calcio in cui gioca con gli studenti. A questa immagine di aperturae confusione si oppone la passione di Claudine per «il silenzio delle biblioteche» (p. 22).

Oltre a questi due tipi di rappresentazione, si può ritrovare all’interno della narrazione un’ultima tipologia di scenari, come quella presente nell’incipit e nell’explicit del romanzo: uno scenario esterno in cui l’io si relaziona alla natura, che gli si pone di fronte. La società, se compare, come nel caso dell’ultima pagina, si presenta come sfondo secondario.

Potremmo chiamare questi spazi paesaggistici i “luoghi dell’esistenziale”. Al loro interno una presenza preminente è quella del mare, anzi per la precisione, dall’oceano. Se questo nell’incipit viene presentato come «casto e vuoto», nell’explicit viene connotato da un «ribollire ignoto», dalle «crespe biancastre delle onde» ed accompagnato da un cielo «buio e vuoto».

I luoghi in cui il protagonista da solo riflette sulla propria esistenza sono connotati dal «vuoto», verrebbe in mente il verso del Pascoli dei Nuovi Poemetti in cui il suo protagonista cieco «stava, irresoluto, a bada/ del nullo abisso». Questi “luoghi dell’esistenziale” dell’Età estrema, sebbene siano luoghi esterni ed apparentemente sconfinati, emanano un senso di solitudine, quale potrebbe sprigionarsi da luoghi interni e angusti come una stanza buia, a conferma della concezione nichilistico-tragica della narrazione.    

maggio 2008

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