Lug 11

I luoghi di Pietro: il “deserto” d’un tredicenne

Lo sforzo compiuto da Paolo Di Stefano nello scrivere quella che potremmo definire una “fiaba epistolare”, imitando lo stile di un adolescente disadattato, è sicuramente notevole, anche se forse non del tutto riuscito. Da riconoscere è però il fatto che una traccia della reale età di Pietro Baldi (il protagonista del romanzo), una prova del suo essere tredicenne, la ritroviamo nel modo in cui vengono descritti gli spazi che lo circondano.

Il mondo intorno al giovane Pietro non è infatti presentato al lettore con la dovizia di particolari che siamo abituati a rintracciare di solito all’interno dei romanzi, ma ogni breve immagine che viene fornita, ogni riferimento ad un piccolo oggetto, è funzionale all’evidenziazione di un momento della sua disastrata adolescenza.

Già dalle prime pagine, che forniscono quasi esclusivamente episodi avvenuti a scuola, possiamo notare come l’autore faccia riferimento solo a particolari ambientali utili alla storia, che in certi casi divengono emblema di ciò che Pietro pensa e vive.

“Sulla parete dell’aula qualcuno ha scritto con la vernice verde, maiuscolo: FONZI CI HAI ROTTO!” (pp. 11-12), ad esempio, simboleggia la trasgressione che domina nella scuola (luogo delle esperienze erotiche e violente). Scuola che si contrappone alla casa degli strozzini Nespola, ambiente impregnato di bigottismo: “Sopra il letto della mocciosa hanno appeso: un crocifisso di ferro, un papa Giovanni XXIII che saluta dal balcone e un Giovanni Paolo II” (p. 121).

Ricorrenti sono le descrizioni di pareti, specialmente di quelli che potremmo definire i luoghi della prigionia del protagonista: che si trovi nel bagno della scuola, a casa sua, ospite dei Nespola o, peggio, nel rifugio del sequestro, Pietro fissa spesso, sognante, una parete… superficie che frequentemente svanisce per lasciare spazio a sogni di libertà – come le “tette che rimbalzano” (p. 11) di Marianna – o a riflessioni sui recenti eventi – come “l’operaio che penzolava al mercato” (p. 160). Pareti, dunque, come gli schermi vuoti del cinema, sulle quali il protagonista proietta le sue ambizioni e le sue paure. Diventa dunque un deserto il mondo intorno a Pietro, inteso come spazio vuoto nel quale la fantasia è libera di spaziare senza redini.

Non meno claustrofobici risultano gli esterni nei quali è ambientata la vicenda: la metropolitana e la strada, delle quali non conosciamo certo la reale forma e struttura, sono caratterizzate da sporco, sputi, folla e cattivi odori… Non-luoghi, simbolo della solitudine e del disagio del giovane Baldi.

Quando poi la realtà che circonda Pietro diventa troppo opprimente, ecco che il lettore percepisce, attraverso le scarne descrizioni fornite, una sensazione di allontanamento dal tangibile: così le pareti ed i non-luoghi scompaiono, lasciando posto ai mondi immaginari che la mente del protagonista crea per lui e per sua sorella, la mocciosa… “… ho sognato d’essere in volo verso le stelle con la mocciosa, dentro una navicella spaziale…” (p. 156); ma anche qui – nel viaggio verso il cielo che Propp definisce tra l’altro caratteristico delle fiabe – mancano i particolari, i dettagli; la descrizione di ciò che lo circonda rimane frammentaria e superficiale. Il frequente riferimento al cielo inoltre, contrapposto alla continua presenza di anonimi pareti e soffitti, non fa che confermare la claustrofobia della quale Pietro è vittima. Raramente si soffermerà a fornire maggiori dettagli circa gli spazi in cui vive, e quando lo farà quasi mai sarà per restituire immagini piacevoli.

In definitiva, si tratta sempre delle descrizioni (poco accurate) di ambienti che per Pietro sono abituali o di scarso interesse, e che vengono presentati con le parole superficiali di un tredicenne che ha troppi problemi per preoccuparsi di descrivere la sua cameretta alla ventiseienne destinataria delle sue missive: Marianna.

Certo è che questa parziale mancanza non impedisce al lettore d’immaginare i luoghi del racconto, anzi forse permette di immedesimarsi ancora di più! Leggendo…

L’appartamento è molto piccolo, un cucinino, una sala con un tavolo, tre sedie e un divano, a sinistra c’è la camera da letto con un letto solo. Il bagno invece è abbastanza largo, c’è uno specchio che occupa quasi tutta la parete e le mattonelle verdi. (p. 30)

… non si può non percepire la curiosità di Pietro che per la prima volta mette piede nella nuova abitazione del padre e cerca, con sguardo veloce, di cogliere la totalità del nuovo ambiente; mentre è spaesamento ciò che si prova nel leggere che “… dal treno non si vedeva niente. Solo bianco. Bianco sopra il bianco.” (p. 83), mentre il treno deporta Pietro verso un’incognita meta.

E’ lo stesso autore a fornire quella che è la visione del mondo da parte del protagonista, citando all’interno d’una lettera un passo del Diario di Anna Frank: “Vedo il mondo che si trasforma in un deserto.” (pp.141-142). E forse è questo il senso del giallino che inquina i ricordi di Pietro, uniche immagini fornite d’un’esaustiva descrizione: il ricordo del viaggio in Puglia vissuto da bambino, presentato per la prima volta nella 52° lettera con piacere e nostalgia, perde di consistenza alla missiva successiva, prendendo il colore d’una vecchia fotografia sbiadita, facendo così dubitare della reale esistenza del viaggio stesso… e il mondo di Pietro diventa lentamente un piatto susseguirsi di eventi a lui distanti, fino ad arrivare alla gesto estremo a chiusura del libro, il quale lascia il lettore smarrito tanto quanto l’adolescente che ne fornisce testimonianza.

Dopo aver finito di leggere il romanzo viene da chiedersi come siano realmente gli ambienti in cui il protagonista vive, se la metropolitana è davvero “piena di esseri mostruosi… di fazzoletti sporchi, di bicchieri di Coca rovesciati, di bottiglie di plastica schiacciate” (p. 132) o se forse è solo Pietro incapace di vedere qualcosa di positivo in ciò che lo circonda… ma queste domande sorgono solo dopo aver concluso la lettura, perché di pagina in pagina, esattamente come per l’autore delle missive non ha alcuna importanza descrivere la sua casa, per il lettore l’unica cosa significativa è la difficile adolescenza che sta attraversando Pietro; fase che paradossalmente, proprio per l’assenza di pronunciate coordinate spaziali, potrebbe essere ambientata ovunque, come le fiabe.

gennaio 2007

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