Lug 11

Giorgio e Claudine: due personalità complesse e contrastanti

“L’età estrema”, cui allude il titolo dell’ultimo romanzo di luperini, è la vecchiaia di un uomo che giorno dopo giorno vede venir meno le sue forze fisiche e, allo stesso tempo, è la decadenza di una civiltà, la fine di una società, quella novecentesca che vede progressivamente sfaldare i suoi valori, quei valori che stanno alla base della convivenza umana. Sin dalle prime pagine del romanzo si respira un clima di paura, ansia, lutto, insicurezza, incertezza.

 Cosa ci faccio qui? Perché sono venuto in questo paese? Le mie ossa chiedono solo di riposare, eppure io non sopporto la quiete. Mi agito. Mi muovo, mi precipito in posti lontani. Fuggo la morte, e mi accorgo di correrle incontro. Sugli schermi ogni notte strisciate di luce su città lontane, traccianti luminosi e vampate di fuoco nel buio, minacce di stragi, allarmi, notizie di malattie sconosciute. Però la borsa continua ad andare su e giù, il sabato e la domenica gli stadi sono pieni, il solito share dei programmi televisivi, il solito affollamento dei supermercati e delle discoteche.
 

Come si evince dalla lettura del brano, la vita nonostante tutto continua imperterrita il suo corso, impassibile, cieca di fronte al pericolo.
Giorgio e Claudine, marito e moglie, partecipano di questa realtà. Sono due personalità che in modo diverso, anzi addirittura opposto, eserciteano una forte influenza sul protagonista-narratore.

Qual è il loro ruolo all’interno del romanzo? Qual è la loro reazione a questo clima di incertezze? La voce di Giorgio scuote e mette in allarme il protagonista narratore, desta in lui un forte senso di estraneità e disorientamento.

 Vengo da un mondo che mi è estraneo, che è cambiato senza di me e in cui non riesco a riconoscermi. Un mondo in cui mi è difficile competere o lottare perché non offre appigli, è come una superficie liscia e compatta che sfugge ad ogni presa. Giorgio che abita in questa città da dieci anni non sembra preoccupato. Alla fine delle lezioni gioca al calcio con gli studenti sui prati del campus. Già progetta di lasciare l’università e di andare a lavorare nell’industria alimentare, in Canada, dove guadagnerebbe tre volte di più. Come quasi tutti i suoi coetanei, segue la corrente ma vuole farlo a modo suo, dando anche l’apparenza di poterle andare contro. Per lui conta il modo di porsi, non le sue conseguenze. Non gli interessa essere a favore o contro, non gli importa il passato o il futuro. La sua generazione è al di là della disperazione e della speranza.

   Giorgio ripete compiaciuto e con argomenti vari  le banalità più ovvie, capisce tutto quello che gli conviene capire e ignora totalmente tutto il resto. Giorgio è un intellettuale smaliziato, cinico. Applica facili schemi intellettuali alla complessità del mondo e, al contempo, rinuncia con compiacimento ad ogni ideologia e interpretazione:

 Non ho ancora sentito una storia convincente che prenda tutta la realtà e mi spieghi con chi devo stare.

 Questa è la conclusione a cui perviene, brillante e stupida allo stesso tempo, perché senza un’assunzione di responsabilità tutto resta sullo stesso piano, immobile e non si può spiegare nulla, si rimane impassibili, ciechi, insensibili, impotenti, “rassegnati”; dietro l’ intelligenza si cela l’incapacità di prenedere posizione, di schierarsi.

 Dunque, di fronte al disordine, di fronte ad una realtà minacciata da tanti pericoli, in cui l’uomo non è più in grado di riconoscersi, Giorgio, in un’ultima istanza, non reagisce attivamente al rischio della reificazione, della perdita dei valori.

Una funzione diametralmente opposto viene svolta da Claudine. Claudine è il più importante personaggio femminile del romanzo. È una giovane donna, che ha ancora il coraggio di puntare sul futuro; è un antico e importante amore del professore, ora più che mai ricercato con passione.

Mentre percorrevo un corridoio pieno di studenti, ferma davanti alla porta del mio studio, l’ho riconosciuta. Claudine dopo dieci anni. Una lista di sole, filtrando fra i corpi che la circondavano, la isolavano in una striscia di luce. Ho visto la gonna nera stretta sopra il ginocchio, la curva delle anche, la spinta dei seni che teneva la camicetta bianca. Per nascondere l’emozione ho guardato altrove, finto una voce distratta.

  Determinante è appunto l’ incontro di Claudine con il protagonista-narratore: Claudine appare sempre in scena accompagnata da un riverbero di luce, diventa portatrice di vita, accende un barlume di speranza di fronte all’inesorabile degrado del tempo.

  Ora Claudine sta seduta sul tavolino di vimini del bar. Io la guardo. Tutto è difficile, torbido e confuso. Eppure la sua figura è un punto luminoso che dà equilibrio e misura alle cose.

 Si sa poco di lei, ma, nonostante ciò si intuisce sin dall’inizio che è una donna tenace, pronta a combattere per i propri obiettivi: a una prima lettura, Claudine sembra un personaggio freddo, ma l’apparenza inganna. Infatti, dietro una prima immagine di freddezza e distacco, in Claudine si cela un bagaglio inestimabile di valori. Valori ai quali nonostante tutto lei continua fervidamente a credere. pur essendo consapevole della grave crisi che la società sta attraversando, la donna è disposta al cambiamento, cerca un’altra possibilità.

Tengo il figlio e non vado con Giorgio in Canada. Io resto qui, la mia vita è qui, e questo figlio è mio. Bisogna cominciare a far accadere qualcosa, interrompere la  catena. Siamo fatti a strisce, ma non tutte le strisce sono uguali.

 Da queste parole emerge la sua intraprendenza, la sua volontà di guardare avanti, oltre l’oscurità dalla quale è invasa la civiltà post-novecentesca.

 Il suo personaggio acquisisce poi maggiore definizione e spessore alla fine del romanzo. Dalle ultime pagine traspare il forte senso di fiducia che il protagonista-narratore ripone nei confronti della donna e, al tempo stesso, emergono la sicurezza, la tranquillità che Claudine riesce a trasmettere all’io narrante, acquietando, ma non cancellando, il suo forte senso di inquietudine. Un personaggio dunque, quello di Claudine, determinante e determinato di fronte al vacillare di tante certezze, di fronte allo smarrimento della condizione umana.

maggio 2009

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