Lug 11

Da Davos alla California

In un  diario invernale dai toni molto freddi,  in cui l’unica fonte di luce e colore è il personaggio  di Claudine, si inserisce  la scelta  di introdurre  nella narrazione un’opera pittorica dell’artista  tedesco Ernst Ludwig Kirchner.

  Inverno a Davos, come lo stesso autore in data 12 ottobre descrive, rappresenta un uomo, probabilmente anziano, nell’atto di trascinare una bestia da soma su un erto pendio con una grande e ostinata caparbietà. La scena si inserisce in un ambiente freddo, reso ancor di più ostile dalle linee spigolose che il pittore traccia per costruire le figure. Il personaggio in questione, come il testo stesso conferma, “affonda sempre più nella neve, ma punta ostinato i piedi” e, configurandosi quasi come la traduzione icastica della vecchiaia del protagonista che opera un tentativo di resistenza, forse vana, ma tenace, come si legge sin dalle prime pagine quando il personaggio oscilla tra atteggiamenti pigri e momenti di risoluta determinazione all’agire.

Una volontà coriacea di affrontare, opponendosi, la degenerazione in cui la società ormai versa e che viene identificata nella neve che rende arduo il tentativo del personaggio di raggiungere la cima.

La scelta dell’opera pittorica risulta dunque funzionale allo sviluppo del romanzo;  il protagonista manifesta un grande desiderio, che riesce ad appagare con la visita che lui stesso compirà al Moma di San Francisco, di poter godere della vista di un’”opera specchio” che rimanda indietro un’ immagine a lui tanto familiare e in cui è estremamente facile potersi riconoscere.

Nell’intervista rilasciata da Romano Luperini in occasione della presentazione a Napoli del romanzo L’età estrema e pubblicata su “Il Mattino” di Napoli il 6 febbraio 2009, Silvia Santirosi chiede all’autore chiarimenti circa la scelta di questa e non di un’altra opera d’arte;  la curiosità della giornalista viene soddisfatta: lo scrittore manifesta una grande passione nei confronti del pittore tedesco Ernst Ludwig Kirchner, confermata anche dalla presenza di un’altra opera del pittore nella copertina de L’incontro e il caso.

   Lo scrittore, durante l’incontro tenuto presso l’Università degli studi di Palermo in data 29 aprile 2009, dichiara di condividere con Kirchner e con tutti gli artisti appartenenti alla Brücke , l’esigenza di raccontare l’inquietudine dell’uomo contemporaneo urlando la propria disperazione; sono proprio gli espressionisti  gli interpreti più coerenti della protesta e della rivolta delle coscienze.

   Questo è quanto fa lo stesso Kirchner  che testimonia, attraverso le sue opere, un disagio nei confronti di una contemporaneità segnata dalle vicende belliche, da  contraddizioni politiche,  perdita di valori ideali e  aspre lotte di classe.   

L’artista persegue tale obiettivo per mezzo di un linguaggio fondato sull’uso di colori violenti e innaturali e di linee dure e spezzate, privilegiando così il dato emotivo della realtà rispetto a quello percepibile oggettivamente.
Allo stesso modo Romano Luperini, seppur con strumenti differenti, si fa interprete di una scrittura da lui stesso definita visiva, il cui fine principale è quello di descrivere atmosfere e situazioni emotive di un momento contraddistinto da una “paura strisciante” che perseguita l’esistenza di chi vive nell’angoscia di un probabile pericolo sempre imminente.

maggio 2009

About The Author