Lug 08

Sgobbo – La morte della “sciancata” e quella di cenerentola

Spesso, all’interno di Sgobbo, gli episodi sono concatenati gli uni agli altri, tenuti insieme da affinità tematiche o strutture formali simili.

Due episodi, in particolare, all’interno del romanzo, mostrano chiaramente come tutto il libro sia ben architettato: la morte della “sciancata” e quella di Cenerentola.

I due capitoli, nello sviluppo del romanzo, sono posti uno di seguito all’altro e se, da un punto di vista tematico, è immediata la loro similarità (in entrambi, infatti, si racconta di una morte), al loro interno invece le differenze sono notevoli, sia dal punto di vista formale, sia nel significato che proprio la morte viene ad assumere.

Attraverso la voce di Fiona assistiamo alla morte di due prostitute, due colleghe, due donne profondamente diverse.

La presenza della “sciancata” è costante in tutto il romanzo e, sin dal suo primo apparire, viene presentata dall’autore come una figura emblematica, un personaggio denso di umanità ma anche di involontario erotismo. Si legge nel romanzo: “Cercano la sciancata perché il difetto della poliomielite le aveva fatto scivolare l’anca, e chiedono dov’è quella che annaca il culo e piace quando si avvicina al finestrino con l’inciampo di animale ferito, piace per le posizioni segrete della sua postura, per il movimento falso del bacino che aveva truffato i mercanti della dogana. L’avevano fermata all’imbarco imponendole il controllo sanitario con una passeggiata sbrigativa avanti e indietro sul molo e invece della malattia le scoprirono la vocazione al meretricio per la sua andatura da pulla, il culo alto che disegnava un cerchio nell’aria ad ogni passo mancato, lo sguardo assente di chi ha già abbandonato il corpo” (p. 47).

Cenerentola invece compare poco nel romanzo, la sua presenza quasi non si avverte, non viene mai nominata né descritta; di lei si sa soltanto che è la prostituta “bella”.
La dicotomia terra-acqua, centrale nel romanzo e presente fin dalla prima pagina, accompagna la morte di queste due donne. La morte della “sciancata” arriva improvvisa, come per le altre colleghe, vittime consapevoli di un’umanità degradata, per la quale contano solo le regole di sopravvivenza; e la sua ultima notte si consuma tutta sulla terra. L’estrema e disperata lotta della sciancata per resistere e non soccombere alle brutture della realtà è impressa sulla sabbia, nelle cadute, negli strattoni, nelle spinte, negli urti, nei colpi.

Nella misura di una pagina, attraverso un ritmo frenetico, reso ancora più incalzante dalla scelta verbale (“ma quella si aggrappa alle gambe del primo, e il secondo tenta di liberarlo dall’abbraccio, e lo tira, lo strappa, lo sradica, ma quella ancora di più stringe da terra” p. 58), sembra quasi di assistere alla morte di un animale. Infatti, proprio come un animale la “sciancata” ha raggiunto i suoi assassini “alla cieca seguendo gli affanni dell’eccitazione” (p. 58). E muore come un animale, non uccisa dal taglio della lama di un coltello, ma infilzata, trafitta, inchiodata alla terra sulla quale, poco prima di morire, ha impresso il suo marchio, i suoi “giri di culo”: “il secondo le pianta la lama del coltello nel collo, la spinge sino in fondo perché la inchiodi e non li segua più. L’hanno trovata morta, con la testa di lato bloccata dal coltello sin dentro la sabbia e il corpo sciancato contorto dall’agonia dello svenamento che aveva disegnato sulla rena giri di compasso perfetti intorno al centro della lama” (p. 58).

La “sciancata” muore: muore il suo corpo, ma lei continua a vivere. Vive nello spiazzo della Marina, nelle case del vicolo d’Africa, nelle gelide attese dei clienti, nelle notti di preghiere e filastrocche, nelle traversate verso il porto; Calaciura racconta come ogni giorno, un’ora dopo il tramonto, le ragazze scendevano “compatte verso la Marina lasciando uno spazio libero nella formazione perché anche la sciancata non avvertisse la solitudine nello sgobbo” (p. 59).

La presenza della sciancata si avverte nell’aria, si invoca attraverso nenie e preghiere, si percepisce: “Mi è sembrato di averla vista quando il buio è così profondo e insopportabile che mi costringe a riempirlo della luce strappata alla memoria dei giorni più luminosi” (p. 59), dice Fiona, pochi giorni dopo la morte dell’amica.

L’atmosfera magica, fatta di sensazioni, percezioni e presagi, che chiude l’episodio della sciancata apre, invece, quello dedicato a Cenerentola. Se la morte della sciancata appare tutta legata alla dimensione terrena, quella di Cenerentola invece si consuma nel regno acquatico. La sciancata lotta per non morire, sente la morte giungere attimo dopo attimo e la combatte con tutte le sue forze. Cenerentola non lotta, non si oppone, quasi non si rende neanche conto di andare incontro alla morte.

E invece la morte giunge, confusa inizialmente con “la vertigine del pompino a pagamento” (p. 61), o con l’onda anomala mandata da Dio come castigo. Arriva preceduta da un volo a picco in fondo al mare. Cenerentola riemerge dall’acqua più bella di prima, quasi purificata; l’acqua le ha tolto dal corpo tutti i segni della terra, le sue impronte, le sue brutture. Emerge dal fondo del mare una nuova Cenerentola; circondata dai fari che illuminano il suo bel viso, vestita di nuovo, struccata. L’acqua ha sciolto in mare tutto ciò che la teneva legata alla terra e al suo mestiere; il cerone, che durante tutto il romanzo le aveva coperto il viso, quasi a nasconderne l’identità stessa, è sparito; le macchie di sperma, che si erano impresse sui fusò, quasi a diventare parte del tessuto stesso, sono andate via; la camicetta, sempre coperta dalla polvere e dalla sabbia, adesso sembra quella di una bambina; e le scarpe, che a causa dell’usura avevano assunto il colore del fango, sono diventate bianche.

In entrambi gli episodi la morte, posta in posizione centrale, regge il flusso della narrazione. Una morte tutta giocata sulla contrapposizione terra-acqua, che fa apparire ancora di più i due episodi legati tra di loro, concatenati l’uno all’altro anche dalla struttura formale.

L’episodio della morte della sciancata si apre con l’immagine della protagonista, intenta a svolgere la sua ultima notte di lavoro, per poi continuare con la descrizione della sua morte, e chiudersi invece in un’atmosfera tutta pregna di sensazioni e presagi.

Nell’episodio di Cenerentola lo schema è invece invertito. L’episodio comincia con l’amica cara che annusa “le sciagure nel profumo del primo caffè della casa d’Africa” (p. 60), continua con la descrizione del volo a picco in fondo al mare della ragazza e si chiude con l’immagine della protagonista: “La videro illuminata nelle torce galleggiare nell’eleganza di animale del mare dentro il suo acquario di pesci morti leggera e ricomposta dalle contorsioni difficili dei pompini d’automobile, nel lindore dei fusò sciacquati di fresco, senza un filo del trucco pesante di baldracca del porto, nella camicetta infantile rigovernata con i fiori gialli d’ibisco e le scarpette bianche col tacco alto di pulla Cenerentola senza nemmeno un graffio o una traccia di unto” (p. 62).

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