Mag 26

Introduzione alla lettura di Sebastiano Vassalli

Parlare di Sebastiano Vassalli significa innanzitutto ripercorrere gli ultimi cinquant’anni della nostra storia letteraria, dagli anni del Gruppo ‘63 ai nostri giorni: dopo avere esordito come poeta, nel 1965, con la raccolta Lui (egli), fu tenuto a battesimo dalla neoavanguardia che lo promosse ‘scrittore’, nel ’67, a Fano. Vassalli stesso, in un libretto graffiante, intitolato Arcadia, pubblicato nel 1983, così racconta:

Io mi sono laureato scrittore (non con il massimo dei voti ma neppure con una votazione cattiva) a Fano nella primavera  del ’67: in quell’occasione lessi tre o quattro pagine del mio primo libro, Narcisso, allora manoscritto, e ricevetti vari consensi tra cui -particolarmente ambito e autorevole- quello del capobosco aggiunto Alfredo Giuliani

Dalla neoavanguardia e dai suoi ‘boschi parrasi’ egli però prese ben presto le distanze. L’arcadia contemporanea cui lo scrittore si riferisce è infatti quella dei suoi primi mallevadori e compagni di strada. Dalle acrobazie linguistiche di Narcisso, prima opera narrativa del 1968, dal gioco parodico di Tempo di màssacro: romanzo di centramento e sterminio la narrativa di Vassalli si evolve così in modalità formali più distese.

Romanzi come Abitare il vento (1980) e Mareblu (1982) segnano un punto di svolta e annunciano una nuova stagione creativa. Vassalli, a partire da questi anni, opta per modi più comunicativi e orienta prevalentemente la propria indagine su momenti e figure del passato che rivisita naturalmente con l’occhio costantemente volto al presente.

Abbandonata la fase dell’eversione formale, decongestionata la sua sintassi narrativa, lo scrittore ricorre dunque al genere romanzo con realizzazioni sempre originali. A cominciare da La notte della cometa, (1984), in cui egli, con una prosa contenuta e sorvegliata, conduce un’inchiesta serrata volta a risarcire dalle mistificazioni il destino di un poeta “puro” come Dino Campana. Per continuare con L’oro del mondo (1987) che, partendo da una materia autobiografica, con un intreccio sottile di verità e finzione, restituisce tra “sarcasmo grottesco e risentita ferocia” una sorta di autobiografia della nazione che va dal 1946 al 1986. Per giungere, procedendo per grosse linee, a 3012 (1995) un romanzo non etichettabile che annette al suo interno generi come la fiaba, l’invettiva e, attraverso modi parodici, ripropone con un gusto della provocazione uno dei temi ricorrenti dell’opera dello scrittore, cioè il tema dell’odio. Ma occorre ricordare, fra i romanzi più riusciti, La chimera (1990) e Marco e Mattio (1992).

Ancora con Il cigno (1993) e Cuore di pietra (1997) Vassali dà nuova linfa al romanzo storico, convinto che nel passato è possibile trovare qualcosa che spieghi il nostro presente, un presente che, come egli dichiara, “da se stesso non può spiegare quasi nulla, essendo ormai ridotto al puro rumore”.
Scrittore irrequieto, che non si adagia sulle acquisizioni raggiunte, con Archeologia del presente (2001) Vassalli sposta la sua lente sugli ultimi trent’anni della nostra storia, mentre in Amore lontano (2005), attraverso la vita di sette famosi poeti, egli si interroga sul mistero della poesia,  ritenuta “l’unico miracolo possibile e reale, in un mondo dominato dal frastuono e dall’insensatezza”. Per lo scrittore, infatti, essa è “la voce di Dio”.

Ma è al confronto serrato con la contemporaneità (cui ha fatto da apripista il romanzo del 2001) che punta l’ultimo Vassalli. Con La morte di Marx (2006) egli racconta senza veli, con lucida asciuttezza, la degradazione e l’imbarbarimento dell’uomo odierno, la sua radicale e irreversibile mutazione antropologica.
Speculare a questa raccolta di racconti estremamente compatta, che non a caso nel risvolto di copertina viene definita romanzo, è la successiva raccolta di prose L’Italiano (2007). L’indagine sull’uomo contemporaneo viene così completata da questa ulteriore ricognizione che esamina, in un insieme coerente, la storia dell’italiano, incidendone con decisemorsure il ritratto, a partire dall’ultimo doge di Venezia per  arrivare al “signor B”.

All’osservazione del costume e del carattere degli italiani Vassalli, peraltro, aveva già dedicato il pamphlet Il neoitaliano (1991) e anche la raccolta di interventi giornalistici Gli italiani sono gli altri (1998).

Circola in queste pagine come del resto in tutta l’opera vassalliana una vena morale di eco leopardiana  che è tutt’uno con il disincantato rilevamento dell’insensatezza e gratuita crudeltà dell’agire umano. Ancorasulle disarmanti e pericolose manifestazioni della stupidità dell’uomo si è appuntato da ultimo lo sguardo acuminato dello scrittore. In Dio il diavolo e la mosca nel grande caldo dei prossimi mille anni Vassalli con un’analisi spietata appronta un allucinante galleria della stoltezza. Scandito in  tre “movimenti” o “atti”, il romanzo si dispiega nelle forme dell’apologo e dell’operetta morale accentuando, in tal modo, le proprie prerogative di opera aperta, di genere contaminato .

luglio 2008

About The Author