Mag 10

Tango per una rosa

Consuelo, ho bisogno delle vostre lettere come del pane. Voi siete il mio dolce dovere e vorrei proteggervi. Vorrei semplicemente dirvi che vi amo. Siatene certa come del giorno.

Così Antoine de Saint’-Exupèry, intrepido aviatore, scrive alla moglie salvadoregna, la «rosa» evocata dalla favola poetica del Piccolo principe, pochi giorni prima di morire inghiottito da quei nembi che tanto temerariamente amava solcare, forse vittima delle raffiche della flotta aerea nemica, il 31 luglio 1944.

E proprio da quella fatidica data, il “31 luglio 1944, ore dodici e vent…”, dalla fine reale del suo percorso terrestre trae l’avvio il viaggio surreale attraverso cui Laura Pariani scorta “l’avventuroso pioniere dell’aviazione” nel distacco dal mondo. “Fantasmi olfattivi di gasolio, di carne bruciata, di sangue” lo avvolgono mentre, riverso sul sedile di una corriera “zeppa di soldati francesi”, prosaico emblema della dantesca imbarcazione acherontea, riannoda a fatica la trama dei pensieri.

Sulle fila predilette della partitura memoriale la scrittrice accorda, in questo romanzo, edito da Casagrande nel 2005, l’“orrida cadenza di carioca” dei ricordi di guerra con la “voce encantadora”, malinconicamente sensuale, del tango argentino che modula la rievocazione della passione travolgente per Consuelo Suncin. Con lei, moglie, amante, musa ispiratrice dai “capelli ala di corvo” Saint Ex o Tonio, così lo chiamava, intratteneva un inesausto rapporto epistolare: le parole nutrivano come “il pane” un legame tumultuoso ferito dalle continue assenze.

La scrittura compensava i lunghi silenzi, riempiva il vuoto fisico, travestiva persino il rimorso dei tradimenti con la forza trasfigurante dell’affabulazione, ridestava il fuoco sopito con la vividezza evocativa degli ardori vissuti. La “fame di storie” di Laura Pariani non poteva non subire la fascinazione di vite trascorse sul crinale tra verità e finzione complice l’impiego ‘incantato’ della parola scritta e la forza metamorfica della memoria. E così, con uno scatto appena avvertibile dal reale all’irreale il Saint’Exupery di Laura Pariani intraprende il suo ultimo ‘volo’ scrivendo lettere alla sua Consuelo, a “quel primo piano pensieroso” che riaffiora da una fotografia dalla data ormai illeggibile, tanto la “carta si è “sdrucita a furia di essere maneggiata”. “Uno strano miscuglio di nostalgia e tristezza” scorre nel flusso evocativo che le alimenta: il primo incontro, la prima notte d’amore, il matrimonio e poi le incomprensioni, l’allontanamento, gli scontri rabbiosi, il rammarico per le “infinite possibilità” dissipate.

Mimando i sussulti repentini e le lentezze studiate del tango, il ritmo di questo dialogo epistolare inclina verso l’intonazione diaristica, autoinvestigativa, presaga, per certa cadenza gnomica, dell’imminente irredimibile approdo:

Eravamo impazienti, troppo inesperti. Tu dicevi di desiderare la dedizione a un uomo e a un figlio, ma cercavi l’ebbrezza degli ammiratori o la nebbia pietosa dell’alcool per dimenticare le ore solitarie dell’attesa. Io non comprendevo quanto è sola una donna che fa dono di sé, non capivo che cosa mi guardasse dai tuoi occhi, quando ti portavo la colazione a letto e con la punta della scarpa spingevo da parte i mozziconi di sigarette, residuo delle tue notti insonni. Lo riconosco, mi comportai con leggerezza, tu ti sentisti ferita, io mi allontanai, finis. E’ stata solo colpa nostra: siamo stati più tempo lontani che vicini. E’ per questo che si muore, Consuelo: per scontare il peccato di aver proclamato di essere in due, ma oscuramente voluto essere soli.

Variando con la sua accesa sensibilità il topos dell’ultimo viaggio, caro alla memoria letteraria da D’Annunzio a Gozzano a Caproni, è proprio alle movenze poetiche che l’autrice si ispira nel modulare il tango epistolare di Saint Exupery, con un indugio voluto sulla raffinatezza musicale del dettato narrativo, sull’intensità metaforica delle immagini, sull’iterazione anaforica:

la musica continua mentre l’aereo
cade nella gabbia del suo destino,
cade in una nebulosa profumata di cannella,
cade in una scacchiera di notti nere e giorni bianchi,
cade nel buio in cui già sono da chissà quando.

Attraverso la rocambolesca parabola vitale di Saint’Exupery, uomo e scrittore, soldato e poeta, Laura Pariani trova l’ulteriore invito a tornare sui nodi cruciali del suo mondo inventivo. Sulla verità di una vita lei inventa una storia, ma le “storie” come le “bugie vengono dal nostro impulso a riempire i vuoti di senso, sono spesso una forma di pietà”. Ancora una volta la sua tensione conoscitiva ed etica si scioglie nel “mistero e nella benedizione dello scrivere”, si mimetizza al fondo della vibrante esortazione di Consuelo:

Scriva Saint’Ex. Quando si scrive, si pone il dolore fuori di sé. Lo si toglie dal sangue e lo si mette sulla soglia. Il sole e il vento lo asciugano e così diviene un’altra cosa. Non è più parte di noi stessi, ma una creatura che ci ha lasciati. E dopo le doglie della nascita, viene la bellezza del mondo. Scriva!

gennaio 2007

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