Mag 02

L’ostinato profumo del limone

L’Ostinato profumo del limone si apre con una piccola descrizione dello zio della scrittrice proseguendo con una breve rievocazione sulla sua famiglia: I Mazzucco. Riaffiora, in un registro memorialistico, una storia familiare fatta di sofferenze, penitenze e sacrifici che poteva arrivare a sfociare nell’autodistruzione.

Non a caso, i ternini maggiormente usati sono “dolore” e “pazzia” soprattutto nel tratto in cui la Mazzucco ci rivela la sua “paura”, che poi è anche quella del padre e del nonno, di “impazzire” (pag. 132).
In seguito la scrittrice inizia a descrivere lo zio Amedeo che affrontava le dolorosissime malattie con uno “stoicismo degno di un saggio antico” (pag. 132).

Quando la poltrona del salotto sulla quale lo zio era ormai immobilizzato veniva spostata sul balcone, durante la bella stagione, egli amava respirare con gli occhi chiusi l’ostinato profumo che sprigionava un alberello di limone e infatti questo ricordo giustifica il titolo del capitolo. Colpisce poi, la proliferazione aggettivale da lei adoperata per la descrizione dello zio: “I suoi capelli crespi, folti, erano di un bianco abbagliante, di una bellezza candida, di una purezza che non ho mai ritrovato. Aveva lineamenti delicati, labbra grandi e carnose, limpidi, vitrei occhi azzurri, e sopracciglia aggrottate come a esprimere un perenne dissenso” (pag. 133).

In un secondo momento la scrittrice passa a descrivere Vita attraverso un periodare breve, semplice ma intenso:

“Era una signora americana. Parlava inglese e l’italiano non lo capiva tanto bene. Era generosa. Una persona semplice, direi. Piuttosto intelligente. Una piccola donna paffuta. Con un sorriso contagioso e solare. Un corpo formoso, morbido ed accogliente. Non era una poetessa, né una santa, né una puritana: era una Mazzucco” (pagg. 136 – 137).

È questo un capitolo molto significativo e realistico dove la Mazzucco ci svela, all’inizio, lo strano modo di affrontare la vita della sua famiglia soffermandosi in particolare sul personaggio dello zio, prigioniero della sua immobilità e delle sue ombre, mentre poi, con elegante sobrietà, parla di Vita che rappresenta forse la parte migliore del sogno americano: Vita, infatti, sceglie di realizzarsi in America, anche a costo di rinunciare a Diamante: questo bambino prima ragazzo poi uomo, che rappresentava il suo grande amore e forse il suo grande sogno.

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