Apr 27

Lei così amata

Lei così amata è il terzo romanzo di Melania Mazzucco, edito da Rizzoli nel 2000. L’autrice ripercorre, tra documento storico e fantasia, la biografia di Annemarie Schwarzenbach (1908-1942).

La protagonista dell’opera, figura affascinante e contraddittoria, consuma la propria breve esistenza scrivendo romanzi, intraprendendo ripetuti viaggi che la porteranno a visitare l’estremo oriente l’America e l’Africa improvvisandosi, di volta in volta, archeologa fotografa e giornalista, intrecciando rapporti omosessuali brevi e intensi sempre alla ricerca di un’inafferrabile completezza e conoscenza di sé.
Amica e rappresentante di quella schiera di spiriti inquieti, come Klaus ed Erika Mann, Auden e Celan, tutti in vario modo presenti nel romanzo, che durante la prima metà del ventesimo secolo si fecero portavoce di una sensibilità libera e anticonformista, Annemarie si scontrerà con la propria famiglia e con una società inadatta a comprenderne la personalità.

La struttura del romanzo è complessa. L’opera è preceduta da un capitolo che funge da prologo (La caduta), consta di tre parti (L’apprendista della vita; Su ogni spiaggia di questo mondo; Io abiterò il mio nome) ognuna comprendente quattro capitoli titolati, ed è seguita da due ulteriori capitoli (Nelle profonde tenebre; Il ringraziamento) i quali assolvono la funzione di epilogo.

In epigrafe all’intero romanzo la Mazzucco inserisce un frammento della poesia Orfeo Euridice Ermes di Rainer Maria Rilke che contiene in nuce parecchi temi che verranno poi sviluppati nel prosieguo del libro: l’amore, l’abbandono e la vocazione propria di ogni destino.

In epigrafe ad ognuna delle tre parti dell’opera si trovano altrettante liriche ad introdurre il clima che si creerà nella sezione seguente ogni poesia: L’età dell’ansia di Auden; Esilio di Saint-John Perse; Meine Wunder di Else Lasker-Schüler. Due liriche saranno in epigrafe anche agli ultimi due capitoli dell’epilogo: Stretto di Paul Celan; Volto di sogno di Albrecht Haushofer, espressamente ispirata alla figura di Annemarie Schwarzenbach.

Non sembra inutile una così minuziosa disamina del processo compositivo di Lei così amata: la struttura del romanzo, infatti, segue e mima la vicenda biografica della protagonista. Le tre parti in cui l’opera è suddivisa corrispondono ognuna alle tre fasi della vita umana (giovinezza, maturità e vecchiaia) ma non sono da intendersi in senso strettamente fisiologico: Annemarie infatti morirà giovanissima. E proprio con la descrizione dell’evento che porterà la protagonista alla morte si apre il romanzo. Con La Caduta la Mazzucco sceglie di cominciare dalla fine così come nell’epilogo descriverà le diverse vite che immagina vivrà Annemarie dopo la morte, a testimoniare la ciclicità degli eventi e la sostanziale identità tra il principio e la fine.

Svariati e attualissimi i temi affrontati dall’autrice in Lei così amata: le relazioni amorose, il senso del viaggiare, gli orrori della guerra e lo sradicamento che essa inevitabilmente produce, la funzione della scrittura e il ruolo dello scrittore nel mondo contemporaneo.

Il complesso rapporto della protagonista con la propria madre Reneè è uno dei fili rossi del romanzo. Autoritaria e inflessibile, e nonostante questo amatissima dalla figlia, Reneè rappresenterà per Annemarie un opposto speculare con il quale confrontarsi e nel quale ambiguamente riconoscersi. La donna riconoscerà a propria volta nella figlia lo stesso slancio vitale che l’aveva animata in gioventù e al quale ha rinunciato per dedicarsi alla costruzione di una solida e potente famiglia. La madre attenderà inutilmente dalla protagonista lo stesso sacrificio di sé in favore della rispettabilità del proprio cognome e costringerà Annemarie a vivere la propria indipendenza come una lacerante contraddizione, l’ostacolo che la priverà del desiderato amore materno.

Altri personaggi, come i due fratelli Mann, riverseranno sulla protagonista un ambiguo affetto, un amore che sfocerà inevitabilmente nel desiderio di salvare da sé stessa la protagonista. Amori e affetti che Annemarie vivrà con tormento, cercando comprensione e complicità e nessuna sterile salvezza.
Nel tentativo di liberarsi dalle imposizioni familiari e per essere “nient’altro che se stessa” la protagonista intraprenderà parecchi viaggi che la porteranno a incontrarsi e scontrarsi con culture diverse e lontane. Il lungo vagabondare la renderà prima disperatamente consapevole della propria radicale diversità:

…non sono malata”, gli dice, con tutta la dignità di cui è capace. “E poi, non sente che suono miserabile ha la parola “salute”, dottore? Una salute in sé non esiste, e tutti i tentativi per definire una cosa simile sono miseramente falliti. Dipende dalla tua meta, dal tuo orizzonte, dai tuoi impulsi, dai tuoi errori, dai tuoi ideali e dai fantasmi della tua anima: è questo che determina che cosa debba significare la salute anche per il tuo corpo […] C’era una persona che mi voleva legare a sé, e io che mi dibattevo per restare libera […] Io non sono come voi, non parlo con le vostre parole, io vivo al di fuori del mondo. E la mia traiettoria è irraggiungibile, come l’orbita di un pianeta che vi è sconosciuto. (pp. 221-222)

…e poi intimamente persuasa che proprio la radicale sofferenza e diversità di ogni essere rispetto ad un qualsiasi altro essere è ciò che accomuna l’intero esistente, che sommando e accogliendo in sé gli innumerevoli privati dolori è possibile farsi una ragione del proprio, è possibile abbattere ogni confine netto e certo la sua volontà, la sua individualità, la sua stessa vita non avevano più importanza. Adesso capiva perché aveva fatto tutto questo – abbandonato le distrazioni e i sorrisi delle persone importanti, rotto i suoi impegni, messo la sua reputazione in pericolo, per non ascoltare che la musica oscura del fiume e di sé. Capiva perché non le avevano creduto, perché l’unica cosa che doveva dire, che è possibile dividere gli uomini con un confine netto e certo, che tutti quelli che odiavano lo stesso nemico erano perciò stesso suoi fratelli, non era riuscita a dirlo e non lo pensava più. Nel dolore e nella sofferenza del mondo che aveva preso su di sé aveva cercato un senso, un Dio, la verità della sua esistenza. Era suo fratello chiunque soffrisse, anche il prigioniero di un campo, accusato, senza potersi difendere, di essere comunista, nazista o disfattista. C’è un solo genere di viaggio che abbia valore, ed è quello diretto verso gli uomini.(pp. 341-342)

Dalla consapevolezza raggiunta dalla propria eroina la Mazzucco affronterà il tema della violenza e della guerra, lanciando un messaggio di urgente attualità:

Lei è dunque pacifista? Gridava l’altro scandalizzato. Non lo sono, se intende dire che voglio sottrarmi alla lotta. Non ho paura della lotta e anzi la cerco. Parlo dell’amore per la pace, e per gli uomini. La morte non è meno terribile perché tocca a qualcuno che la merita. Non si può, a nessun costo, mistificare quel massacro che è la guerra. Io non voglio rispondere all’odio con l’odio. La violenza può sconfiggere la violenza, ma non eliminarla, e nessuna violenza può costruire la giustizia. L’amore deve essere più forte dell’odio.(pp. 295-296)

Scrittrice e giornalista a sua volta, Annemarie Schwarzenbach consentirà alla Mazzucco alcune importanti riflessioni sulla letteratura e il modo di intendere il mestiere di scrittore

Gli scrittori sono persone malate. Parassiti. Nullità. Scrivere è segno di debolezza. Che importano agli altri i nostri pensieri, i nostri sentimenti? Che importa agli altri quanto ti riesce, difficile essere giovane, Annemarie? Niente. Essere giovani significa soltanto prepararsi a prendere il proprio posto nel mondo […] Annemarie avrebbe voluto avvicinarsi, avrebbe voluto dirle tante cose, ma non trovava le parole per parlare a Reneè. Io non capisco mai cosa hai davvero in testa. E non lo so perché tu non me lo dirai mai cosa pensi e senti realmente […] Ma io sono l’esatto opposto, e dividerei volentieri i miei pensieri e le mie sensazioni con mille, duemila, anche diecimila, centomila persone, se ci tenessero a leggerle. Anzi, è proprio quello che voglio. Mi sentirei capita, e non sola in questo mondo spaventoso. (p. 70)

Pensano che ciò che li riguarda sia “proprietà privata”, bruciano le loro stesse lettere perché non gli sopravvivano. Non hanno fiducia nelle parole. Non sanno che esse durano più della verità. (p. 105)

Non riuscì a credere alle parole d’ordine del congresso, e rimase convinta che l’individualità dell’artista restasse sempre la cosa più importante, e il suo sacrificio di nessuna utilità per la stessa letteratura. “Qui onorano il poeta, perché scrive i libri di quest’ immensa opera. Nient’altro occupa oggi il poeta. Ma io ho paura di questo mondo, e credo che il poeta debba stare sempre all’opposizione, rispetto al lato chiaro del mondo dei fatti, che il dolore e la contraddizione lo rendono maturo, e che sia sempre un desiderio nostalgico a fargli credere di essere tutt’uno e in sintonia con queste cose, le opere e i cuori degli operai”. (p. 143)

Sono solo carte private, documenti senza importanza, confessioni che spargono fango sulla vita degli altri. La scrittura è un’arma pericolosa, una forma violenta di giustizia. Chi scrive si impadronisce di tutto – dei vivi, dei morti, dei non ancora nati. (p. 419)

Il sistema in cui Melania Mazzucco orchestra e organizza il proprio materiale narrativo è di particolare interesse. Le strutture complesse dei suoi romanzi rimandano ad un tipo di linguaggio cinematografico. In Lei così amata si trovano inseriti due capitoli, proprietà privata e nelle profonde tenebre, in cui l’autrice in prima persona ripercorre i propri viaggi alla ricerca della documentazione necessaria a ricostruire le vicende storico-biografiche di Annemarie Schwarzenbach e in cui racconta come questi documenti verranno rifusi all’interno dello stesso romanzo che il lettore in quel momento sta leggendo. Questi brevi inserti, che ricordano le piste registiche all’interno delle sceneggiature cinematografiche e teatrali, sono un implicito suggerimento di lettura.

Cogliendo l’avvertimento e analizzando con attenzione il prologo del romanzo, La caduta, si noterà come l’autrice descriva alternativamente la progressione di Annemarie durante una passeggiata in bicicletta e il formarsi di una buca su un tratto del percorso che la protagonista affronterà a breve: spostando continuamente l’obiettivo della scrittura dalla protagonista alla pozzanghera e viceversa, quasi a mimare il gesto di una telecamera, la Mazzucco riesce a mettere analogicamente in rapporto l’avanzamento della donna e il casuale comporsi di un evento atmosferico producendo nel lettore un senso d’attesa coinvolgente.

Ci si trova di fronte ad una felice e riuscita ibridazione di linguaggi che sembra schiudere interessanti orizzonti narrativi alla letteratura contemporanea.

aprile 2004

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