Mar 30

Il collezionismo nei romanzi di Abbate e di Rebulla

a) Il collezionismo nei romanzi di Eduardo Rebulla

I romanzi di Eduardo Rebulla sono percorsi dal tema del collezionismo che assume varie sfumature semantiche, presentando ora un valore salvifico, come in Stati di sospensione, ora divenentando un impegno civile, si pensi a Sogni d’acqua, ora riflettendo il desiderio utopico del protagonista di conseguire l’ideale di perfezione, come in Carte celesti. Così se ci si addentra nell’analisi di tale argomento si comprende come tale pratica ricorra con una frequenza tale da assurgere a costante tematica della produzione narrativa rebulliana.

Il collezionismo di parole in Stati di sospensione

In Stati di sospensione, il collezionismo di Leo, il protagonista, si declina in un elenco di parole annotate su un taccuino e disposte in “fila, una sotto l’altra.” La trascrizione dei termini assume un valore salvifico poiché equivale alla catarsi del lessico dall’impoverimento semantico. Per l’appunto ciò si evince dalle riflessioni del narratore che chiarisce il proposito di Leo: “ripulire le parole ridotte a poltiglia senza identità, da abusi, stropicci e macchie.” Peraltro la collezione non è qualificabile solo come una missione salvifica bensì è anche una pratica autosalvifica, poiché è l’antidoto adottato dal protagonista per sottrarsi alla vanità del mondo o, come precisa lui stesso, “al potere di ciò che è assente.” In una civiltà dominata dalla insignificanza, il recupero delle parole esprime la volontà di preservare il patrimonio espressivo dalla deriva dei significati, tentando di resistere al nonsense che dilaga come una epidemia.

E ancora nel romanzo il collezionismo ricorre palesando altri significati che rivelano il vissuto del protagonista. L’elenco di parole è infatti equiparabile a uno specchio rifrangente l’esistenza di Leo, poiché contiene alcuni termini che costituiscono “l’epigrafe della sua vita.” Si pensi, per esempio, alla triade “cambiamento, sfida talento” che scandisce la giovanile produzione pittorica di Leo, caratterizzata sia dal desiderio di innovare la sua attività artistica sia di superare il talento del proprio maestro per accrescere la propria abilità inventiva. Nuovamente la collezione riflette il percorso esistenziale attraversato dal protagonista e in particolare il transito dalla vitalità artistica del periodo giovanile a una esistenza indolente e atonica, quando nel taccuino non sono più scritte parole ma sono tracciati dei segni. Il passaggio dalle parole ai segni, si può definire come la registrazione grafca della parabola discendente vissuta da Leo, che vive apaticamente “in attesa della morte.” Nondimeno la disposizione verticale delle parole si rivela un esempio di poesia visiva, che richiama con il suo aspetto asettico la vita apatica e arida del protagonista.

Il collezionismo di parole in Linea di terra

In Linea di terra il collezionismo si risolve nella elaborazione grafica di “appunti visivi,” a cui il protagonista, Antonio Pisano, si dedica con cura maniacale. In particolare l’artista realizza gli abbozzi di un’opera che gli è stata commissionata, il Trionfo della morte, curandosi dei “minimi dettagli.” Il continuo accumulo di tali disegna il suo infaticabile tentativo di conseguire l’eccellenza del capolavoro, di dare sfogo a “una smania di perfezione.” Nondimeno la scrupolosa attenzione con cui il pittore ricrea sulla carta i particolari dell’opera, richiama l’andamento digressivo della scrittura rebulliana che, divagando sui pensieri e sugli stati emotivi dei personaggi, rivela l’esigenza dello scrittore di dar voce alla verità sottesa agli eventi narrati attraverso la minuzia descrittiva che guida la sua penna. Così il pennello come la penna sono gli strumenti di cui si avvale l’artista per testimoniare il vero nonché sono l’espressione della sua aspirazione alla compiutezza, alla risoluzione degli intrichi, degli aspetti ambigui ed oscuri della realtà.

Il collezionismo di documenti in Sogni d’acqua

In Sogni d’acqua Nicola, un giornalista, si documenta sull’incidente aereo di Montagna Longa, risalente al 1972, raccogliendo “spunti di cronaca, inchieste giudiziarie, verbali di polizia, resoconti confidenziali.” La congerie di documenti accumulati costituisce una collezione di carte legali, di cui Nicola si avvale per risalire alla verità sul disastro aereo, per garantire delle prove che facendo chiarezza sul tragico caso, risarciscano le vittime. Nicola è infatti mosso dall’esigenza prioritaria di onorare la memoria dei defunti; urgenza che è palesata dalla strenua ricerca di indizi equivalente a una missione civile.

Il collezionismo di incontri e sensazioni in Segni di fuoco

In Segni di fuoco il collezionismo si declina nella ridondante serie di “incontri, situazioni e sensazioni” che, secondo Ignazio Cultrera, protagonista dell’opera, ognuno dovrebbe accumulare in una quantità così ampia da non restarne “mai sprovvisto.” Nella fattispecie Ignazio intende la collezione come un “baluardo contro il niente” nonché come la testimonianza atta a certificare la propria esistenza. Inoltre per il protagonista l’accumulo di esperienze e incontri si carica di un valore agonistico poiché equivale a una “lotta” contro l’inarrestabile fluire del tempo. E ancora nel romanzo Ignazio elabora una originale idea di collezionismo quando afferma che “sarebbe bello imprigionare gli odori in ampolle speciali” per recuperare le memorie che il tempo affievolisce. Così le sensazioni olfattive, suscitate dall’inalazione dei profumi, permettono sia la rievocazione dei momenti vissuti sia assurgono ad “anestetici” dal dolore esistenziale. Questo collezionismo edonistico cerca, infatti, attraverso il godimento dei sensi un sollievo, sia pur momentaneo, dall’inquietudine dell’anima.

b) Il collezionismo nei romanzi di Fulvio Abbate

Nei romanzi di Abbate ricorre il collezionismo di oggetti-simbolo della storia contemporanea, come per esempio i francobolli dell’Italia repubblicana o i copricapo militari in Teledurruti o la collezione di figurine in Oggi è un secolo o di schede telefoniche in La peste bis. Sebbene l’accumulo di oggetti nelle varie opere si carichi di diversi valori semantici, in tutti i romanzi l’esigenza primaria che sollecità il collezionista a una ostinata ricerca è il recupero memoriale degli eventi che hanno segnato la contemporaneità.

Il collezionismo di oggetti in Teledurruti

In Teledurruti il collezionismo si palesa nella raccolta di oggetti ad opera di Aldo Bologna, il protagonista, che si autodefinisce un pluricollezionista di francobolli, di copricapo militari, di modellini in plastica raffiguranti dei personaggi storici, come Giovanna D’Arco, Napoleone e Luigi XVI. La collezione altro non è che un recupero memoriale, come chiarisce Aldo, rivelando al lettore il ruolo salvifico dei collezionisti: “Si sappia che spesso si deve soltanto ai collezionisti la salvezza di una memoria.”

In particolare, in questo romanzo, il tema del collezionismo assume un significato ambivalente che oscilla fra utopia ed egoismo. Nell’opera, infatti, l’accumulo di una disparata varietà di oggetti del passato consente al collezionista di crearsi una “pagoda inviolabile,” un rifugio solitario e rasserenante che sancisce il volontario quanto utopico isolamento dalla realtà. Il significato egoistico, invece, trapela dal desiderio di Aldo di dare libero sfogo ai suoi trastulli attraverso il piacevole passatempo della collezione e sottraendosi così a ogni responsabilità sociale. La ricerca di oggetti diventa quindi sia momento di gaudio sia strategia salvifica per trascendere i retaggi sociali, le convenzioni e le frivolezze della quotidianità. Attraverso il collezionismo Aldo afferma quindi la sua neutralità ideologica, la sua incoercibilità alla logica tirannica del ‘sistema’.

Il collezionismo di schede telefoniche in La peste Bis

In questo romanzo, il fervido entusiasmo dei collezionisti palermitani per la raccolta di schede telefoniche è tale da diventare un pensiero ossessivo e da provocare l’oblio dell’epidemia. Marcello, infatti, il protagonista, descrivendo la quotidianità vissuta dai collezionisti, intenti ad acquistare e barattare le schede, pone l’accento sul significato evasivo insito nel reperimento di tali oggetti, che, sia pur per breve tempo, consente ‘un piacevole distacco’ dalle sofferenze della vita. La collezione, infatti, impegna i palermitani così intensamente nella ricerca di oggetti da suscitare la dimenticanza dei decessi familiari, sottraendoli così al tragico impatto con la realtà.


Il collezionismo di figurine in Oggi è un secolo

In quest’opera il collezionismo si declina nel reperimento di figurine per creare un album che illustri la storia contemporanea. Tale raccolta, spiegando con l’ausilio delle immagini le vicende del passato, assume l’aspetto di un ‘racconto figurato.’ Inoltre nel romanzo la collezione assurge a memorandum civile, come si comprende dalla figurina relativa alle stragi di Piazza Fontana o di Ustica, che hanno intorbidato la storia contemporanea. Nella fattispecie le illustrazioni figurative sono il simbolo civile delle vittime innocenti che vengono commemorate con una foto in loro memoria.


Il collezionismo di foto in Dopo l’estate

Qui il tema del collezionismo è suggerito dall’archivio di foto posseduto dal pittore Mario Schifano, che aggiorna la collezione conferendole un aspetto di archivio inesauribile. L’originalità di tale raccolta consiste nel ritocco delle figure impresse sulla carta, in modo da farle rivivere idealmente nell’attualità, come chiarisce il narratore, spiegando il procedimento artistico della “cosmesi” delle foto: “Schifano ritoccava le figure impresse sulla carta. Le rimetteva al mondo, il suo.”

Nell’opera il repertorio di foto raffiguranti personaggi tratti dalle fiabe e dalla storia, nasce con l’intento di rinnovare le immagini del passato, ritoccandole sulla base delle idee maturate a contatto con l’attualità. Così la collezione si rivela una forma di arte nell’arte poiché è un ibrido di pratica fotografica e pittorica rinviante inevitabilmente alla creatività insita nell’arte contemporanea, che manifesta la sua forza inventiva attraverso la mistura di vari linguaggi espressivi e codici estetici.

marzo 2008

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