Ott 22

Ilaria Crotti – Wunderkammern. Il novecento di Comisso e Parise

di Simone Gatto

La distanza generazionale che separa il vicentino Parise dal trevigiano Comisso è la precondizione minima necessaria all’articolarsi di un frammento specifico della recente tradizione letteraria in quelle peculiari forme che le ben note indicazioni dionisottiane hanno consentito di ascrivere sotto le insegne di una irrecusabile dimensione regionale. Piovene, non a caso, un altro vicentino come Parise, anche per il suo collocarsi generazionale tra le stagioni di questi due autori, non mancava di individuare proprio in Comisso l’iniziatore della letteratura veneta.

Nella Wunderkammern che Ilaria Crotti ha provato ad allestire procedendo da questa fondamentale radice genealogica, Giovanni Comisso e Goffredo Parise occupano una posizione di assoluto rilievo, ma non esauriscono da soli il catalogo delle meraviglie che la studiosa veneta ha provveduto ad aggiornare per il lettore desideroso di compulsarlo: Calvino, Sereni, Montale, sul fronte dell’invenzione, Benjamin, Barthes, Foucolt, Starobinski, su quello della critica e della formulazione teoretica, sono insieme i comprimari eccellenti e i numi tutelari che presiedono alla sua organizzazione.

In un testo che si caratterizza per la sapienza strutturale con la quale l’autrice ha provveduto ad organizzare la mole vastissima delle sollecitazioni teoriche, acquista forma l’ambizioso tentativo di operare un pedinamento parallelo dei due autori per focalizzare nei loro peculiari tracciati inventivi i momenti di convergenza o di parziale sovrapposizione, le zone di contatto o di comune vissuto da cui possono maturare e alfine scaturire analoghi esiti di scrittura. Così nel secondo e terzo capitolo del libro, dove sono i sia pur cronologicamente distanti soggiorni parigini di Comisso e Parise ad essere presi in esame: ne nasce una implacabile inchiesta parallela in cui il rigore dell’indagine esegetica si addiziona alle suggestive divagazioni della studiosa che con l’andatura divagante del flaneur sembra attraversare la regolare vastità degli spazi urbani parigini.

Ricopre una posizione baricentrica nell’avveduta architettura del volume il saggio Immagini e visioni di Comisso, in cui vengono fissati a partire dalla peculiare specola parisiana una serie di profili del grande narratore trevigiano. La loro disposizione in una sequenza cronologica e l’intensificarsi della frequentazione rendono via via più partecipe e affettuosa la mano del ritrattista.

Il pedinamento messo in atto dalla studiosa non esclude, per altro, strade impreviste o percorsi eterodossi, e così, pure nei capitoli conclusivi è possibile acclarare tracciati meno noti, ancora parzialmente lasciati in ombra dalla pur consistente mole delle indagini ermeneutiche che in tempi recenti l’opera di questi due autori è parsa promuovere. Per le calli e i campielli di Venezia, ad esempio, è dato di seguire quel caustico e sulfureo interprete del «secolo dei lumi» che fu il Comisso di Agenti segreti veneziani nel ‘700. La vicenda delle successive edizioni del libro originariamente pubblicato per i tipi delle Bompiani, a Milano nel 1941, è ripercorsa alla luce delle innumerevoli oscillazioni che la lettera del testo si è trovata a subire, ora per problemi censori, ora per deliberata scelta del suo autore.

Nel conclusivo saggio parisiano, infine, si offre un inedito profilo dello scrittore vicentino come critico d’arte, e si tenta pure un ideale collegamento con le pagine iniziali del volume, quasi a cercare e a trovare conferma delle ipotesi critiche formulate in apertura. È, infatti, a partire dall’indagine dello spazio chiuso dell’ultima dimora di Parise, a Ponte di Piave, dei suoi arredi e degli oggetti d’arte che ne occupano gli spazi interni, che si prova a individuare un’ennesima manifestazione dell’effetto Wunder.

La verifica condotta dalla Crotti, delle riformulazioni e trasformazioni, in epoca moderna, dell’originario modello barocco della Wunderkammern, con l’eleggere a guide per il suo procedere due narratori d’eccezione come Comisso e Piovene ha infine un merito ulteriore. Per il loro sicuro collocarsi «fuori canone rispetto agli ismi novecenteschi», per il qualificarsi come fondamentalmente estranei rispetto ai «canoni pacificati», possiamo ritenere, infatti, che anche da questi autori, dagli studi recenti sulla loro opera, è venuta prendendo forma, negli ultimi anni, la sinopia che è parsa riorganizzare il mosaico letterario del Novecento italiano.

ottobre 2005

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